Sindaco e vicesindaco, intolleranti ai rilievi, vorrebbero trattare tutto nel chiuso delle stanze di palazzo

Che il sindaco Cassì e il suo fedelissimo assessore Giuffrida fossero intolleranti alle critiche e ai rilievi, è cosa nota da tempo. Peraltro, il notevole consenso personale di entrambi li potrebbe rendere superiori a ogni possibile dissenso, ma si vede che l’intolleranza è patologica e difficile da combattere.
Nonostante ci siano ferree procedure di controllo, a tutti i livelli, da regime totalitario, con tentativi di contenere la comunicazione in aula e tramite comunicati stampa, meno che mai attraverso i comunicati dell’Ufficio stampa del Comune, con la collaborazione del comunicatore (e ci riferiamo a specifici casi avvenuti prima della seduta di ieri 6 novembre, nella consueta riunione di maggioranza che serve per indottrinare la truppa), si avverte che, in questo momento, l’intolleranza provoca sintomi di totale insofferenza.
Il problema è che non c’è solo l’opposizione al borotalco dei soliti noti, che sembrano tutti candidati a voler seguire le orme delle opposizioni che sono salite sul carro del vincitore, ma ci sono due spine nel fianco dell’amministrazione che, evidentemente, fanno male.
Il consigliere Gaetano Mauro ha sollevato un maremoto con le sue interrogazioni su Iblea Acque, non solo ha ottenuto riscontri positivi alle sue eccezioni, ma ha evidentemente messo in difficoltà tutta la classe dirigente del comparto idrico, i sindaci, e, in particolare, quello di Ragusa nella sua qualità di Presidente del Comitato del controllo analogo, che hanno dovuto ammettere superficialità, disattenzioni, irregolarità tali da dover rifare i concorsi, in tutto questo travolgendo anche i sindaci che non hanno direttamente preso decisioni ma sono stati indifferenti spettatori di tutto il bailamme.
Ma il consigliere Mauro non si è limitato a questo, ha affrontato anche il cambio di gestione della Società Porto Turistico di Marina di Ragusa, con interrogazioni le cui risposte sono apparse assai lacunose, omissive e glissanti, ieri, nella seduta di consiglio comunale ha aggiunto la questione che la nuova società non prevede più l’abbonamento per l’ormeggio annuale al porto, per i natanti al di sotto dei 10 metri, vale a dire la quasi totalità dei natanti dei ragusani, abbonamento annuale che sembra previsto dalla convenzione originaria fra Comune e Società di Gestione del Porto Turistico.
FRECCETTE, come le ha chiamato l’assessore Giuffrida, come vedremo tra poco, che evidentemente Gaetano Mauro sa lanciare con maestria sconosciuta fra i dilettanti dell’opposizione che occupano gli scranni di Palazzo dell’Aquila.
Altra spina nel fianco il consigliere di maggioranza Federico Bennardo, ormai incontenibile e competente osservatore delle dinamiche amministrative che, appunto nella seduta di ieri, ha tirato fuori, per l’ennesima volta, la questione gestione della piscina comunale, lamentando l’insoddisfazione per le rispose ricevute e rilevando, senza mezzi termini, come le stesse risposte siano indice degli errori dell’amministrazione.
In questo scenario, le reazioni contemporanee, nella seduta del consiglio comunale, di ieri 6 novembre, del vicesindaco prima e del sindaco, successivamente, sono state a metà tra il surreale e l’avanspettacolo.

A scanso di equivoci, giudicando le cose dette di enorme gravità, in un normale contesto democratico, i lettori potranno sincerarsi di quanto affermato dai due amministratori, attraverso l’ascolto della registrazione della seduta https://www.youtube.com/watch?v=AWmcsPALYow
nonché attraverso la lettura dei verbali della seduta che sono pubblici.

Per primo il vicesindaco Giuffrida ha sostanzialmente detto : “Per il Porto, consigliere Mauro, lei ha portato elementi del piano tariffario, mi consenta di poterne parlare in maniera più ampia, lei ha portato un foglietto suo, porterò io il piano tariffario… il porto è una delle infrastrutture della città, di estrema importanza, I FLASH, LE FRECCETTE , I COLPI CHE LEI LANCIA NON SERVONO A NULLA , se ha bisogno di parlarne, di approfondire, VENGA , io sono disposto a darle tutte le informazioni, se ci sono criticità che lei mi mette in evidenza risolviamole insieme, NON FACCIAMO DIVENTARE IL CONSIGLIO COMUNALE COME UN ATTACCO SU UNA FRECCIATINA , lei prende un elemento, un singolo punto su un piano economico finanziario e lo viene a esporre qui, VENGA , anzi, al prossimo consiglio sarò io ad esporre come funziona il piano economico finanziario , le interlocuzioni che si hanno con il porto e tutto quello che lei come consigliere ha evidenziato all’interno di un sistema più complesso… non è così semplicistico come lei vorrebbe far intendere… vediamo cosa c’è dietro e da dove parte il tutto”.

A ruota, il sindaco rincara la dose: “mi unisco all’appello del vicesindaco in questa sede, un principio che abbiamo sempre cercato di perseguire, quello della massina collaborazione e la trasparenza, SE CI SONO PROBLEMI VENITE, NE PARLIAMO, MI FA PIACERE CHE CI SONO STIMOLI provenienti da questa aula, QUESTI STIMOLI POSSONO VENIRE DIRETTAMENTE NELLE STANZE NOSTRE, come sapete sono sempre spalancate, giusto nella prospettiva di lavorare assieme nella risoluzione di alcuni problemi, NON FACCIAMO DI QUESTO CONSIGLIO IL LUOGO DEL DIBATTITO POLEMICO STRUMENTALE , CERCHIAMO DI RISOLVERE LE QUESTIONI IMPORTANTI NEGLI UFFICI.

Quanto avvenuto, meglio quanto ascoltato in consiglio comunale ha del paradossale: sindaco e vicesindaco vorrebbero soffocare ogni opposizione, ogni critica, ogni rilievo, derubricare l’aula consiliare a mera urna di votazioni, vorrebbero impedire il normale dibattito politico, impedire ogni protesta o denuncia, indipendentemente se legittima o meno, ma non solo.
L’invito espresso a dirottare nel chiuso delle stanze denunce, rilievi ed eccezioni è grave senza nessuna garanzia di assoluta trasparenza, con la prevedibile comunicazione aggiustata dal comunicatore- parrucchiere che aggiusterebbe, come sempre avviene, ogni resoconto di incontri e di scontri con la lingua italiana al posto di pettine e forbici.
Discorsi quelli di ieri in aula al limite della legge, di certo oltre le leggi della politica, episodi da far rabbrividire che dovrebbero far sollevare le opposizioni, ancorché di scarso livello politico.
Nessuno, ieri, in aula ha protestato per quanto ascoltato, in un ordine normale delle cose avrebbero dovuto intimare ai due di ritirarsi nelle loro stanze e firmare, per pudore, opportune dimissioni per offesa al ruolo della politica.
Ma tutto scorrerà come finora, di certo partiti e movimenti politici che, ormai, non vogliono fare opposizione come dichiarato espressamente, possono chiudere bottega anticipatamente al declino che li sta portando alla scomparsa.

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