Stareste al tavolo da gioco con Berlusconi o Musumeci?

Regole, patti, accordi, strette di mano non sembrano l’ideale per i politici, le regole possono essere aggiustate al bisogno, i patti sono da interpretare.
Di fronte alla possibilità che la prossima legislatura possa essere a tempo, Di Maio si è premurato di precisare che, nel caso, verrebbe istituita una deroga al vincolo del doppio mandato, caposaldo dei principi grillini.
Berlusconi, invece, aveva stipulato il patto con Salvini per la premiership: chi avesse preso un voto in più sarebbe stato indicato come premier dalla coalizione, ammettendo, implicitamente, la leadership che dipende dai voti presi più ancora che la designazione a premier da incaricare per la formazione del nuovo governo.
Ora ci sono mille distinguo e uno degli uomini di Berlusconi precisa che una cosa è l’indicazione a premier, un’altra la consacrazione a leader che è fatta di anni di lavoro, di esperienza e di carisma che non tutti possono assimilare con i soli voti.
Il problema è che la differenza di voti, e i sondaggi, tanto cari a Forza Italia, danno la forbice in vertiginoso aumento, tale che la Lega potrebbe, presto, anche tallonare i grillini, mentre Forza Italia potrebbe, addirittura, scendere sotto il 10 %, anticipando quel processo di estinzione che molti, anche dall’interno, danno per certo.
Una tragedia, però, per i berlusconiani puri, vedere il Cavaliere alla frutta, ormai nelle mani di gente di ogni tipo, come quella che ha, in extremis, modificato le posizioni di alcuni candidati, seduto accanto a gente che lo ha tradito, in evidente difficoltà di fare sintesi nel difficile momento della sconfitta, e ora anche che mette in discussione un patto che era chiaro a tutti gli italiani.
Il grande giocatore si vede quando perde, e in questa occasione, il Cavaliere non sta, certo, brillando.
Doveva consegnarsi, anzitempo, a Renzi e, forse, non saremmo nell’attuale condizione, al netto delle follie dei comunisti che avrebbero trovato ogni cavillo per affossare ipotesi di questo tipo, più contenti di navigare intorno a percentuali miserevoli e non abituati, per DNA, a pensare in grande, per una Italia grande di nuovo.
Anche avvinandoci all’Africa troviamo chi scalpita e non riesce a mantenere gli accordi: Musumeci, in campagna elettorale stipulò accordi diversi, perché si capiva che la sfida con i 5 Stelle era al limite.
In pochi avevamo capito che la campagna elettorale di Cancelleri cominciò a segnare il passo subito dopo la partenza, già a fine agosto si avvertiva, nell’area, un affievolirsi della passione verso colui che era partito come assoluto vincitore.
Sarà stata una certa sicurezza sul successo, saranno stati gli errori grossolani commessi nella scelta degli assessori, fatto sta che le regionali le ha perse Cancelleri e non le ha vinte Musumeci.
Ma quello che poi sarebbe diventato Presidente non lasciò nulla di intentato: preferì arruolare, più per l’immagine che per i voti, che, di certo, non sarebbero stati tanti, Vittorio Sgarbi che, come fu evidente a molti, non si fece troppo pregare.
In cambio del ritiro della candidatura, gli fu assicurato il posto di assessore: ora che Sgarbi è stato eletto alla Camera, lo vorrebbero portare fuori dall’assessorato, anche con la sua poltrona, mentre qualcuno, anche importante, sarebbe disposto a mettere in una scatola di cartone le sue cose, pur di accelerare la nomina del successore.
C’è chi conta i minuti, Musumeci, con rara eleganza, si è premurato di precisare che il successore sarà un tecnico, cercando di prendere in giro la gente, considerando Sgarbi un tecnico.
Sgarbi fu preso perché ritirò la candidatura, non certo come tecnico, anche se è comprensibile che Musumeci voglia far evaporare i bollenti spiriti di qualcuno che potrebbe ambire alla poltrona.
Ma, in ogni caso, avrebbe dovuto dire: ‘Il posto è suo e solo lui può decidere di andarsene’.
Altra delusione, ma, ormai, siamo avvezzi.
Ricordiamo le strette di mano di Cancelleri che si faceva garante di accordi fra il sindaco Piccitto e l’attuale Presidente del Consiglio che rappresentava, allora, una frangia di dissidenti in rotta con l’assessore al bilancio Martorana.
Allora Tringali disse che si fidava della stretta di mano, di recente ha ribadito che anche oggi si fiderebbe della stretta di mano con la stessa persona, chi scrive fu uno dei pochi a dire, allora, ‘Io non mi fiderei’ e fu d’obbligo riconoscermi che avevo ragione.
E anche di recente, qualcuno sempre molto in alto, non ha mantenuto un accordo stipulato con il nostro sindaco Piccitto per indicare il suo sostituto per la candidatura a Sindaco della città.
Evidentemente in politica c’è poco da fidarsi.

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