Storia ed evoluzione della moda nel secolo XIX – parte II – periodo napoleonico

a cura della redazione
Si ringraziano per l’autorizzazione alla pubblicazione l’arch. Giuseppe Nuccio Iacono e Stefano Vaccaro, autori della nota estesa per la Mostra “Ottocento anteprima – Moda: estetica, vanità e mutamento”

Durante la Rivoluzione francese la Convenzione nazionale emanò il 29 ottobre 1793 (8 Brumaio anno II) un decreto che, in linea con gli sconvolgimenti sociali e culturali propri della rivoluzione, scompaginò anche il modo di intendere l’abbigliamento e la moda, sancendo che: “Nessuna persona dell’una o dell’altro sesso, potrà costringere alcun cittadino o cittadina a vestirsi in modo particolare (…); ognuno è libero di portare gli abiti e gli accessori che preferisce”.
L’ordinanza scardinò un mondo fatto di etichette e regole sociali che videro nell’opulenza degli abiti indossati dalla nobiltà l’emblema dell’ancien régime e la netta contrapposizione tra la classe media, povere e vessata, e quella aristocratica, privilegiata e abbiente.
Nel 1797, l’attenzione nei confronti del gusto e dello stile fu segnato in Francia dall’uscita della prima rivista di settore dal titolo “Le journal des Dames et des Modes”. Gli ultimi anni del Settecento furono un periodo di notevoli mutamenti che coinvolsero la società, la politica, la cultura e quindi anche la moda che, influenzata dalle correnti neoclassiche e dalla sempre maggiore notorietà assunta dagli scavi di Pompei (1748) ed Ercolano (1738), divenne uno dei campi prediletti per la manifestazione di un gusto collettivo che si andò orientando verso una riscoperta del mondo greco e romano.
All’artificiosità tardo barocca il neoclassicismo contrappose una purezza formale, severa e contenuta, che interessò tutti i campi delle arti visive, compreso l’arredamento e l’architettura, e che coinciderà in Europa con l’ascesa al potere di Napoleone Bonaparte (Impero 1804-1815). Incantate dalla statuaria classica, dalle linee semplici e flessuose, dai colori chiarissimi e dalla leggerezza delle vesti, le corti europee rimodularono il gusto per l’antico trovando massima espressione nello stile cosiddetto Impero. Abbandonati busti steccati e rigidi panier, gli abiti femminili, ispirandosi al “nudo” classico, divennero tuniche lunghe fino alle caviglie, trasparenti, di linea dritta e arricchite da un leggero strascico. il peso complessivo delle vesti di norma non superò i due etti, compresi gioielli e scarpe. Sotto l’abito era possibile indossare una calzamaglia color carne mentre il seno era spinto in alto da una cinta che rendeva il punto vita molto elevato.
Le maniche cortissime e a palloncino lasciavano nude, per la prima volta nell’età contemporanea, le braccia, mentre la scollatura risultava molto ampia e quadrata. L’unico indumento concesso per ripararsi dal freddo era uno scialle in cachemire (fibra tessile proveniente dall’India) che, data la semplicità delle vesti, divenne l’unico capo in grado di far riconoscere lo status d’appartenenza di chi lo indossava, in base alla ricchezza e alla complessità delle decorazioni.
Nel caso di cerimonie e incontri mondani gli abiti si arricchivano di ricami d’oro e d’argento e spesso la tunica era rinsaldata dalla sovrapposizione di un’altra più corta. La moda del “nudo” imperò per i primi anni del 1800 fino a quando un’epidemia di influenza decimò, nel 1806, buona parte della popolazione femminile francese che fu costretta ad indossare indumenti più pesanti.
Comparvero allora abiti con tessuti più spessi in raso lucido o lana, ornati da passamanerie e decorazioni ricamate. A partire dal 1810 l’aderenza ai modelli classici fu meno pedissequa, le maniche vennero allungate, le scollature ridotte e riempite da corte camicie accollate.
Nell’abbigliamento maschile, durante l’Impero, si accentuò la distinzione tra abito di corte (à la française, completo di tre pezzi) e il vestito “da città”, più comodo e confortevole. Gli abiti da cerimonia, ispirati da Napoleone e utilizzati nelle occasioni pubbliche, si rifacevano al periodo degli antichi fasti della corte di Francia, componendosi di marsina (giacca a falde a coda di rondine), gilet, calzoni fino al ginocchio, jabot in merletto, mantello medio-lungo e cappello piumato.
L’abbigliamento quotidiano constava invece di indumenti più agevoli e funzionali, dalle tinte neutre, quali frac, redingote, gilet e calzoni, quest’ultimi divennero sempre più aderenti fino ad essere portati dentro gli stivali. A dettare la moda, durante il periodo napoleonico, oltre che lo stesso imperatore furono anche la moglie Giuseppina di Beauharnais (1763-1814), la sorella Paolina Bonaparte (1780-1825) e la nobildonna Juliette Récamier (1777-1849), muse di artisti del calibro di Jacques-Louis David, François Gérard e Antonio Canova, furono protagoniste della mondanità e della cultura francese (e quindi europea) per il primo quindicennio dell’Ottocento sapendo imporre stili e tendenze destinati a durare per breve periodo dopo la loro morte ma eternamente nei capolavori dell’arte neoclassica.

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