di Marco Ramius
Dalle contrade ai cespugli in centro storico, dal piano triennale ai rifiuti, passando per le royalties e il referendum, fino ad arrivare al GAL, una esplosione di interventi che non pare legata solo al periodo elettorale
Defilato nei primi anni della sindacatura Piccitto, emancipato delfino del senatore Gianni Battaglia, Peppe Calabrese ha vissuto con malcelato imbarazzo la condizione di protagonista della sciagurata scelta di alleare, a Ragusa, il partito Democratico con il Territorio di Nello Dipasquale e Giovanni Cosentini, unione atipica che portò alla sconfitta generalizzata della vecchia politica, aprendo le porte di Palazzo dell’Aquila agli emergenti del Movimento 5 Stelle, porte che, in aggiunta, furono anche spalancate dalla scellerata decisione di non apparentarsi, scelta, contestata ma non ufficialmente da Calabrese, che regalò la maggioranza consiliare al Movimento 5 Stelle.
Sulla sconfitta pesarono le posizioni intransigenti di alcuni democratici, primo fra tutti il leader dei renziani locali, Mario D’Asta, che intravedeva, nella netta opposizione alla strana alleanza, la possibilità di eliminare un competitor diretto come Calabrese per l’egemonia locale sul partito.
Le rocambolesche vicende della politica oggi fanno sedere allo stesso tavolo, come facce del dado renziano, Nello Dipasquale, Peppe Calabrese e Mario D’Asta che uniti ambiscono a ritornare a Palazzo dell’Aquila per governare la città.
La sistemazione dello scacchiere politico sarà lunga e complessa, le pedine sono tantissime, la disponibilità ad allargare l’area democratica alle liste civiche e ai movimenti che vogliono concorrere ad una nuova idea di città (per capirci Territorio o Insieme di Maurizio Tumino, ndr) rende il compito arduo ma adatto alle indubbie capacità politiche di Nello Dipasquale che, una volta accertato il suo ruolo all’interno del Partito Democratico, a Palermo o a Roma, saprà trovare la quadra per mettere tutti d’accordo.
Sullo scenario accennato grava l’incognita di quella parte del Partito Democratico che fa capo al segretario cittadino, il senatore Battaglia, in netto contrasto con i tre esponenti che ambiscono alla guida del partito in città e al governo del Comune.
Con la carta intestata di portavoce di due dei circoli cittadini, il ‘Pippo Tumino’ e il ‘Rinascita Democratica, rispettivamente il 1° e il 3° circolo, Peppe Calabrese ha rispolverato il ruolo di capopopolo, ergendosi a protagonista della protesta democratica sullo scenario cittadino, favorito dalla letargica azione delle opposizioni al consiglio comunale, compresa quella dei suoi colleghi di partito, e dalla liquefazione di tutte le altre forze politiche di inesistente attività.
Non sempre condivisibili ma degne del rispetto dovuto alle posizioni diverse, le materie portate avanti con insistenza e caparbietà.
In un contesto che vede i partiti in difficoltà per il coinvolgimento nella protesta di iscritti e simpatizzanti, Calabrese sfrutta una mossa intelligente, di coinvolgimento diretto dei cittadini che hanno istanze da rivolgere all’amministrazione.
Prima si intesta la causa dei residenti di cda Nave che vorrebbero trasferire, con i relativi oneri, alcune strade private di
vecchie lottizzazioni al Comune, per ottenere luce e manutenzione a carico dell’ente.
Poi sono i residenti delle contrade a monte di Marina di Ragusa a farsi ricevere dal Sindaco, con i buoni uffici di Calabrese, per ottenere gli allacciamenti alla rete idrica, attesi da anni.
Tutte cose non ottenute da Calabrese al tempo dell’amministrazione Dipasquale, che sono ora riproposte, con maggiore veemenza, agli attuali amministratori.
Una strategia rischiosa che Calabrese intraprende, sia pure in nome del partito, per fidelizzare elettoralmente ampie fasce di cittadini, ma che assegnerebbe, in caso di positive soluzioni, ai grillini, la palma di risolutori di annose questioni che le vecchie amministrazioni (leggi Dipasquale) non hanno voluto o saputo definire.
Non sempre del tutto convincente, in termini di opposizione all’amministrazione pentastellata, l’azione di Calabrese che, fra l’altro, tocca settori di competenza di uno dei più attivi ed impegnati esponenti della Giunta Piccitto, l’assessore Salvatore Corallo, da più parti riconosciuto come ispiratore illuminato di importanti opere pubbliche, molte delle quali in corso di positiva attuazione.
Per le strade di contrada Nave non si è fatta chiarezza sull’origine della questione, né sul perché non fu dato seguito, nella passata sindacatura, ad un ordine del giorno, dello stesso Calabrese, approvato all’unanimità dal Consiglio comunale, che impegnava l’amministrazione alla soluzione della vertenza.
Premature sembrano anche le insistenti istanze per la rete idrica nelle contrade, alla luce delle opere recentissime di approvvigionamento idrico dalle fonti del consorzio di bonifica, forse non ancora ultimate.
Sempre in tema di acqua pubblica, l’ultima rivendicazione di questa parte del partito democratico che protesta per l’emergenza idrica in città e alla quale Calabrese si è accodato, unitamente ai Giovani Democratici e ad esponenti di Territorio.
Alcuni disagi, addebitabili al clima più caldo, alla aumentata richiesta idrica per le zone di espansione edilizia e a fisiologiche carenze strutturali, vengono strumentalizzati anche per addebitare all’amministrazione le recenti misure per l’idrico integrato, imposto dalle normative nazionali.
Anche in questo caso, senza volere sminuire l’importanza della protesta, si eccepiscono rilievi sulla rete colabrodo, sulla mancata programmazione di opere (cosa non del tutto vera ndr), sulla mancata lotta all’evasione e agli allacci abusivi, tutte criticità annose, alle quali nessuna amministrazione, in passato, aveva mai messo mano.
Ora sembra che con i grillini al potere tutto debba essere risolto, e in breve tempo, anche senza preoccuparsi dei fondi necessari.
L’ultimo argomento, in ordine di tempo, che fa occupare a Calabrese le pagine dei giornali, la partecipazione di Ragusa al GAL Terre Barocche che fa intravedere all’esponente democratico la perdita della leadership provinciale a vantaggio di realtà territoriali meno adatte del nostro ad essere faro economico, culturale e sociale dell’intero ambito locale.
Per uscire fuori di perifrasi, Calabrese, come molti ragusani d’altronde, non gradisce che capofila del GAL sia Modica che dovrebbe essere egemone in materia programmazione comunitaria e di possibili finanziamenti.
Calabrese vede un sindaco di Ragusa subalterno a quello di Modica che già tante volte ha dimostrato la sua avversione campanilistica nei confronti del capoluogo, non riconoscendo nessuna posizione di vertice territoriale in materia di royalties, di sanità, di libero consorzio e per quant’altro vuole confermare il ruolo subalterno che Modica ha avuto dalla costituzione della provincia.
Le inesistenti politiche in tema di programmi comunitari e di accesso ai fondi europei preoccupa Calabrese e metterebbe in luce l’assenza di strategie per la crescita della città e del suo territorio.
È la scusa per ribadire, unitamente ai segretari dei due circoli cittadini di riferimento, la necessità di creare alternative per il governo della città, per restituire alla stessa il ruolo che le spetta.
La querelle con Modica è stata amplificata dalle proteste dei modicani appartenenti al Partito Democratico, che hanno stigmatizzato le dichiarazioni del compagno di partito, colpevole di offendere non solo Modica ma tutte le realtà del comprensorio.
Accuse rigettate da Calabrese che considera distorte le considerazioni dei democratici modicani, smentendo di aver parlato di Modica come di un comune minore con la sottolineatura che tutto il comunicato era finalizzato solo a mettere in risalto le critiche al sindaco di Ragusa.
Polemiche che hanno contribuito a spostare l’attenzione su aspetti secondari del GAL, senza entrare nel merito di strategie messe a punto da esperti della seconda repubblica, segnatamente leontiniani di Forza Italia e vecchi appartenenti all’MPA, che forse terranno lontano dalla plancia dei comandi non solo Ragusa ma anche Modica, se non altro per la forte prevalenza di aziende di altri territori inspiegabilmente già ai nastri di partenza prima ancora della costituzione del GAL.
