Teatrini e caos anche per i 5 Stelle: cosa ne penserà la gente ?

Non ci bastavano tutte le vicende riferibili al centro destra e al centro sinistra per le alleanze e le candidature, non ci bastavano tutti i trasferimenti di partito, non ci mancavano le mosse odierne di Crocetta che dopo il record di assessori si appresta a conquistare quello di nomine in zona ‘cesarini’, tutte a marchio Megafono.
Il caos e i teatrini della politica siciliana sono oggi arricchiti dalle vicende che riguardano il Movimento 5 Stelle e gli ‘eletti’ a rappresentarlo come presidente e come portavoce a Palermo, sede del governo regionale dell’assemblea.
Avevano fatto tanto per convincere che le regionarie erano una cosa seria, gli unici a restare perplessi erano solo i grillini stessi, la base, che non ci ha visto chiaro, ma, come spesso accade, la calura estiva aveva fatto dimenticare tutto.
Dopo i fatti ‘strani’ di Genova, di Napoli, di Roma, di Parma, e di tante altre città dove le rivalità interne del Movimento hanno arrecato un danno di immagine non indifferente, quello di Palermo, il caso delle firme false, che non accenna a spegnersi, potrebbe anche costare caro ai 5 Stelle e, in particolare, al candidato alla presidenza della regione siciliana.
Perché è vero che si tratta di fatti interni di un partito, di misure e provvedimenti interni rivolti a propri iscritti, dei quali la magistratura ordinaria non dovrebbe nemmeno occuparsi, tutt’al più gli interessati dovrebbero ricorrere ad un arbitrato, ma la gente comune questo non lo percepisce, come non percepisce che per i candidati cambia poco.
Blindati, o quasi erano prima, maggiormente lo saranno ora, già di parla di nuove regionarie blindate, dove si vorrebbero presentare quelli già designati, a scatola chiusa, per farli approvare dalla base.
Una pantomima per convincere la base stessa che è la sola a decidere, cose che a pensarci bene dovrebbero far riflettere e molto.
Ma la gente non si sofferma su questo, legge che un tribunale ha ‘congelato’ la candidatura di Cancelleri, teoricamente, oggi, e fino al 18 settembre, giorno dell’udienza, si spera decisiva, Cancelleri non è candidato alla Presidenza della regione siciliana.
Sempre teoricamente, a maggior ragione, i candidati non sono più candidati, lo potranno essere, di nuovo, dal giorno 19 settembre.
Sempre teoricamente, l’assessore designato, e quelli in pectore, si debbono prendere una pausa: magari avranno tempo di gustare una bella granita, non con una ma con due brioches, di quelle con il ‘tuppo’, per ingannare il tempo, in attesa, come pure potrebbero attendere riscaldandosi sulla pista ciclabile di Marina di Ragusa, tanto cara allo stesso Cancelleri e ai suoi galoppini.
La storia, più che altro una storiella, vede l’attivista Giulivi, compagno della deputata Di Benedetto, vicina politicamente a Riccardo Nuti, che potrebbe rientrare in gioco e modificare gli assetti che si era riuscito a mantenere.
Ripetiamo che ci sembra cosa strana che un tribunale debba interessarsi di vicende interne di un partito, ma la superficialità dei pensatori del Movimento 5 Stelle ha fatto sì che è facile solo sospendere un attivista, ma buttarlo fuori è un’impresa titanica.
Il brutto è che sono messi a nudo i limiti del Movimento e le menzogne propinate sull’importanza della base: se uno non va a genio o è vicino ad oppositori interni il movimento non si inchina alla democrazia ma trova il modo per farlo fuori, solo che, a quanto pare, per un tribunale non sono metodi leciti.
Un peccato, per lo spettacolo politico, che dalle altre sponde non ci siano politici con la caratura di un tempo: uno scivolone simile, in altri tempi sarebbe costato carissimo ai protagonisti, oggi dal centro sinistra e dal centro destra solo silenzio, incapaci di sfruttare la situazione, incapaci di prendere sull’acceleratore per avvicinarsi o rendere le distanze incolmabili.
Viene da piangere ad assistere a spettacoli simili, ma subito il pianto si tramuta in riso quando si pensa alle diatribe interne come quelle di Ragusa, quando si pensa ai poveri illusi che ancora spettano di avere chiarimenti con Cancelleri per le questioni con i dissidenti locali, quando si assiste all’immobilismo politico del Movimento che dovrebbe dominare nel primo capoluogo d’Italia governato dai 5 Stelle.
Tutti si sono buttati sul giocattolo e lo hanno rotto: rimontarlo sembra difficile.

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