di Cesare Pluchino
Il Movimento, creatura di Nello DiPasquale, forse non del tutto orfano del suo leader storico, interviene contro l’amministrazione Piccitto sui temi più diversi, ricalcando la campagna contro iniziata dal PD renziano, ma la contestazione politica non sempre si rivela efficace
Il dibattito politico è scomparso, da tempo, in città: mancano gli attori per dibattere, quelli che ne sarebbero capaci sono defilati, gli altri trovano nell’emissione dei comunicati alla stampa il sollievo alle pulsioni che non sono politiche ma solo elettoralistiche.
La politica cittadina è ridotta alla botta e risposta che si alternano sui pochi giornali che danno spazio, ogni problematica sollevata resta sospesa nel limbo delle opinioni dove tutti hanno ragione.
Lo scossone provocato dall’invasione grillina a Palazzo dell’Aquila ha determinato una situazione strana, pioggia di comunicati e interventi in Consiglio, sulle materie più disparate, eccezioni di illegittimità, rilievi di irregolarità, ma non è accaduto nulla di più che qualche atto ritirato e rivisto.
La strategia dei pentastellati, rivelatasi, alla fine, azzeccata, ha scelto di non rispondere alle provocazioni, silenzio anche quando si sarebbe potuto replicare con motivazioni ineccepibili.
Solo l’assessore al bilancio Stefano Martorana, ma solo negli ultimi mesi, ha replicato spesso con comunicati puntuali di risposta e, in qualche caso, convocando, addirittura, una conferenza stampa: un atteggiamento, il suo, forse, influenzato dalle contestazioni alla sua poltrona che lo hanno indotto a non lasciare alle opposizioni spazi che avrebbero potuto costituire spunti per i contestatori interni al Movimento.
Si era allentato, di conseguenza, il fronte contestatore delle opposizioni, molti hanno mostrato la corda, hanno evidenziato stanchezza, si è perso lo spirito per sperare di mandare a casa l’amministrazione, ha prevalso la rassegnazione per aspettare, con pazienza obbligata, la fine della sindacatura.
Questo processo ha innescato, anzitempo, ma non tanto, le prime avvisaglie di campagna elettorale. Sul terreno di gioco, attualmente, solo il Partito Democratico, nelle sue varie espressioni, con un codazzo di gente pronta a salire sul carro del potenziale vincitore, ove si avvertissero profumi di supremazia contro l’avversario grillino.
Inequivocabile la strategia dei renziani del Partito Democratico: comunicati a raffica, il risveglio di Peppe Calabrese, conferenza stampa per il bilancio dei primi tre anni che è servita per annunciare, ufficialmente, la candidatura ad alternativa per la guida della città.
Dipasquale, che si è posto alla guida dei renziani scalzando D’Asta, tranquillizza tutti e assicura che saranno le primarie democratiche a scegliere i nomi, mentre ‘apre’ alle liste e ai movimenti che vogliono creare una nuova idea di città.
Tradotto dal politichese, un rinnovato invito al gruppo di Maurizio Tumino, forte del congruo (almeno una volta) pacchetto di voti del gruppo Mirabella, Marino, Lo Destro, da estendere anche al ribelle La Porta, e un’ovvia apertura alla sua creatura, Territorio.
Certo, dopo l’esito del primo turno delle elezioni a Vittoria, inevitabile un momento di riflessione: la scomparsa dalla scena politica del Partito Democratico a Vittoria, suggellata dal KO simbolico del segretario provinciale Denaro, caduto ai livelli degli ultimi eletti nella lista dei 5 Stelle di Ragusa, non può non destare terrore, specie in una città dove il Partito Democratico è profondamente, e forse irrimediabilmente, fratturato.
Riflessioni alle quali sarà stato costretto anche Maurizio Tumino che, sicuramente influenzato malamente da colui che ostenta inutilmente come leader (ma di che cosa?), aveva scelto di avvicinarsi, nascostamente, a Dipasquale.
Obbligato ora, dalla performance di Moscato a Vittoria, ad ammettere che un precedente percorso di fedeltà al centro destra, di permanenza in Forza Italia, di leadership nella vasta prateria dei moderati di Ragusa, avrebbe potuto costituire il trampolino di lancio per le sue malcelate aspirazioni alla poltrona di futuro Sindaco.
I perdenti, invece, lo hanno trascinato, anzitempo, nel baratro politico da dove sarà difficile risalire, se non altro per il prestigio perso di fronte ad una opinione pubblica sempre più smarrita da queste improvvise migrazioni e atterrita dagli epigoni della vecchia politica che tentano di resistere, a tutti i costi, alla pensione non retribuita.
In questo scenario perverso si butta Territorio, con una opposizione ai 5 Stelle, improvvisa e un po’ slegata.
In cinque giorni tre comunicati, prima sul complesso problema dei rifiuti, accuse a Piccitto per non aver sostenuto la quarta vasca della discarica, alle porte dell’emergenza, accuse di fallimento per le politiche ambientali, senza alcun riferimento alla tragicomica situazione regionale, da cui Ragusa dipende in tutto e per tutto.
Secondo comunicato sull’idrico, critiche per le bollette esose, nessun richiamo all’idrico integrato imposto dal governo nazionale, altro attacco ad occhi chiusi, palesemente strumentale e propagandistico.
Non è che si voglia giustificare Piccitto, né dire che il suo entourage gli abbia consigliato le scelte migliori, ma, ancora dopo tre anni, si continua a fare opposizione in maniera pedestre e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Ultima chicca di Territorio, l’attacco all’amministrazione 5 Stelle per il nulla in centro storico, il blocco totale di ogni iniziativa che, pure, la precedente amministrazione avrebbe lasciato pronte da realizzare.
Territorio dice che la riqualificazione del centro storico era stata avviata dall’ex sindaco Dipasquale, la nuova piazza san Giovanni, la chiusura al traffico di via Coffa, la pedonalizzazione di via Roma, i parcheggi sotterranei, la riqualificazione dell’area del City, tutto è stato vanificato dalla mancanza di interventi di Piccitto.
Ancora nulla su via Roma, sul cinema Marino, buttata nel cestino la riqualificazione della piazza Libertà: per Territorio la débâcle del sindaco per il centro storico superiore.
Non ci sentiamo di assegnare meriti particolari all’ex sindaco, come pure non riteniamo che l’attuale sia responsabile della crisi profonda del centro storico, dipendente per la maggior parte dal momento economico sfavorevole.
Ci permettiamo solo evidenziare come la riqualificazione della via Roma e la pedonalizzazione con chiusura totale al traffico
veicolare abbiano determinato la desertificazione, ormai irreversibile.
Solo ora la piazza San Giovanni accenna ad un parziale risveglio, nelle ore diurne per la presenza degli uffici del Tribunale e in quelle serali per il movimento indotto da via Coffa.
In ogni caso, la pedonalizzazione di quest’ultima ha significato solo la consegna della strada ai locali pubblici della zona,
con l’’invasione di dehors incontrollati nelle posizioni e nelle dimensioni.
L’isola pedonale non vuol dire la consegna degli spazi ai locali che non ne hanno all’interno.
I parcheggi, salvo qualche evento, sono prevalentemente sempre vuoti, hanno determinato solo, nelle rispettive zone, una desertificazione anticipata per i lunghissimi tempi di allestimento, la zona di piazza del Popolo, con il viale Ten Lena è al tramonto, per la zona di piazza Poste è ormai notte.
Le scelte per la riqualificazione dell’area dei campi da tenni si è rivelata scellerata, siamo riusciti solo a creare una indecente area di sgambettamento per cani che ha allontanato, definitivamente, i pochi frequentatori della zona.
È onesto dire che non tutte le responsabilità sono di Dipasquale, molte delle scelte, come quella del parcheggio di piazza
del Popolo sono frutto delle follie di mezzi politici del passato, la chiusura di via Roma era sempre stata un chiodo fisso dell’intellighenzia ragusana, le progettazioni si sono rivelate, in molti casi, del tutto inadeguate, senza una visione urbanistica di insieme, tipica dei professionisti di paese.
I risultati, incontestabili, sono sotto gli occhi di tutti, ma i grillini, di certo, sono i responsabili minori.
