Ormai dall’inizio del lokdown si parla della crisi degli operatori economici, tutti inevitabilmente colpiti dall’isolamento che impedito alla gente di circolare liberamente, quasi tutti obbligati alla chiusura delle attività industriali, commerciali, artigianali.
Da settimane, si parla di aiuti economici alle categorie interessate in questa emergenza, compresi i professionisti, in pratica si sono salvati solo i dipendenti di uffici pubblici, banche, assicurazioni e i pochi che sono riusciti ad evitare il licenziamento o, comunque, hanno potuto godere della cassa integrazione.
Gli aiuti non sono arrivati a tutti, in molti casi insufficienti per le reali esigenze che si sono determinate, lo Stato, il governo, con appositi provvedimenti, con decreti e provvedimenti vari ci hanno messo una pezza, con una liquidità limitata e con la possibilità di accedere ad un credito particolarmente agevolato, oltre a sospendere, per l’anno in corso, tasse e tributi, differendo i termini di accertamenti e ingiunzioni.
Ancora si naviga a vista, dovrebbero arrivare i fondi del recovery found, ma tutto non è ben delineato.
Per restare a casa nostra, l’amministrazione Cassì ha voluto adottare una tattica che le opposizioni definiscono attendista, Sindaco e Assessori, invece, considerano attenta e oculata, mirata a verificare quali saranno le misure agevolative definitive, di Stato e Regione, per poi agire, pur nei limiti delle possibilità normative ed economiche, consentite dal bilancio comunale.
Una strategia che condividiamo perché nel confuso e incerto scenario nazionale e, ancor di più regionale, è inutile fare passi in avanti.
Il Sindaco Cassì, fra l’altro, avvalendosi delle sue competenze professionali, pur sempre assai vigile sugli sviluppi dell’emergenza, ha dimostrato di possedere la lucidità necessaria per affrontare l’emergenza, come nel caso degli affitti per i quali aveva anticipato la possibilità, ora sancita dalle prime sentenze, di poter sospendere i pagamenti nel periodo di chiusura obbligata.
Lo aveva detto a quanti chiedevano un contributo per gli affitti sulla scia di quanto avvenuto in altri comuni della provincia, nessuno era stato attento, nessuno ci aveva creduto e aveva continuato a fare polemica.
In attesa di sviluppi, si riterrebbe opportuno avere le dimensioni e la portata della crisi economico sociale, in particolare sarebbe opportuno capire quante sono le aziende coinvolte nella città, quali quelle in crisi per il calo dei consumi, quali quelle che hanno dovuto abbassare le saracinesche obbligatoriamente, quali quelle che hanno difficoltà a riavviare l’attività, quali quelle che, eventualmente, stanno pensando a chiudere definitivamente l’attività.
Non tutti potranno essere destinatari di aiuti diretti e, soprattutto, in egual misura che dovrà essere determinata dai fatturati e dal relativo calo nell’emergenza.
Riteniamo però, e pensiamo di non sbagliare, anche non essendo esperti nella materia, che si debba partire dalla conoscenza, dall’entità, dal numero delle aziende coinvolte nella crisi.
A tal uopo, serve il numero totale delle aziende, quello analitico per categorie e, fra queste, ricercare con ideonee azioni quelle che richiedono aiuti e sostegni.
Al riguardo, finora, abbiamo potuto notare che il Comune naviga nel vago, l’assessore al ramo ha dimostrato, più volte di non avere contezza di questi dati, pur vantando piena consapevolezza della situazione.
In uno dei suoi interventi in aula, l’assessore ha detto di poter sciorinare i dati ma non lo ha fatto.
Non siamo certo noi a poter indicare all’assessore allo sviluppo economico, come ad altri amministratori, quello che devono fare, né come lo devono fare, legittimati nella loro azione e nei provvedimenti che adottano.
Ma nessuno ci può esimere dal rilevare che, ai primi di maggio, nel corso di un intervento in Consiglio comunale l’assessore Licitra ha parlato di 2.000 aziende chiuse e di molte altre con un notevole calo di fatturato.
Il 10 maggio era stato il consigliere Gianni Iurato che aveva rilevato dati dalla Camera di Commercio e parlava di oltre 7.000 aziende in città, fornendo anche i dati analiti per categoria, dai quali si rilevava, facendo solo riferimento alle aziende obbligatoriamente chiuse, che i dati forniti dall’assessore non potevano essere reali.
Da un conteggio sommario le aziende costrette alla chiusura erano almeno 3.500.
Il 19 maggio, l’assessore, sempre in Consiglio Comunale, quindi tutto registrato, parlava di 1.300 aziende chiuse.
Nel corso di uno dei suoi interventi, nella seduta di martedì 26 maggio, l’assessore Licitra ha parlato di circa 7.000 imprese a Ragusa, “100 più, 100 meno” la sua espressione, delle quali 3.832 sottoposte alla chiusura, e di queste circa 1.500 che hanno subito il periodo di chiusura più lungo, fino al 18 maggio.
Alla fine di questa che ci permettiamo di definire, quasi, una lotteria, auspichiamo che il Sindaco imponga la sua autorità e provveda, se lo ritiene opportuno, a fornire, tramite l’ufficio stampa dati precisi per avere contezza della situazione.
Altrimenti aspetteremo il prossimo consiglio comunale per avere dati ‘aggiornati’ dall’assessore che, evidentemente,non si cura delle perplessità che sorgono dai suoi interventi.
