Solo l’obiettivo di Franca Schininà ci poteva trasportare, in un pomeriggio di dicembre, in Palestina.
Una mostra, al Centro Polifunzionale di viale Colajanni, che si potrà visitare fino al 6 gennaio, organizzata dall’Università delle Tre Età, dal Centro Servizi Culturali, dal Comune di Ragusa e dalla Prefettura.
‘Palestina’, mostra della celebre artista iblea del bianco e nero, è forse la massima espressione della fotografia di Franca Schininà, donna che ha rivolto, da sempre, l’occhio al debole, al sottomesso, all’uomo in difficoltà sopraffatto da altri uomini.
Malati pschiatrici, diritti umani, bambini affetti da AIDS, ragazzi di strada, sono i temi della fotografia di questa artista che nel 2009 volle affrontare, da vicino, l’emergenza palestinese, una questione di radici antiche.
Come è stato sottolineato, nell’intervento introduttivo dal dr Turi Burrafato, Presidente della Sede UNITRE di Ragusa, i palestinesi sono stati sempre sottomessi, prima all’impero ottomano, poi agli inglesi, sotto la cui dominazione fu compiuta la grande ingiustizia di concedere il territorio della Palestina per la costituzione dello Stato di Israele. Con la risoluzione 181 dell’ONU, fu stabilito che gli ebrei avrebbero potuto occupare parte del territorio.
Una occupazione lenta, indiscriminata, portata avanti fra prigionia, torture e incitamento a scappare per non morire, un territorio via via rosicchiato, fra la connivenza diffusa dell’occidente.
E’ stata Franca Schininà, dopo aver rivolto un saluto di ringraziamento al Sindaco Peppe Cassì, per l’ospitalità e per aver voluto presentare l’iniziativa al numeroso e qualificato pubblico intervenuto, a mettere in risalto le prerogative della fotografia come strumento essenziale per registrare e diffondere il dolore dei deboli, la sopraffazione, l’assurda violenza di chi vuole eliminare un popolo per trovare spazi per la propria vita.
Da sempre sensibile a questo tipo di tematiche, Franca Schininà volle recarsi personalmente in Palestina, dopo il massacro di Gaza, con Pax Christi, per un pellegrinaggio di Pace e Giustizia, per cercare di conoscere la verità, di capire cosa stesse accadendo in una terra, in fondo, così vicina a noi, dove la verità è forse sparita sotto i bombardamenti o talmente deformata all’inverosimile dall’informazione mediatica, da essere praticamente venduta al “potere”.
L’esperienza fu terribile, le povere abitazioni dei palestinesi travolte dai bulldozzer israeliani che dovevano fare spazio ai nuovi insediamenti dei coloni ebrei.
Nonostante le reiterate condanne dell’ONU, del Consiglio per i Diritti Umani, Israele non ha mai cessato la sua politica espansionistica a danno dei poveri palestinesi.
La lotta contro le violazioni dei diritti umani, in Palestina, è diventata una lotta universale contro le violazioni di ogni genere, in tutto il mondo.
Testimonianze raccapriccianti, che parlano di un inferno dantesco, di una macelleria incredibile, di armi chimiche che mutilano i corpi, di violenze inutili.
Chi ha visto, chi sa, chi conosce, afferma che non si parla abbastanza della Palestina, la comunità internazionale dovrebbe muoversi, troppi i bambini massacrati, troppe le madri impazzite per il dolore, la terra promessa diventata terra maledetta.
Troppi 51 anni di occupazione israeliana, una situazione inalterata, con un milione e mezzo di palestinesi umiliati per sopravvivere, migliaia di famiglie sfollate, una questione palestinese che molti considerano finita perché non c’è stata la forza di imporsi contro le sopraffazioni.
Franca Schininà conclude le sue riflessioni chiedendosi e chiedendo: “dove vuole mettere Israele 6 milioni di palestinesi? Può l’occidente continuare a girare la testa dall’altra parte? Fino a quando paesi come la Siria e l’Iran continueranno a ignorare il pericolo di una espansione che potrebbe toccare anche le loro terre?
Fra quanti hanno qualificato la serata dedicata alla presentazione della mostra di Franca Schininà, Giovanni Iacono, anche in qualità di ospite, come vicesindaco e assessore alla Protezione Civile.
Iacono ha sottolineato il valore della fotografia come potere di mettere in luce il mondo circostante, un modo di concettualizzare ciò che ci circonda, l’esaltazione della capacità delle persone di rappresentare con un attimo una realtà percepita e più complessa, la maniera di sintetizzare un mondo enorme in una foto.
Quelle d Franca Schininà risaltano, oltre che per la qualità artistica, perché fermano dei particolari coinvolgenti, fanno vivere dei momenti unici, peraltro vissuti in un posto dove si vive la multiculturalità, quale è il Centro Polifunzionale di Ragusa.
Iacono ha citato il concetto di atomizzazione di padre Alez Zanotelli, che ritiene di poter applicare alla questione palestinese, per la quale molti sembrano disinteressarsi come per un problema estraneo.
E’ il senso di quello che avviene per la Palestina e in Palestina, dove tutto viene distrutto, non solo la casa, ma tutto un mondo che ogni persona ha costruito negli anni.
E’ il modo di riparare ad una grande ingiustizia, quella subita dagli ebrei, con un’altra ingiustizia, oggi a danno dei palestinesi.
Ancora Giovanni Iacono si è soffermato sulla ricorrenza della proclamazione della dichiarazione universale dei diritti umani.
Principio fondamentale era che i diritti umani restano alla base di libertà, giustizia e pace, concetti universali, non indipendenti e fondamentali, interconnessi come già li aveva visti Aristotele, in stretta relazione con la verità, senza la quale non ci possono essere libertà e giustizia.
Una proclamazione che dovrebbe essere alla base di tutto, una questione di valori universali per i quali non c’è distinzione fra Palestinesi e altri popoli.
Senza dubbio, una esperienza che cambia le persone, quella vissuta da Franca Schininà e che i visitatori della mostra potranno rivivere in maniera forte, con immagini che danno il senso della tragedia, belle ma rappresentano una realtà difficile da assimilare, resa magistralmente, senza eccessi ma anche senza esitazioni.
