Una Fiera agricola che non sembra voluta da tutti

All’ultimo momento, il via per la Fiera Agricola ragusana, un appuntamento dalle grandi tradizioni, un tempo punto di riferimento nel meridione per la meccanizzazione agricola e per gli allevatori delle razze bovine.
Fiera che è diventata, poi, esposizione per equini, asini e anche animali di bassa corte, ma soprattutto fiera dell’agroalimentare per favorire l’afflusso di pubblico e dare un senso alle enormi somme spese.
La voglia di partecipare, soprattutto alla fiera della meccanizzazione agricola è stata sempre altalenante, ma, alla fine, il desiderio di ritrovarsi in fiera, di incontrare i clienti e cercarne di nuovi ha prevalso quasi sempre.
Certo una fiera non si decide nemmeno 30 giorni prima della sua apertura, senza adeguata promozione e, soprattutto in questi tempi di emergenza sanitaria.
Già i controlli sono scarsi, sarà impossibile effettuarli in una condizione dove il distanziamento sarà, giocoforza, una utopia, a cominciare dal taglio del nastro, quando tutti sgomiteranno, come ogni anno, per entrare nella foto ufficiale.
Alle problematiche di ordine sanitario, che, purtroppo vengono spesso messe di lato quando si tratta di eventi dove girano molti soldi, si aggiungono, appunto aspetti di carattere economico e di gestione che sono stati confermati, nella loro consistenza reale da una intervista del Presidente dell’attuale Camera di Commercio del Sud est, il catanese Agen.
E partiamo proprio dall’opportunità di organizzare una Fiera senza che ci sia una idea chiara di come sono combinate le Camere di Commercio in Sicilia.
Se la terna Catania, Siracusa, Ragusa è spacchettata, come da norma nazionale, non si vede in virtù di che cosa decide ancora Catania, certo ci diranno che il passaggio di competenze non è ancora formalizzato, che non sono arrivati i commissari che dovevano arrivare, che non siamo pratici di norme amministrative, ma, di certo, motivi di opportunità avrebbero consigliato di soprassedere all’organizzazione di una manifestazione tanto impegnativa economicamente.
Non sono tempi da spendere 250.000 euro per una Fiera dai ritorni tutti da dimostrare, in aggiunta sembra che i partecipanti potenziali siano indecisi per il costo eccessivo di partecipazione.
Il Direttore di Teleiblea, Mario Papa, ha intervistato l’attuale presidente Agen e le sue parole hanno offerto non pochi spunti per ampie riflessioni.
Una Fiera affidata al suo vice e al responsabile di una sola delle associazioni agricole, la Coldiretti, e già questo lascia perplessi, perché solo la Coldiretti e perché nessuno di Ragusa, città sede e organizzatrice, da sempre, della manifestazione.
Una Fiera che deve affrontare le prescrizioni di prevenzione sanitaria e avrà meno spazi a disposizione, per cui è normale che i costi di partecipazione siano lievitati.
Ma perché meno spazio? Agen non lo specifica.
dice solo che gli stand sono troppo grandi e che l’investimento è quello più grosso dell’intero budget, ma lo dice come se lo stesso non ne valesse la pena di essere impegnato. Ma perché lo fa, allora?
Poi il Presidente della Camera di Commercio di Catania si lancia nella valutazione sulla Fiera che sarebbe rimasta l’unica a essere organizzata da un ente pubblico, è consapevole che la Fiera organizzata bene produce utili, ma evidentemente l’ente pubblico non ha le capacità per rendere produttivo ciò che organizza.
Valutazioni assai discutibili, come quella che gli espositori dovrebbero pagare come pagano quando vanno fuori, in altre fiere., per restare in tema dice che l’ente pubblico viene considerato una vacca da mungere, se è vero non deve organizzare la Fiera, soprattutto se è l’unica in Sicilia pagata da un ente pubblico.
Certo valutazioni assai discutibili, vorremmo esaminare le spese della Camera di Commercio di Catania per eventi, manifestazioni, oltre a dover osservare il totale silenzio dei ragusani, a vario titolo, facenti parte della camera di Commercio.
Poca autorevolezza anche dei politici, soprattutto di maggioranza che non fanno sentire la propria voce a Palermo, dove si spendono milioni per fiere di ogni tipo, commerciali, turistiche e culturali, senza parlare delle manifestazioni organizzate da Musumeci nel suo paese, ad Ambelia, per il settore equino.
Ma a Ragusa nessuno parla, tutti sono ossequiosi e silenti, nessuno dei politici, a tutti i livelli, si rivolge al presidente, all’assessore all’agricoltura, a quello allo sviluppo economico, le organizzazioni di settore, le associazioni e i consorzi altrettanto silenti, anzi saranno presenti all’inaugurazione e ci saranno solo sorrisi per tutti.
250.000 euro per un’ora di passerella alla cerimonia inaugurale, e tutto finisce là.

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