di Vilnius Nastavnic
Accuse di utilizzo improprio, pretesa di gestione senza vincoli, piani di utilizzo strumentali, tutto avvolto da norme che possono essere diversamente interpretate e da consueta scarsa trasparenza
Una torta consistente quella delle royalties, che scatena gli appetiti più diversi. Una grazia di legge per la nostra città, che consente di potere gestire i bilanci con relativa tranquillità. Oggetto di forte contradizione fra quanti vorrebbero vedere il territorio trasformato in un Texas siculomediterraneo, con file interminabili di trivelle lungo le strade e gli ambientalisti che badano solo a capitalizzare i benefici come legittimo ristoro per un territorio violato dalle perforazioni.
Ingente capitale da gestire e sul quale tanti vorrebbero mettere le mani, farneticando anche divisioni non giustificate con territori limitrofi.
In ambito della politica locale, quella chiamata a utilizzare i fondi, tanto parlare, tante polemiche sul rispetto delle norme di utilizzo, ora anche il tentativo di imporre un piano che incontra il momento di crisi della maggioranza pentastellata, così da diventare strumento di contrapposizione politica.
Come per altre torte da spartire, spintoni e colpi bassi per affondare per primi il coltello, ma senza preoccupazioni di informare come è fatta la torta e come andrà distribuita.
Meno sa il popolo bestia, più si può agire liberamente, una sorta di vicenda come quella dei fondi della Legge su Ibla dove amministratori del passato hanno fatto i porci comodi.
L’attenzione odierna nasce dalle polemiche più volte sollevate su un utilizzo delle royalties, da parte dell’amministrazione pentastellata al Comune di Ragusa, considerata poco rispettosa delle norme.
Gli amministratori, in particolare l’assessore Martorana, sostengono, in pratica, che si favorisce lo sviluppo economico anche organizzando un evento, perché anche il venditore di arachidi e luppini ne trae vantaggio economico. Quindi rispettate le normative, tesi che può sembrare azzardata ma che, da un punto di vista teorico, non fa una grinza.
C’è chi, invece, si rivolge alla Corte dei Conti per un utilizzo che si ritiene improprio, non resta che attendere l’esito del giudizio di organismi superiori, ma siamo in Italia e non ci sarà una sentenza chiara, scommettiamo, su chi ha ragione e chi ha torto.
Resta il fatto che se un cittadino volesse capire come sono stati spesi i fondi delle royalties, dall’anno 2013, che si aggirano sui 50 milioni di euro, sarebbe un’impresa quasi impossibile.
Tutto deve restare impigliato nelle maglie dei bilanci e della politica, meno cose si sanno meglio è.
Sonia Migliore, insieme alla collega Manuela Nicita, presenta un Ordine del Giorno per delle Linee Guida del ‘Piano di utilizzo delle Royalties’.
Un tentativo di imbrigliare l’azione dell’amministrazione, che nasce povero della necessaria autorevolezza in quanto espressione di una opposizione di blasonata tradizione ma emarginata e malvista politicamente.
Un Ordine del Giorno che, inevitabilmente, ricalca il dettato delle norme e parla di stimolo alla crescita dello sviluppo economico e occupazionale della comunità, occasione di bonifica ambientale e di efficientemente energetico.
L’apporto di confusione classico della politica perché si risparmierebbe tempo appellandosi solo al rispetto delle norme esistenti.
Il documento della Migliore, che le malelingue vogliono ripreso da un analogo atto di indirizzo inoltrato al Sindaco di Gela, merita attenzione ma consente anche la constatazione di elementi tipici ormai della vecchia politica.
L’impegno a redarre un regolamento per evitare l’utilizzo improprio, in spese correnti, comprende l’istituzione dell’ennesimo tavolo tecnico, con rappresentanti del Consiglio Comunale e dell’amministrazione con le onnipresenti organizzazioni di categoria, senza le quali, ormai, non si smuove foglia in Italia.
Un modo che riteniamo finalizzato alla ricerca di consenso reciproco, coinvolgendo CNA, ANCE, Coldiretti, Confagricoltura, Confcommercio, Confindustria, Confcooperative etc etc.
Ci venga spiegato a che servono le elezioni se chi è chiamato ad amministrare deve prima confrontarsi con mille categorie, con la coda di eventuali polemiche come di recente avvenuto per questioni di urbanistica o di tassa di soggiorno.
Si ripercorre l’anomalo tragitto di un piano di Utilizzo che deve essere definito dal tavolo tecnico, per poi essere approvato dal Consiglio ed essere inserito nella relazione previsionale al bilancio di ogni anno.
In maniera del tutto unilaterale la Migliore propone di destinare, in via prioritaria, euro 4 milioni per investimenti afferenti alla Legge su Ibla, per ogni anno in cui la stessa legge non sarà rifinanziata.
Con quanto resta delle royalties interventi per bonifica ambientale, efficientemente energetico, microcredito per piccole imprese, sostegno alle cooperative e imprese giovanili, sostegno a famiglie disagiate.
Immediata la reazione di altra parte dell’opposizione, quella facente capo a Maurizio Tumino, che stronca come farraginoso l’atto della Migliore e della Nicita e propende per un atto più semplice, meno complicato, che considera la mancanza di un dettaglio delle spese inerenti l’utilizzo delle royalties nei bilanci previsionali e consuntivi, che auspica una pianificazione delle entrate finalizzata alla trasparenza finanziaria, in grado di fornire al cittadino riscontri tangibili dell’utilizzo delle risorse, attraverso l’impegno per un Piano dettagliato da allegare al bilancio stesso, legando l’approvazione di quest’ultimo alla verifica della rispondenza del piano alle normative.
Un atto più semplice che, speravano Tumino e soci, fosse considerato nella giusta maniera, come altri ultimamente, dalla componente grillina del Consiglio.
Ma non tutto è andato per il verso giusto: i consiglieri del Movimento 5 Stelle si sono, a lungo, confrontati, nella stanza del Presidente del Consiglio.
Hanno ascoltato anche il parere sulla questione dell’assessore Martorana, fondamentalmente contrario a vincoli determinanti per l’utilizzo delle royalties, come lo sono state le esternazioni, per esempio, del consigliere Fornaro.
Il gruppo pentastellato ha prodotto un ennesimo Ordine del Giorno, con linee guida per l’utilizzo delle royalties comuni agli altri atti, con specifiche che ricalcano l’attuale tendenza dell’amministrazione nelle destinazioni riservate a welfare, cultura e generico sviluppo economico. Una destinazione delle royalties che deve essere parte integrante del documento unico di programmazione relativo al bilancio di previsione triennale, con la specifica degli interventi proposti dalla giunta municipale.
Un atto dei pentastellati che, con spavalderia ma senza maggioranza, si tenta di imporre alle opposizioni, escludendo gli omologhi atti di queste ultime.
Una maniera per stimolare una fase di stallo che lascerebbe tutto com’è, forse, a detta di qualcuno, come desidererebbe lo stesso assessore.
Un atto attribuibile, dalle firme, alla componente filogovernativa, (Brugaletta, Fornaro, Dipasquale, Liberatore, la Terra e Antoci), fedeli e fedelissimi del Sindaco, che deve sottostare alla verifica, solo formale, delle altre componenti contestatrici che, comunque, non sono sufficienti ad assicurarne l’approvazione senza sostegni esterni, meno che mai con qualche defezione (leggi anche assenza) interna al gruppo.
Che possano essere le royalties, elemento di vita della città, la metastasi letale dell’amministrazione?
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