Venti di guerra in Forza Italia siciliana

Non sono solo le voci dei fedelissimi di Gianfranco Micccichè a farsi sentire per i soprusi subiti per la formazione della compagine governativa nazionale.

Il Capogruppo di Forza Italia all’Ars, Tommaso Calderone alza i toni: “Non siamo più disposti a lasciarci umiliare. Chi ha orecchie per intendere intenda”
“Quanto accaduto con le nomine di ministri, viceministri e sottosegretari del Governo Draghi è un’offesa al grande lavoro di Forza Italia in Sicilia, i cui benefici però sono goduti anche a livello nazionale.
Non siamo più disposti a lasciarci umiliare. L’intera classe dirigente siciliana è mortificata da un siffatto modo di procedere. Noi ci mettiamo la faccia per il bene della nostra gente, per ritrovarsi poi, a livello nazionale, con un pugno di mosche. Ricordo che in politica la memoria è corta, e la tenuta del partito nelle altre regioni non è la stessa che in Sicilia. Noi siamo il cuore pulsante di Forza Italia; chi ha orecchie per intendere, intenda”.

Gabriella Giammanco, portavoce di Forza Italia in Sicilia e Vicepresidente del Gruppo azzurro in Senato, non è da meno e rivendica il ruolo del partito siciliano che consente al nazionale di mantenere percentuali dignitose
Il suo nome era stato indicato da Gianfranco Micciché, coordinatore azzurro nell’Isola, per la lista dei papabili sottosegretari. “La Sicilia, in particolare, è da sempre granaio di voti per Forza Italia. Alle elezioni regionali abbiamo raggiunto il 17%, a fronte dei consensi a una cifra delle regioni del Centro-Nord. Alle elezioni europee abbiamo mantenuto quel 17%, a fronte dell’8 a livello nazionale.
Credo che il Presidente Berlusconi e i dirigenti di partito tutti debbano aprire una seria riflessione su questo. In caso contrario il rischio è di veder presto disperdere questo enorme capitale” conclude Giammanco.

Ma ad andare giù durissimo è lo stesso coordinatore regionale, il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gianfranco Micciché che, in una intervista a Buttanissima Sicilia così si esprime nei confronti del coordinatore nazionale Tajani: “Berlusconi ha nominato Tajani coordinatore nazionale del partito. Ma lui, due ore dopo, ha ritenuto di fare il coordinatore nazionale della sua corrente. Dimenticandosi di prendere in considerazione la Sicilia, l’unica regione dove FI fa segnare risultati in doppia cifra. In politica vige una regola – spiega il commissario regionale azzurro –: per essere leader, devi essere leader di tutti. Altrimenti sei solo un capocorrente. Tajani ha mostrato tutta la sua inadeguatezza”
“Non c’è dubbio che a questo punto la questione si complica – ha continuato Miccichè – evidente che noi ci riteniamo un partito autonomo rispetto al resto d’Italia: da un lato perché siamo un’Isola, dall’altro perché abbiamo il 17%, come nessun altro. Eppure, a gestire tutto ci sono Tajani, la Bernini e la Ronzulli: cioè Roma, Bologna e Milano. Questa nuova reggenza non si è mai occupata di Sud. “
A questo punto lecito pensar ad ogni tipo di reazione da parte dei siciliani che sanno di avere un forte potere contrattuale nelle mani.

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