La questione verde pubblico a Ragusa è diventata, ormai, l’occasione per un bombardamento continuo di rilievi all’amministrazione.
Anche considerando la natura strumentale di buona parte delle segnalazioni di degrado nelle aree verde della città, e rilevando, comunque, che al mancato stanziamento di adeguati fondi per una manutenzione degna di questo nome non sono seguiti adeguati interventi da parte delle forze politiche di minoranza attraverso specifici emendamenti al bilancio, va, purtroppo, constatato un fondamentale disinteresse verso la questione, soprattutto, verso le rimostranze che possono essere strumentali di soggetti politici ma derivano anche dalla protesta di cittadini comuni che sono, ormai, indignati dallo stato delle cose.
Anche noi abbiamo notato una certa insofferenza nei nostri interlocutori e malcelato imbarazzo per i tentativi di approcciare direttamente il funzionario responsabile per poter disporre di un quadro chiaro della mappatura delle aree a verde, del calendario degli interventi, della programmazione annuale degli stessi, dei motivi del degrado e dell’abbandono di determinate aree.
L’assessore Corallo deve chiaramente illustrare se i mancati interventi derivano da mancanza di fondi e di personale e indicare la genesi e i responsabili dei mancati stanziamenti economici.
Il dirigente, che in ogni caso risponde anche delle competenze del funzionario, deve rendere conto soprattutto della programmazione, se esiste, degli interventi e delle motivazioni di quelli mancati.
Noi ci siamo fatti un’idea, al di là delle singole responsabilità, della situazione: la città non riesce ad assicurare la gestione del verde pubblico, prima di tutto per ostacoli di carattere economico ma anche per una cattiva gestione delle priorità.
Inutile abbellire la fine del lungomare se in centro a Ragusa ci sono le sterpaglie, in piazza del Popolo o in piazzetta Ancione, inutile abbellire con aiuole la via Roma se non si provvede nemmeno alla pulizia, occorre estirpare le piante, togliere la terra e pavimentare in maniera opportuna le tante piccole aree a verde che sono solo di abbellimento. Si provveda, fino a quando ci sarà la possibilità, solo alle ville comunali, per quelle aree di particolare interesse si tenti la carta dell’intervento sponsorizzato, per il quale ci sono tanti esempi positivi in città, per il resto non si prenda in giro la gente, i tagli dei governi nazionali e regionali impongono ristrettezze, non si possono avere i vizi da generale con la paga da soldato.
È la triste realtà e l’amministrazione deve avere il coraggio di mettere la città davanti al fatto compiuto: basta con la presa in giro del prossimo bilancio, siamo arrivati alla fine e aspettiamo ancora interventi concreti.
La scelta è stata quella, assai condivisibile, della sostituzione dei corpi illuminanti, a fini di risparmio energetico, e del rifacimento della rete idrica, occorre dire con chiarezza che non c’è capitolo o missione dove reperire altri fondi.
Questo va spiegato ai cittadini, questo va replicato ai consiglieri comunali che lamentano il degrado sulle aree verde, gli stessi che dovrebbero segnalare, eventualmente, dove trovare i soldi, se toglierli ai servizi sociali o alla cultura, alla sicurezza nelle scuole o alla refezione scolastica.
I consiglieri del PD, D’Asta e Chiavola, per esempio, in un loro comunicato avevano espressamente dichiarato l’opportunità di togliere soldi agli asili nido o al servizio doposcuola, oppure ancora ai tanti eventi che si organizzano in città.
Spesso è, primariamente, una questione di pulizia delle aree, anche se la manutenzione del verde non è del tutto secondaria: lo segnala il consigliere La Porta che rileva il totale abbandono della piazzetta Nicholas Green a Marina di Ragusa.
La segnalazione di La Porta è la conferma dei nostri dubbi sulla efficacia della gestione del servizio che, evidentemente avrebbe bisogno di un rinnovo del personale incaricato: perché accade questo a Marina dove, come ammette lo stesso la Porta, funziona la pulizia quotidiana delle spiagge, dei lungomare, della pista ciclabile, c’è evidentemente un criterio errato di priorità che deve trovare nuovi responsabili.
Stesso tipo di rilievo quello del consigliere Morando che segnala l’abnorme crescita di sterpaglie nell’area a verde attrezzato di via Paolo Stoppa, una mini foresta in zona residenziale, dove addirittura le fronde delle piante ricoprono le panchine.
Nei giorni scorsi abbiamo sottolineato noi stessi come il verde della biblioteca comunale è in totale abbandono, lo spartitraffico per Marina, quello del viale Europa, sono in condizioni indecenti, dappertutto si ritrovano giacimenti di erba spontanea di cui nessuno si cura.
Ribadiamo che si tratta di cattiva gestione e pessima programmazione: l’esempio ce lo fornisce lo stesso ente comunale con un comunicato che annuncia l’inizio di una collaborazione con 28 giovani migranti, richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale o umanitaria, residenti presso i centri di accoglienza della Fondazione San Giovanni Battista, che saranno impegnati, fino al 31 dicembre, in attività di salvaguardia e manutenzione del verde pubblico (ville e spazi verdi comunali) e di aree urbane come strade, aiuole, cimiteri etc.
Tralasciando in questa sede di fare commenti sulla natura del servizio e sugli aspetti particolari, come quelli del servizio nei cimiteri che dovrebbe essere già espletato da ditta appositamente incaricata tramite bando pubblico, nonché sulla opportunità e sui criteri di utilizzo dell’opera di questi migranti, rileviamo il lavoro svolto nella piazzetta Ancione, dove è stato restituito un livello di decoro accettabile
Un servizio, come ha sottolineato l’assessore Leggio, “molto importante perché ha il nobile obiettivo di costruire un orizzonte di valore sociale e civico condiviso mediante attività di volontariato da parte dei migranti ospiti dei centri di accoglienza al servizio del territorio dove attualmente vivono”.
Ma è impossibile non rilevare come fra i primi interventi si è scelto di operare, nel primo giorno di lavoro, nella villetta San Giovanni e in quella della Prefettura.
È la dimostrazione che la scelta delle priorità è del tutto particolare, si tratta di aree private, della Cattedrale e del Palazzo del Governo, che, di certo, non avevano bisogno di interventi urgenti.
La Fondazione San Giovanni, naturalmente, ha tutte le libertà, nei limiti previsti dalla legge, di utilizzare i migranti come meglio ritiene opportuno e per come consentito dagli accordi nazionali e internazionali sull’accoglienza dei migranti.
Ma che l’assessore Leggio vanti il servizio operato in aree private nel contesto dell’avvio del progetto, denominato “City Act”, è uno schiaffo alle tante segnalazioni di effettivo degrado inoltrate dai consiglieri comunali, dalle associazioni e dalla stampa, segnale che la gestione delle priorità non funziona.
