di Cesare Pluchino
Seduta di consiglio comunale, quella di giovedì 29 gennaio, monopolizzata dall’annullamento dello spettacolo per la Giornata della Memoria
Inevitabile che i lavori dell’ultima seduta di gennaio del consiglio comunale, fra l’altro seduta ispettiva, fossero monopolizzati dall’annullamento dello spettacolo organizzato all’auditorium della Chiesa di San Vincenzo Ferreri.
Seduta dominata dalla presenza, isolata al banco dell’amministrazione, dell’assessore Stefania Campo che non si è tirata indietro, rispetto alle prevedibili polemiche, e ha voluto puntualizzare i motivi delle sue decisioni che hanno voluto tutelare, innanzitutto, sicurezza degli artisti e del pubblico, oltre a riaffermare, con convinzione estrema, che prima di tutto viene il rispetto delle regole.
Come già si avvertiva nell’aria, dall’indomani dei fatti, tutto il polverone sollevato, per buona parte in forma del tutto strumentale, si è diradato in poco tempo. In consiglio sono arrivate le proteste di soli quattro consiglieri, è mancato alla causa di quanti hanno interpretato le decisioni della Campo come una censura nei confronti di Cilia, il sostegno, scontato in questi casi, degli intellettuali, del mondo della cultura, dell’arte che con l’assenza e il silenzio hanno ridimensionato, non poco, i fatti e i protagonisti.
La pletora dei comunicati politici è arrivata sgonfia in consiglio, dove c’è stata solo polemica sarcastica, strumentale, che non è riuscita nemmeno a sfiorare i contenuti artistici che sarebbero stati violati.
Parole grosse utilizzate da Sonia Migliore, da Mario Chiavola e da Mario D’Asta, evento gravissimo, crimine sulla cultura, censura, abuso d’ufficio, senso profondo di angoscia, a cui Giorgio Mirabella ha aggiunto vergogna, sconforto e sconcerto, che hanno lasciato indifferente Stefania Campo, tranquillamente in attesa di esprimere le sue dichiarazioni.
La poca convinzione nella protesta è risaltata anche dagli interventi dei consiglieri di opposizione sui temi tradizionali, sulle normali segnalazioni che hanno evidenziato uno sconcerto per l’accaduto più di facciata e di ruolo che di sostanza, peraltro ammesso da qualcuno di loro, a microfoni spenti.
Inevitabile rimarcare l’assenza, di certo significativa, sicuramente da addebitare a improvvisi impegni, dei consiglieri Tumino e Lo Destro, presenti ad inizio di seduta, per pochi minuti.
Impossibile non ascoltare l’assordante silenzio determinato dalla latitanza del Sindaco e della Giunta, rappresentata, ad affiancare la Campo, dal solo Salvatore Corallo
Ma, forse per la prima volta, si è assistito ad una corale azione di replica dei consiglieri del Movimento 5 Stelle, la cui insolita e appassionata difesa ha quantomeno pareggiato i rilievi delle opposizioni. Addirittura si è assistito a reazioni scomposte di qualche consigliere di opposizione che non è riuscito tollerare i toni decisi dei grillini.
Il capogruppo Spadola si è meravigliato per il comportamento di quanti non hanno voluto dare seguito allo spettacolo, di quanti sono stati i reali affossatori dell’iniziativa che hanno voluto difendere a tutti i costi in malo modo, nonostante le evidenti mancanze organizzative. Atteggiamento inutilmente arroccato sulle posizioni indifendibili che hanno determinato il fallimento della serata. Da parte della maggioranza pentastellata si arriva anche a pensare che tutto possa essere stato, se non premeditato, di certo concertato in maniera provocatoria, approfittando della buona fede dei giovani organizzatori che sono rimasti sì enormemente delusi ma anche silenti di fronte ai rimproveri per essersi lasciati trascinare in una strumentalizzazione politica di basso livello, da cui, peraltro, hanno voluto subito dissociarsi in maniera netta.
Non meno incisivi sono stati gli interventi dei consiglieri Leggio e Dipasquale che, semplicemente, hanno smontato l’enfasi accusatoria delle opposizioni, Leggio richiamando le regole precise che regolano il Patrocinio comunale, il suo collega mostrando, addirittura due locandine dell’evento, quella vidimata per il Patrocinio e quella dove sono stati aggiunti e sostituiti artisti, senza neanche una quantomeno doverosa comunicazione.
Il capolavoro è stato quello del consigliere Federico che ha solo sfiorato i fatti motivo della contesa, con plateale distacco, e ha lanciato i suoi strali contro le politiche di Renzi, la sua imposizione dell’IMU agricola, la vecchia amministrazione accusata di avere lasciato le strade della città in condizioni pietose, tutte cose che, nonostante avrebbero potuto essere non considerate, per l’attuale momento che vede Renzi protagonista, a livello nazionale, hanno fatto cadere nella provocazione i consiglieri di opposizione e, particolarmente, Mario Chiavola, renziano degli ultimissimi minuti.
La bagarre è stata del tutto annullata dall’intervento di Stefania Campo che, senza curarsi di quanto eccepito, ha chiarito la sua posizione, senza lasciare spazio a repliche o ulteriori considerazioni.
L’assessore non ha difeso le sue scelte ma ha indicato le normative che ha semplicemente rispettato, tutelando, prima di tutto, il Comune. Si è trattato solo di verificare quanto fosse lecito e quanto, invece, non lo era.
Un progetto modificato dopo l’autorizzazione, in maniera sostanziale, con l’inserimento di una struttura artistica di dimensioni notevoli e una mostra di quadri non annunciata.
Più si andava avanti e più si disattendevano le regole alle quali gli organizzatori, in un primo momento, palesavano l’intenzione di adeguarsi, senza , però, riuscire a mantenere gli impegni per le pressioni di quanti hanno preferito o voluto l’azione di forza.
Nessuna prevenzione nei confronti di Cilia, né di altri artisti, solo rispetto delle regole a tutela della collettività, piaccia o meno.
Il caso ha voluto che, in chiusura di seduta, si discutesse una interrogazione di Sonia Migliore sul progetto, bloccato dall’amministrazione, per la collocazione di due opere scultoree di Cilia, commissionate dalla Guardia di Finanza, da allocare ai piedi della torre di piazza Libertà.
Il progetto fu bloccato con la motivazione, evidentemente accolta dalla Guardia di Finanza, che le opere non avessero potuto trovare idonea collocazione a seguito del previsto progetto di rifacimento della piazza Libertà.
La Migliore, con una delle sue consuete puntuali interrogazioni, ha cercato di fissare l’attenzione sugli interventi di ripristino del sacrario sottostante alla torre, districandosi fra autorizzazioni per i lavori e pareri della Soprintendenza che hanno ricevuto sintetiche ma esaustive risposte, circostanziate, dell’Assessore Corallo e dell’ing. Scarpulla.
Il blocco del progetto per la collocazione delle opere del Cilia costituì la cartina al tornasole di un rapporto dell’artista con la nuova amministrazione non improntato alla massima considerazione che gli era riservata da quella precedente di Nello Dipasquale. Una scarsa considerazione, forse anche malcelata da parte del Sindaco Piccitto e dei suoi assessori, che ha innescato e trascinato dietro di sé una serie di polemiche verbali che hanno costituito l’humus adatto per strumentalizzazioni di tipo politico, a cui può essere legato l’annullamento dello spettacolo di Ibla.
