Interventi e idee per il centro storico di Ragusa (2)

di Cesare Pluchino
Sintesi degli interventi della prima parte del convegno dedicato a “Nuove idee per il centro storico di Ragusa a 35 anni dalla Legge Regionale 61 /81”
Le relazioni dell’avv. Gaetano Barone e dell’on.le Giorgio Chessari

Interventi di eccellenza quelli che hanno dominato la prima parte dei lavori del convegno sul centro storico:
pubblico privilegiato nel poter ascoltare l’avv. Gaetano Barone, un luminare di legislazione urbanistica, spettatore privilegiato, a sua volta, per l’attività professionale forense, dello stravolgimento del tessuto urbanistico di molte città, fra cui Ragusa.
L’analisi dell’avv. Barone è partita dal tentativo, non riuscito, dell’on.le Fiorentino Sullo, di dare vita ad una riforma urbanistica molto avanzata, che fu osteggiata, all’interno della Democrazia Cristiana, di cui faceva parte e che rappresentava nel Governo come Ministro dei Lavori Pubblici, da elementi del partito legati alla grande proprietà fondiaria.
Negli anni ’50 del secolo scorso gli italiani uscivano dall’isolamento del fascismo e della guerra, i cittadini si accorgevano che, in altre nazioni, c’erano più favorevoli condizioni abitative, mentre le diverse condizioni economiche consentivano l’aspirazione di migliorare le stesse.
La legge urbanistica del 1942, l’abbandono delle campagne verso la città, il passaggio da una economia agricola ad una industriale sono fattori che favoriscono l’espansione edilizia, i terreni adiacenti alla preesistente edificazione subiscono un trasformazione, quello che prima era  terreno agricolo diventa edificabile, il coltivatore diretto diventa speculatore edilizio, nasce la rendita fondiaria.
Ma, evidenzia l’avv. Barone, è un fenomeno anomalo: tutte le rendite sono frutto di un capitale investito e del lavoro. In questo caso, invece, ci sono solo terreni che aumentano di valore, talora in maniera spropositata, i proprietari restano nei loro salotti per vedere crescere i capitali e le rendite.
L’espansione edilizia che ne deriva è, il più delle volte, senza regolamentazione urbanistica.
Di pari passo lo svuotamento dei centri storici che perdono la prevalente funzione abitativa.  
Anche Cervellati, autore del PRG di Ragusa, ritenuto un conservatore rigido, grande studioso dei quartieri storici, riteneva indispensabile la riqualificazione dei nuclei abitativi originari, anche con massicce ristrutturazioni.
L’avvocato Barone ne parla con trasporto e passione, le stesse che, quando era assessore all’urbanistica della giunta Chessari, infondeva nelle comunicazioni a Palermo, all’assessorato di competenza, nelle quali si leggeva : ‘’ con la previsione dell’intervento di ristrutturazione si attua non solo una idea di piano ispirata alla continuità fisica e temporale, ma anche una inversione di tendenza dei concetti di pianificazione che  spostano i quartieri abitativi verso la periferia’… l’adeguamento del patrimonio edilizio esistente è condizione per una rigenerazione e il recupero dei quartieri e per la  riqualificazione dei centri storici’’
Non meno coinvolgente l’intervento di Giorgio Chessari che ha voluto ringraziare, prima di ogni considerazione, il gruppo consiliare del partito, e segnatamente il capogruppo Giorgio Massari: la riproposizione di una problematica acuita dalla crisi persistente, che hanno reso, insieme,  il centro simile ad un deserto, è importante perché deve servire a sollecitare attenzione e deve responsabilizzare l’amministrazione e le forze politiche per una convergenza, senza la quale non si potrà risolvere nulla.
Il padre della legge su Ibla ricorda i primi interventi, sui giornali dell’epoca anni ’60 e ’70, con i quali fasce diverse della collettività, per censo, idee politiche e posizione nella società civile,  disquisivano sulle necessità di tutela del patrimonio dei beni culturali, esigenze accompagnate, sempre più spesso, dalla consapevolezza del problema di una pianificazione che assicurasse anche la salvaguardia di quello urbanistico.
Nel dibattito si inseriva il Partito Comunista, recependo le necessità ed estendendole alle dimore minime dei poveri. Riteneva doveroso occuparsi anche delle condizioni abitative disagiate.
Chessari ci ha parlato, nel suo discorso, di un aspetto che emerge, con prepotenza, anche attualmente: quello dei poteri forti che dominavano, come ora, la città. Quei poteri che avevano deciso che la zona A era Ibla, mentre Ragusa superiore era zona a sé.
Quei  poteri forti che determinarono il primo scempio urbanistico della città, con la demolizione di palazzi importanti che vennero eliminati per far posto ad esibizioni architettoniche spesso di dubbio gusto ma dal forte carattere speculativo, oppure per la ricostruzione di alcune dimore di notabili secondo più moderni canoni abitativi, ma in contrasto con le necessarie caratteristiche urbanistiche di unitarietà di un centro storico che venne stuprato in nome della modernità.
Ci si rese conto, da subito, che nulla si poteva contro i poteri forti, ma occorreva, ugualmente, un intervento che servisse ad arginare il tentativo di demolire e sostituire il centro storico superiore. Si pose il tema di portare avanti una impostazione al problema di carattere culturale di tutela del patrimonio e dell’edilizia spontanea. Già nel 1970 questi temi erano oggetto del programma elettorale del Partito Comunista.
Per Giorgio Chessari esiste un unico dato che, ancora, può essere considerato positivo, la presenza di 19.000 persone in centro storico, anche se solo 5000 occupano la zona A e la vecchia B1, cioè Ibla e l’area attorno alla Cattedrale.
Urge far ritornare la gente in centro, occorre favorire l’insediamento abitativo, anche con convenienze di carattere economico, con il coinvolgimento delle forze culturali, ma serve l’eliminazione assoluta dei vincoli passivi che, persistendo, porteranno alla fine definitiva del centro storico.
La prima parte del convegno è stata chiusa dalla relazione dell’architetto Carlo Alberto Maggiore che ha riportato la sintesi dei lavori del work shop di architettura, tenutosi in città nello scorso mese di settembre.
Sono state illustrate molte delle soluzioni proposte, dedicate all’area ovest del centro storico, quella che dalla Cattedrale arriva ai Salesiani, ricche di proposte interessanti, in riferimento alla ricerca di valorizzazione, in termini di socialità, delle diverse zone del centro storico, spesso poco conosciute e apprezzate.

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