Ormai i giudizi positivi emessi dal TAR di Catania a favore del Comune di Ragusa e, conseguentemente, dell’amministrazione Piccitto, non fanno più notizia.
Tanti si sono appellati al tribunale amministrativo per cercare di scardinare il fortino pentastellato, ma, finora con nessun risultato.
In estate era arrivato il parere del CGA sulla regolarità delle procedure di affidamento del servizio di igiene urbana, sentenza favorevole, addirittura del TAR del Lazio per il contenzioso con il Ministero di Grazia e Giustizia per le spese affrontate per il tribunale, ci limitiamo a citare i pronunciamenti più eclatanti.
Senza citare le tante occasioni nelle quali diversi componenti delle opposizioni hanno minacciato di adire le vie del tribunale amministrativo e della Procura della Corte dei Conti sulle più svariate tematiche ammnistrative.
Spesso siamo stati accusati di essere di parte e siamo stati criticati quando abbiamo giudicato inefficaci e strumentali le strategie di alcuni consiglieri comunali per condurre una opposizione ferma e risoluta all’amministrazione in carica.
Molti hanno scelto la via del TAR, sognando che, da un pronunciamento a loro favore, fosse potuto derivare consenso in termini politici ed elettoralistici.
Si è diffuso in queste ore il pronunciamento del TAR a proposito della delibera di consiglio comunale del 30 dicembre 2016, quella che riuscì ad imporre le stesse variazioni di bilancio che una precedente delibera aveva bocciato non ratificando la proposta della Giunta Municipale.
Scrivemmo, al tempo, “Non abbiamo le competenze per decretare chi abbia ragione e chi abbia torto, non vogliamo nemmeno tentare di esprimere pareri da profani, ma nulla ci può impedire di rilevare atteggiamenti provocatori e da agitatori di professione, mentre non mancano segnali di una attività di opposizione non ispirata alle eccezioni procedurali e di illegittimità degli quanto, piuttosto, ai tentativi di rivalsa”
E ancora: “Da una parte c’è una amministrazione che si fa forte del plebiscitario consenso elettorale e dei pareri, intoccabili, fino a diversa sentenza di organi superiori, di segretario generale e dirigente che hanno apposto pareri di legittimità agli atti.
Dall’altra una accozzaglia, intesa come massa discordante di posizioni, di opposizioni di vario tipo e di varia origine, ormai pervasa da un furore biblico contro le posizioni dell’amministrazione.”
Ci furono diffide, firmate dai capigruppo delle opposizioni, che intimavano al Presidente del Consiglio di non convocare il civico consesso perché la proposta di delibera consiliare non sarebbe stata ammissibile.
In commissione ci furono consiglieri che sottolinearono come l’atto non avesse motivo di esistere, come fosse anomala, improvvida e irrituale la proposta di iniziativa consiliare, come fossero stati presenti palesi profili di illegittimità.
Sottotitolammo il nostro resoconto della seduta di consiglio comunale del 30 dicembre così: “14 ore di seduta del consiglio comunale che ha chiuso il 2016 con il più indecente spettacolo di sempre, organizzato dalle opposizioni unite”
“Grida, aggressioni verbali, offese, gesti da trivio, provocazioni per indurre alla rissa, dita puntate in tono minaccioso, atteggiamenti insensati all’insegna della totale assenza di ogni minimo senso di rispetto per l’istituzione e per i presenti in aula consiliare, addirittura un attacco di stampo maschilista all’indirizzo della vicepresidente del Consiglio Comunale, tollerato dalle donne delle opposizioni, generale strategia della tensione, della provocazione e del più becero ostruzionismo, per la più indecorosa seduta del Consiglio Comunale di Ragusa, di tutti i tempi, giudicata tale dagli addetti ai lavori che, unanimemente, non ricordano di avere mai assistito a spettacoli di così basso livello.”
“Il clima e l’atteggiamento delle opposizioni è condensato nelle due immagini delle consigliere Marabita e Nicita, le dichiarazioni della prima, profondamente contrita, coinvolta, forse nella sua totale inconsapevolezza, in una becera strategia di rivalsa ordita da non rassegnati compagni di meetup, il suo abbandono finale, danno il segno della consistenza delle posizioni.
Il gesto del mezzo braccio della consigliera Nicita, all’indirizzo del primo cittadino, dal quale nessuno dell’opposizione si è dissociato, è esplicativo dell’intima essenza di tutti i protagonisti di questa brutta pagina della città.”
Fu la seduta nella quale intervenne la Polizia chiamata dalle stesse opposizioni per rigirare la frittata di una situazione ormai al limite.
Ora arriva il pronunciamento del TAR di Catania: i ricorrenti, i consiglieri Iacono, Ialacqua, Massari, Migliore e Nicita volevano impugnare la deliberazione del 30 dicembre 2016, n. 78 con la quale venivano praticamente riproposte e approvate le stesse variazioni di bilancio che la Giunta aveva precedentemente sottoposto alla ratifica del civico consesso, senza ottenerne l’approvazione.
I ricorrenti chiedevano l’annullamento della deliberazione per illegittimità, operando una variazione di bilancio sostanzialmente identica a quelle decadute a seguito di voto contrario del Consiglio Comunale, consentendo, così, una elusione della mancata ratifica delle variazioni adottate dalla Giunta.
Nella sentenza sono stati elencati i vari motivi di impugnazione, fra cui la violazione dello ius ad officium dei consiglieri comunali, eccesso di potere per sviamento della funzione tipica, e altre illegittimità della deliberazione, con violazioni del Regolamento Comunale e del Regolamento di contabilità.
In particolare, il Comune, dopo una prima memoria difensiva, evidenziava come il Consiglio Comunale con delibera del 6 luglio 2017, avesse approvato il bilancio triennale di previsione relativo agli anni 2017-2019, con conseguente venir meno dell’interesse dei ricorrenti alla coltivazione del ricorso, carenza di interesse, in relazione alla citata intervenuta deliberazione del Consiglio, che faceva trapelare profili di improcedibilità del ricorso.
Il ricorso, appunto, è stato dichiarato improcedibile per questa sopravvenuta carenza di interesse dei ricorrenti che nessuna utilità avrebbero dall’annullamento del provvedimento impugnato.
Sussistendo giusti motivi, atteso il carattere meramente processuale della pronunzia, il TAR ha deciso di compensare, integralmente, fra le parti, le spese di giudizio.
In pratica, per il capriccio dei ricorrenti, che, dopo i pareri del Segretario Generale e dei Dirigenti e dopo la bocciatura delle pregiudiziali, hanno voluto insistere, ricorrendo al TAR, il Comune, i cittadini, si ritrovano a dover pagare anche la parte di propria competenza delle spese processuali e di difesa.
(le foto dell’articolo si riferiscono ai ‘momenti caldi’ della seduta di Consiglio Comunale del 30 dicembre 2016)
