La regione palla al piede dei centri storici

Peppe Calabrese, con la sua associazione Pericentro, ha organizzato un incontro per fare il punto, con qualificati relatori, sulle possibilità di ridare vita ai centri storici della Sicilia e, in particolare a quello della nostra città.
Un convegno abbastanza partecipato che metteva al centro dell’attenzione la legge regionale n. 13 del 2015, della quale il primo firmatario è stato il nostro onorevole Nello Dipasquale, per approfondire tematiche irrisolte e impantanate nelle sabbie mobili di una regione che appare sempre più come la palla al piede della Sicilia che vuole progredire e incanalarsi sulla strada di un definitivo rilancio
Ad introdurre i lavori il presidente dell’associazione, Peppe Calabrese, a cui hanno fatto eco i saluti istituzionali dei presidenti dell’Ordine degli architetti, Salvatore Scollo, e del Collegio dei Geometri, Salvatore Mugnieco.
Molto qualificato il parterre dei relatori, a cominciare dall’ing. Franco Poidomani, autore della parte tecnica della legge; hanno apportato validi contributi il soprintendente Calogero Rizzuto, Il sindaco di Modica, Ignazio Abbate, l’architetto Giuseppe Cucuzzella e l’on.le Nello Dipasquale che, da padre della legge, ne ha illustrato le varie sfaccettature. Molto seguite anche le testimonianze dell’on.le Giorgio Chessari e del prof. Giorgio Flaccavento che hanno confermato la loro qualificata attenzione sulle criticità dei centri storici e del nostro in particolare.
Gli interventi dei rappresentanti degli ordini degli architetti e dei geometri hanno messo in evidenza la necessità di poter applicare la legge 13 per un effettivo recupero e tutela del centro storico.
L’ing. Franco Poidomani ha evidenziato come la legge vuole superare tutti gli ostacoli che si frappongono ad interventi in centro storico, primo fra tutti l’obbligo, derivante da una legge del 1942, della redazione dei piani particolareggiati.
Lo stesso ostacolo che si frappone ancora per Ragusa, perché la legge prevede che chi ha redatto il Piano particolareggiato non può usufruire delle nuove norme, e che tutti sono stati concordi nel considerare primo elemento di modifica di norme delle quali è riconosciuta la valenza ai fini della rinascita del tessuto urbano antico dei centri abitati.
L’intento della legge è quello di dare un ruolo al progettista, attraverso un circuito virtuoso che deve comprendere solo Soprintendenza, progettista e Comune: il cuore della normativa è l’identificazione delle tipologie edilizie, attraverso uno studio di dettaglio che, in provincia, è stato realizzato solo dai comuni di Modica e di Pozzallo.
Il Soprintendente Rizzuto ha voluto mettere in evidenza il centro storico che non è solo bene culturale ma colonna portante del PIL per la sua funzione di attrattore turistico, citando le esperienze di Ortigia e di Agrigento e rilevando come sia importante la sua funzione di aggregato urbano da rivitalizzare per i giovani.
Rizzuto ha rimarcato la finzione importante della politica per dare piena attuazione alla legge che ha bisogno di altre iniziative e di fondi di cui devono poter disporre i Comuni, al momento impossibilitati a produrre i piani e gli studi necessari.
L’on.le Nello Dipasquale ha ripercorso l’iter della legge, gli intendimenti ispiratori e le esperienze, importanti, vissute al Comune di Ragusa, all’esterno per gli innumerevoli elementi di edilizia abitativa minima esistente nella nostra città, e all’interno del Comune, con tutte le vicissitudini seguite all’approvazione del Piano particolareggiato dei centri storici e alla discutibile impugnazione del CRU che, in sintesi, impedì l’abbattimento e la ricostruzione, escludendo anche l’ipotesi dei necessari accorpamenti che, in un centro storico come quello di Ragusa, costituiscono l’unico sbocco per una vera riqualificazione dell’abitato antico.
Senza la possibilità di aggredire il tessuto urbanistico è vanificata ogni ipotesi di rinascita, essenziale, per Dipasquale, poter aggredire l’edilizia non qualificata per poter assistere alla resurrezione delle vecchie case su tre livelli.
Il Sindaco di Modica, Ignazio Abate ha portato il contributo dell’esperienza della città della Contea, che si è avvalsa, per la valenza del suo tessuto urbano, della qualificata collaborazione dell’Università di Palermo.
L’architetto Cucuzzella ha intrattenuto i presenti con una dettagliata analisi della situazione, ha parlato della necessità della pianificazione negoziata, sperimentata con successo nella vicina Catania, con il masterplan di San Berillo, che ha posto le basi per la rinascita del centrale quartiere della città etnea, riferendosi anche all’istituto della STU, la società di trasformazione urbana, per i piani di recupero delle parti degradate, tutti spunti qualificati che devono essere consegnati alla politica per poterli trasformare in strumenti di effettivo sviluppo e crescita.
Interessante l’intervento dell’on.le Giorgio Chessari che ha rivendicato l’esigenza di un intervento indispensabile della politica che deve riappropriarsi del ruolo che le spetta, sono i Comuni che devono decidere le sorti delle città e, segnatamente , dei centri storici che non devono essere vittime e prede dei soliti noti.
Per il prof. Flaccavento ci sono scelte ineludibili da intraprendere per consentire il necessario ritorno in centro storico di residenti e attività commerciali, essenziali per far rivivere le città.
Peppe Calabrese ha sintetizzato i contenuti della serata che si è rivelata un piacevole e qualificato momento di confronto sulle problematiche del centro storico e ha anticipato il progetto di una analoga iniziativa dedicata alle periferie e alle contrade, al momento prive dei servizi essenziali, nel contesto delle finalità e dei programmi dell’associazione Pericentro, nata per contribuire al miglioramento del nostro territorio partendo dalle periferie ma ponendo il centro sotto i riflettori.

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