Il caso politico: il PD invita Massari a lasciare il gruppo consiliare, Massari esegue, D’Asta ammette che non rifarebbe la stessa scelta e apre all’ex compagno capogruppo

Era stato il segretario dell’Unione Comunale di Ragusa, Peppe Calabrese, che è anche il candidato sindaco del partito per le prossime amministrative, a chiedere chiarezza all’ex capogruppo, invitandolo a dimettersi se non vuole più aderire al progetto del partito.
La richiesta era partita nel contesto di alcune considerazioni dello stesso Calabrese, rilasciate alla giornalista Laura Curella, nelle quali il segretario cittadino escludeva la possibilità di un passo indietro relativamente alla sua candidatura a sindaco, nel caso non fosse passato attraverso un metodo democratico di selezione, leggi primarie. Calabrese rivendicava l’unità raggiunta e la responsabilità del PD di Ragusa che ha portato alla costruzione di un fronte comune compatto, necessario per raggiungere i necessari consensi.
Non si faranno passi indietro, secondo il candidato sindaco, per amore dell’unità del centrosinistra, considerate anche precedenti esperienze negative in tal senso.

Giorgio Massari non ha esitato a esplicitare la sua distanza dal PD, alla prima seduta utile del Consiglio Comunale: eletto nelle liste del Partito democratico, lascia il gruppo.
Ha formalizzato la decisone nel corso della seduta di lunedì 22 gennaio, con una dichiarazione nel corso delle comunicazioni della seduta stessa.
Dopo aver atteso, per garbo istituzionale, la presenza in aula del capogruppo del PD, Mario D’Asta, Massari ha esordito affermando che “si trattava di cosa scontata, dal momento che, da ormai da un anno, non aveva rinnovato la tessera del partito.
“In questo periodo – ha detto – anche grazie al capogruppo del PD, la vicenda consiliare è stata autonoma e distinta dal partito. Era opportuno che venisse esplicitata una marcata differenza fra me e il PD, evidente e nota da un anno, la ribadisco per ottemperare a gentili richieste fatta dal PD.
Ottempero dicendo che non intendo far parte del gruppo consiliare PD, ringrazio il capogruppo che mi ha dato il tempo per esplicitare nel momento possibile questa volontà, quindi chiedo al Segretario Generale di registrare la mia fuoriuscita dal gruppo PD”.

Significativa la dichiarazione resa dall’attuale capogruppo del partito al Consiglio Comunale, Mario D’Asta, dopo le dichiarazioni del consigliere Giorgio Massari:

“Ho ascoltato le dichiarazioni del consigliere Massari, dispiace perché oltre ai legami istituzionali ci sono i valori umani, questa vicenda è degenerata perché, probabilmente, abbiamo commesso una forzatura, non abbiamo riflettuto bene, forse anche l’ex capogruppo Massari ha sbagliato qualcosa.
Io non so se rifarei quella scelta, questo da un punto di vista umano. Da un punto di vista istituzionale, riconosciuto questo passaggio, non abbiamo esitato a mantenere il consigliere Massari, d’accordo con il collega Chiavola, nelle stesse commissioni dove aveva adoperato e bene.
Noi riteniamo Massari una risorsa, dentro il consiglio comunale e fuori. Il nostro atteggiamento, dentro il Consiglio Comunale è di apertura e di inclusione.
Certo riteniamo legittime le richieste del segretario cittadino del PD che chiede, a suo modo, di fare chiarezza, perché è normale che se uno non è iscritto al Partito Democratico possa essere obbligato ad essere coerente
negli organi istituzionali.
Di certo questa cosa dispiace, noi, Chiavola e il Partito Democratico, speriamo, fino alla fine, che si possa trovare una soluzione, fuori da questa aula, perché politicamente il centrosinistra ha bisogno di Giorgio Massari e di quelle che lo stesso può elaborare per la città.
Ci teniamo a precisarlo, come gruppo consiliare”
Se le dichiarazioni in aula del capogruppo D’Asta possono non sorprendere per la caratura politica di Giorgio Massari, inevitabile soffermarsi sule considerazioni che non contraddicono quelle del segretario politico, ma suscitano, comunque, delle riflessioni.
In pratica D’Asta parla di una vicenda degenerata per una forzatura, per mancata riflessione, per “qualcosina” di sbagliato.
In pratica una esplicita ammissione dell’errore di aver defenestrato Massari dalla carica di capogruppo, aggravato dall’aver mantenuto, comunque, Massari, nelle commissioni delle quali faceva parte, questo per le contorte norme del regolamento consiliare.
Impossibile non rilevare come si è voluto sottolineare il fatto che Giorgio Massari sia considerato una risorsa tale da garantirgli apertura e ricerca di inclusione, auspicando la soluzione che possa restituire al centro sinistra l’uomo e le sue idee per la città.
Sono le meraviglie della politica, perché dovrebbero essere solo retorica, dopo l’invito ad andarsene, considerando anche che Massari poteva restare nel gruppo di appartenenza, da indipendente, come scelta tecnica adottata da altri consiglieri
Un ennesimo tassello del caos politico che si vive attualmente, segnatamente a livello locale.

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