di Cesare Pluchino
Senza denunce, senza esposti, senza carabinieri, Mario D’Asta fa opposizione su fatti concreti, mirando al futuro della città e non solo per raccogliere consenso
Che voglia essere opposizione costruttiva lo si evince dalle ultime righe di una interrogazione, già apparsa sulla pagina facebook del consigliere democratico Mario D’Asta: si chiede all’amministrazione se ritenga, ancora, strategicamente utile tenere separate le deleghe di turismo e beni culturali.
Considerando le valutazioni sul turismo, che andremo, appresso, a passare in rassegna, e assodato il plauso per l’operato dell’assessore ai beni culturali Stefania Campo, espresso dal capogruppo Massari in conferenza stampa sul bilancio preventivo, se due più due quattro, restano poche interpretazioni sulle considerazioni del vicepresidente provinciale del Partito Democratico.
D’Asta, non a torto, pensa che il solo Montalbano, fra l’altro non destinato all’immortalità, non possa reggere, da solo, il peso del turismo per il nostro territorio.
La promozione del territorio ibleo non può vivere solo sulle immagini del tardo barocco della fiction televisiva, ancorché di forte impatto promozionale.
Ci sono state, in effetti, non solo nel capoluogo, delle preoccupanti “epidemie”: il riconoscimento UNESCO, il porto, l’aeroporto di Comiso, Montalbano, che hanno, sicuramente, proiettato Ragusa su scenari prima impensabili, ma hanno fatto dimenticare l’abc delle strategie turistiche.
Nell’immobilismo e per l’incapacità totale di quanti sono preposti al turismo, dai livelli regionali a quelli locali, anche il Comune di Ragusa si è fatto trascinare sulla scia dell’inefficienza con misure e iniziative di secondo piano.
Non a caso, D’Asta cita una iniziativa che, potenzialmente, poteva rappresentare per Ragusa una vetrina internazionale, ma che è rimasta sui tavoli dei responsabili del turismo più attenti a occuparsi di chiese aperte, servizio radiotaxi, strategie per chiudere a turno gli uffici turistici e dei giusti numeri civici per l’approvvigionamento di materiale turistico.
Nei mesi scorsi, Teodoro Auricchio “restauratore di fama internazionale, trent’anni di esperienza sui “legni” più delicati, dai mobili di Ercolano al coro del Duomo di San Giorgio a Ragusa Ibla, e oggi presidente dell’Istituto Europeo del Restauro di Ischia”, aveva proposto al Comune di Ragusa una interessante iniziativa che, di certo, andava verificata ma della quale nulla si è saputo.
L’Istituto europeo del Restauro, patrocinato moralmente dal Ministero dei Beni delle attività Culturali e del Turismo, dalla Regione Campania, dal Comune di Ischia e premiato per l’evento con la Grande Medaglia del Presidente della Repubblica Italiana, in collaborazione con i Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles, ha dato inizio il 18 ottobre del 2014 ad un importante progetto scientifico-culturale finalizzato alla ricerca e al restauro in pubblico di cinque importantissimi sarcofagi egizi della XXI dinastia, appartenenti alla collezione egizia del museo belga, una delle più note a livello internazionale.
Questi antichissimi reperti provengono dal secondo famosissimo nascondiglio di Deir El-Bahari (Bab el-Gasus) a nord del tempio di Hatshepsut, ritrovati nel 1891.
Dal 26 ottobre 2015 al 30 aprile 2016 la manifestazione sarà trasferita a Bruxelles presso il museo del Cinquantenario nell’ambito della Grande Esposizione dal titolo “Sarcofagi. Sotto le stelle di Nut”.
Nel corso della manifestazione sarà utilizzato, per il restauro in pubblico, un modulo laboratoriale espositivo denominato Europa Expositive Laboratory Module, un tunnel di cristallo lungo 16 metri altamente tecnologico collocato nelle sale della mostra, ideato e realizzato dall’Istituto Europeo del Restauro.
Per l’occasione, attraverso un accordo tra la direzione d’istituto e i partners promotori dell’evento vi sarà la possibilità di promuovere iniziative atte a far conoscere al pubblico le proprie realtà istituzionali o private.
Mario D’Asta giudica poco attenta la valutazione dell’amministrazione, per non aver colto l’occasione di legare il nome della nostra città ad un evento di così grande prestigio.
Sottolinea come, attraverso la valorizzazione e la salvaguardia di un bene, si possa dare vita ad un indotto socio-economico caratterizzato da molteplici progetti collaterali e come si perda una opportunità, per la comunità ragusana, di trovarsi catapultata su un palcoscenico di rilievo internazionale, preordinato ad offrire risvolti poliedrici.
Non conoscendo i particolari della proposta e le diverse opportunità, né i costi dell’operazione, non ci sentiamo di condividere a scatola chiusa l’iniziativa ma è appunto il fatto che non si sia saputo nulla a sollevare forti perplessità sull’operato dell’assessorato.
Per D’Asta questo tassello, giudicato negativo, si inserisce in una fallimentare programmazione per l’EXPO che ha privato Ragusa della importante vetrina dell’esposizione universale.
Abbiamo cincischiato, grazie anche ai nefasti consigli di chi ha utilizzato la tassa di soggiorno come merce di scambio, stanziando somme per ipotetiche rotte aeroportuali e improbabili iniziative milanesi abortite nel più assoluto anonimato o addirittura non realizzate per macroscopici errori di pianificazione.
Risulta pura utopia l’aspirazione di D’Asta che auspica elaborazioni e idee che possano portare Ragusa in Europa e riportare pezzi di Europa nella nostra città, dal momento che non si riesce ad orientarsi nemmeno sul territorio nazionale.
