Se le notizie trapelate fossero confermate, ci si avvicina, nella Lega, al teatrino consueto in altri partiti.
Sorprese dell’ultima ora per la candidatura siciliana alle europee, destinate a sconvolgere gli equilibri in più di un partito.
Nella Lega di Salvini, che dovrebbe andare a Bruxelles per stravolgere il volto dell’Europa, la candidatura siciliana farebbe perno sul settantaduenne Angelo Attaguile, già dirigente del partito, emarginato, che, dopo numerosi e frequenti contatti avuti a Roma con i vertici del partito, avrebbe avuto la meglio sul catanese Fabio Cantarella.
Ancora una volta, decisioni che calano dall’alto, ma non è possibile ascoltare la domenica pomeriggio Cantarella a Ragusa per poi trovarsi il martedì mattino con Attaguile candidato.
Si era capito che non c’era stata enfasi per la candidatura di Cantarella, ancora non ufficializzata, ma non si poteva pensare che si arrivasse a tanto.
Si confermano i timori di quanti vedono le decisioni per il territorio stabilmente residenti a Roma, per quanto riguarda i dirigenti da imporre a livello regionale e locale, al netto delle indiscrezioni che parlano di un malcelato sostegno alla candidatura espressa dalla Sardegna.
Il ritorno di Attaguile sulla scena, dopo un periodo di marginalità dovuto al coinvolgimento nell’inchiesta di Termini Imerese sulle Regionali, all’accantonamento da coordinatore nell’Isola e la sconfitta alle Politiche, secondo pareri diffusi, pone seri interrogativi sul successo preventivabile della Lega alle europee in Sicilia.
Un altro soggetto che vanta contatti diretti con Giorgetti, oltre che con Salvini, un futuro sempre più incerto della Lega, in Sicilia e a Ragusa.
Una situazione che potrebbe favorire i consensi per il Movimento 5 Stelle e per il Partito Democratico perché anche nel centro destra regna il caos con le solite diatribe interne per le candidature che non vengono stabilite in termini meritocratici e di concreto consenso, ma per le pressioni sui leader e per i capricci politici di questi ultimi.
Il partito di Giorgia Meloni è impantanato tra tentativi, assurdi, di accordi con gli autonomisti e concessioni all’ingresso di uomini di Musumeci nelle liste, in un festival di doppiogiochisti di professione.
Più contorta la situazione in Forza Italia, per la contesa fra il deputato regionale Giuseppe Milazzo, sostenuto da Miccichè, e l’estraneo La Via che, dopo l’esperienza con Alfano e la divagazione a sostegno del candidato Micari alle regionali, pretende di avere di nuovo i voti (ormai ridotti all’osso) di Forza Italia.
Vicende da circo equestre, finite direttamente nelle mani di Berlusconi che tentenna nell’indecisione.
Una campagna elettorale che si prospetta, soprattutto a Ragusa, avvolta nel più assoluto disinteresse e nell’indifferenza fomentate dall’assenza di candidati locali.
