Storia ed evoluzione della moda nel secolo XIX – parte IV – periodo di fine secolo

a cura della redazione
Si ringraziano per l’autorizzazione alla pubblicazione l’arch. Giuseppe Nuccio Iacono e Stefano Vaccaro, autori della nota estesa per la Mostra “Ottocento anteprima – Moda: estetica, vanità e mutamento”

Gli abiti femminili dell’ultimo ventennio dell’Ottocento furono caratterizzati dalla presenza della tournure, sottostruttura utilizzata per sostenere il panneggio nella parte posteriore della gonna, a cui si aggiunse nel 1882 un nuovo modello, lo strapontin, meccanismo formato da cerchi più o meno mobili che permise alle donne di sedersi più comodamente, raccogliendo lo strascico. L’imbottitura che continuò a gonfiare sul retro le vesti femminili per tutti gli anni ’90 prese il nome di cul de Paris, grazie al quale la gonna si rigonfiava posteriormente venendo arricchita da arricciature di stoffa, plissettature ed eleganti panneggi. Una maggiore comodità nell’incedere fu data dalla gonna che, non toccando più per terra, lasciò scoperti i piedi. Per le occasioni mondane gli abiti esibivano scollature quadrate o a trapezio bordate da pizzo e ricami.
Notevole influenza sulla moda del periodo fu esercitata dalla regina Vittoria del Regno Unito (1819-1901) che dopo la morte del marito vestì di nero, prediligendo per i suoi abiti tessuti crespi ornati da giaietto, e dall’imperatrice dei francesi Eugenia de Montijo (1826-1920) che, affezionata al ricordo della regina Maria Antonietta, si ispirò al suo stile, iniziando ad indossare ampie e pompose crinoline, salvo poi abbandonarle quasi del tutto alla fine degli anni ’70.
Negli anni ’90 la figura femminile si mantenne sottile e slanciata anche grazie alla vita strettissima. Le maniche invece risultarono gonfie nelle braccia e più strette negli avambracci (maniche a prosciutto) mentre la gonna cambiò forma, passando da una struttura a cupola ad una a campana, foderata da sete pesanti per mantenere rigido l’insieme. Le larghe maniche non permisero più l’utilizzo di soprabiti che vennero sostituiti da mantelle alla pellegrina dagli alti colletti. La scomparsa di tasche e spazi ove inserire gli oggetti personali contribuì all’incremento dell’utilizzo di piccole borse.
Il tardo Ottocento vide anche l’apparizione di un capo femminile utilizzato fino ai giorni nostri, il tailleur, costituito da una giacca e una gonna, creato nel 1885 dal sarto inglese John Redfern e commissionato dalla principessa del Galles. Occorrerà aspettare la fine degli anni ’90 affinché il tailleur venga considerato un indumento informale, simbolo di libertà ed emancipazione femminile. Largo impiego ebbero anche camicette adornate da passamanerie e merletti, mentre iniziò un parziale declino dell’utilizzo dei corsetti che scomparvero quasi del tutto a partire dal 1910 quando il sarto parigino Paul Poiret si fece portavoce della comodità delle donne, dettando una nuova moda più comoda e naturale.
Per quanto riguarda la moda maschile, discreta influenza ebbero i gilets indossati da Edoardo VII (1841-1910) che presentarono un’abbottonatura alta e due punte nella parte inferiore sul davanti. A concludere la breve evoluzione che contribuì ad accrescere il guardaroba dell’uomo di fine Ottocento, che per il resto rimase pressoché immutato, troviamo lo smoking, introdotto a partire dal 1875 da Lord Sutherland. L’abito era principalmente composto da una giacca a doppio o unico petto di colore nero o al massimo blu o viola scuro, il nome derivò da “smoking jacket “ovvero la giacca indossata dagli uomini nelle stanze per fumatori al fine di proteggere l’abito dall’odore di tabacco e dalla cenere. La camicia quasi esclusivamente bianca aveva un colletto alto e piccolo, con le punte solitamente arrotondate, abbellito da cravatta o papillon.
Altri accessori d’ornamento furono i gemelli nei polsini oltre che il cappello, usato solitamente di giorno, realizzato in feltro e caratterizzato da una larga tesa; per la sera e le occasioni mondane rimase in uso il cilindro.

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