I consiglieri PD replicano al Sindaco, ma non riportano quello che ha detto in aula

I consiglieri PD del Consiglio Comunale di Ragusa replicano al primo cittadino per il suo intervento che ha stigmatizzato la richiesta di verifica del numero legale.
Ritengono di essere stati accusati ingiustamente e si dicono sbigottiti per quanto ascoltato.
Dicono addirittura che siamo alle comiche, con l’aggravante che a farne le spese è tutta la città e rimandano al mittente le accuse di scarsa responsabilità.
I consiglieri PD asseriscono che il sindaco li avrebbe accusati di mancato rispetto verso i quattro consiglieri di maggioranza assenti, particolare che, ci sembra, non rilevabile, almeno dalla registrazione della seduta.
Auspicano che il sindaco si chiarisca le idee su che cosa significa esattamente avere responsabilità di carattere politico e di governo. E chiarisca bene, soprattutto, le idee ai consiglieri della sua maggioranza che credevano che l’impegno in Consiglio si tramutasse in una passeggiata, un luogo dove trascorrere il tempo al di fuori degli impegni di lavoro. Registri quello che deve registrare e soprattutto organizzi in una maniera migliore la sua maggioranza che deve rendersi conto di fare gli interessi della città e non assentarsi quando meglio ritiene.
Aggiungono, poi, che non vogliono accettare lezioni da chi frequenta il Palazzo di Città da poco più di un anno e non ha ancora compreso le dinamiche politiche e semplifica tutto.

Ma, in una replica di questo tipo sarebbe stato opportuno riferire, puntualmente le parole del primo cittadino che in aula ha fatto solo delle osservazioni, a margine della constatazione che dalle opposizioni, per il PUMS, sono venute fuori solo due astensioni e un voto favorevole, quindi un dato nettamente positivo.
Il sindaco ha poi detto di aver sentito parlare di poca responsabilità, ma ha incentrato il suo intervento sul fatto di essere stato “brutalmente e maleducatamente interrotto”.
Ha evidenziato come preferirebbe queste cose non accadessero, alla luce dei rapporti improntati e ha chiesto solo rispetto.
La poca responsabilità è di chi, accorgendosi che qualcuno della maggioranza si era assentato, senza sapere dei motivi, ha contato i presenti e ha chiesto di verificare il numero legale, uscendo subito dall’aula.
In pratica, essendo in aula, un inganno, secondo il primo cittadino, restare dietro la porta o nello spazio del pubblico, lasciando gli effetti personali in aula, sarebbe solo una strategia strumentale, non è strategia politica, soprattutto in un clima sereno di confronto, è una mancanza di rispetto, che qualcuno giudica furbizia, mentre è solo inganno, metodologicamente ed eticamente sbagliato, contrario ad ogni principio di rispetto, di democrazia, di buona condotta, di educazione istituzionale, che dovrebbero essere incarnate per quelli che stanno a seguire le vicende del consiglio comunale.

Il tutto accade sullo sfondo di antiche pratiche della vecchia politica, del tutto legittime, che collidono con il governo del cambiamento che atterrisce e disturba non poco qualcuno, se non altro perché si percepisce che metodi di comportamento politico nuovo attirano consenso in maniera esponenziale, anche da parte di elettori di parti politiche diverse.

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