L’opinione di Giambattista Veninata sulla questione emersa all’ufficio tributi del Comune di Ragusa

Ci piace riportare l’opinione di Giambattista Veninata, ricordiamo ex amministratore della città e assessore al bilancio della Giunta di Giorgio Chessari, che in un post esprime il suo punto di vista sulla complessa vicenda, sollevata dal Sindaco Cassì, di esponenti politici che avrebbero accesso agli uffici comunali per il disbrigo di pratiche, attraverso canali di favore:

Il Sindaco di Ragusa ha scoperto un fatto grave: ” un esponente di partito, ben noto in città sebbene in questo momento privo di incarichi pubblici, con la complicità di alcuni uffici, ha avuto accesso agli sportelli nelle normali ore di chiusura al pubblico per sbrigare pratiche in favore di altri cittadini”.
Da qui, la ferma condanna di tale comportamento , rivelatore di “favoritismo, clientelismo, proselitismo”, il preannuncio di una indagine interna e relativi provvedimenti, la perentoria dichiarazione: “noi non prestiamo il fianco a questo sistema”.
La scoperta del Sindaco, largamente assimilabile a quella dell’acqua calda, avrebbe potuto dare luogo a due comportamenti alternativi.
Il primo: dare tassativa disposizione agli uffici di evitare tali pratiche, senza pubblicizzare il fatto specifico.
Il secondo: dare risalto pubblico alla vicenda, oltre che disposizioni agli uffici.
Il Sindaco ha scelto la seconda opzione.
Non conosciamo le ragioni che lo hanno indotto a farlo.
Sicuramente è consapevole che in questo modo ha inteso aprire una accesa polemica politica con i suoi oppositori, additati a responsabili del “fatto grave”.
Ma quando si apre una polemica politica su questi argomenti e con questi toni non ci si può limitare alle allusioni: bisogna fare i nomi e i cognomi degli autori e dei “complici” del fatto grave che si condanna.
Quindi politici e dipendenti comunali.
Proprio per le esigenze di trasparenza e di cambiamento di quel sistema, cui il Sindaco dichiara di non volersi adeguare(nel presupposto che lo stesso Sindaco abbia la certezza che comportamenti analoghi a quelli condannati non siano comuni a esponenti e sostenitori della sua parte).
In conclusione.
Il fatto denunciato dal Sindaco ( che può sorprendere solo gli sprovveduti) non è grave. È gravissimo.
Rappresenta l’utilizzo distorto di influenze e l’intreccio tra amministratori o ex amministratori e uffici pubblici per finalità private, di “coltivazione” della propria clientela elettorale.
Sbaglia, perciò, chi, in un modo o nell’altro, critica il Sindaco per aver sollevato la questione.
Non meno e non più di quanto sbaglia il Sindaco per il modo , le motivazioni e la reticenza della sua denuncia.

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