Di certo la grande emergenza rende difficile il compito dei governanti, non si sa a cosa si va incontro dal punto di vista sanitario, più evidente in tutta la sua drammaticità la crisi economica e sociale che è divampata ma non ha fatto vedere ancora il suo picco.
Non sono solo opinioni nostre ma di eminenti personaggi, politici, ex assessori regionali come Luca Bianchi, direttori di giornale come Ferruccio De Bortoli, eminenti giornalisti, lo diciamo perché potremmo essere tacciati di facile allarmismo che va tanto di moda in questo periodo.
Unanime la convinzione che c’è timore della bomba sociale al sud, ma non è escluso che il fenomeno possa risalire per la penisola.
Di certo, in Sicilia, incide la sopravvivenza di molti lavoratori in una economia dominata dal sommerso, incide la sopravvivenza di molte imprese, ma preoccupa l’interesse che potrebbe avere la delinquenza organizzata a fomentare la ribellione, innescando anche situazioni di guerriglia urbana.
Lo dice anche il Ministro per il Sud Provenzano che esiste un’ampia di fascia di lavoratori informali in nero che vivono di un’economia di strada, i rischi di una bomba sociale esistono e partono da lì.
Saranno anche questi i motivi che hanno indotto il governo a presentare una serie di misure con interventi concreti per venire incontro alle esigenze di vecchi e nuovi disagiati.
Un diluvio di soldi, 4 miliardi e 300 milioni per dare liquidità ai Comuni e fare fronte alle emergenze, altri 400 milioni da destinare subito in buoni spesa, da unire alle donazioni e alla possibile scontistica da applicare sugli acquisti fatti con i buoni.
In Sicilia, ci sono anche da spartire i cento milioni messi a disposizione dal Presidente Musumeci, in ogni Comune, come nel nostro di Ragusa, dove ci sono provvedimenti, misure e accordi con la Caritas per sfruttare soldi di bilancio dei servizi sociali, erogazioni liberali e contributi in natura.
Tutto sembrerebbe convergere verso l’alleggerimento della situazione, se non verso una temporanea soluzione.
Questo per quelli che guardano la TV, leggono i giornali accreditati e hanno cieca fiducia nei governanti, nazionali, regionali e locali.
In effetti, dai commenti autorevoli sulle ultime misure presentate, sorgono delle perplessità.
Come al solito i rilievi provengono dalle opposizioni di governo, ma sono supportati da autorevoli commenti dei giornalisti più famosi.
Pochi hanno fatto caso alle parole del Presidente Conti che, in effetti, nella conferenza stampa di presentazione delle misure che si vogliono adottare, è stato chiaro in merito alla provenienza delle somme da erogare ai Comuni, quella stessa provenienza che fa dire a molti che, alla fine, in sostanza, ci sono solo 400 milioni di buoni pasto che, a stento, basteranno per un solo pasto a cittadino.
400 milioni che saranno così suddivisi, 387 milioni saranno destinati ai Comuni nelle Regioni a statuto ordinario, alla Sicilia e alla Sardegna, 13 milioni a Friuli, Valle d’Aosta e Province autonome di Trento e Bolzano.
I soldi saranno distribuiti agli 8.000 Comuni. L’importo per ciascun Comune sarà predeterminato attraverso un riparto che tiene conto della popolazione residente in ciascun Comune (l′80% del totale) e della distanza tra il valore del reddito pro capite di ciascun Comune e il valore medio nazionale (il 20% del totale).
Sarà usato un algoritmo per utilizzare i 400 milioni aggiuntivi dove c’è più bisogno e dunque erogando una somma maggiore a quelle amministrazioni dove c‘è un numero più alto di cittadini in difficoltà.
Il buono spesa dovrebbe andare da un minimo di 25 euro a un massimo di 50 euro per nucleo familiare. Ma la decisione e la scelta sulle persone a cui erogarli spettano ai Comuni.
Chi ha i banchi alimentari ancora aperti utilizzerà quelle strutture per la distribuzione del cibo, altrove saranno i servizi sociali a distribuire i buoni per la spesa e se si tratta di anziani che non hanno la possibilità di uscire saranno i volontari ad occuparsi di andare al supermercato e poi consegnare la spesa.
Ogni Comune dovrà attivare un numero a cui rivolgersi, altrimenti i cittadini possono rivolgersi al numero del Comune e chiedere di ottenere immediata assistenza. Ogni Comune dovrà rendere nota la lista dei supermercati convenzionati.
Quindi, per il momento, per bene che vada, e con un nucleo familiare corposo, ci sarà un buono spesa da 50 euro, vorremmo essere smentiti.
Significativo, in argomento, un post del Commissario cittadino delle Lega di Ragusa, Massimo Iannucci, che ha posto delle riflessioni:
“Per definizione “Il Fondo di Solidarietà Comunale è lo strumento attraverso il quale lo Stato centrale realizza un prelievo delle risorse (standard) di gettito IMU per effettuare una redistribuzione attraverso un meccanismo perequativo.”
È stato istituito – in sostituzione del Fondo sperimentale di riequilibrio comunale previsto dal D.Lgs. n. 23/2011 di attuazione del federalismo municipale – dall’articolo 1, comma 380, della legge di stabilità per il 2013 (legge 228/2012) in ragione della nuova disciplina dell’imposta municipale propria (IMU), introdotta dalla medesima legge n. 228/2012, che ha attribuito ai comuni l’intero gettito IMU, ad esclusione di quello derivante dagli immobili ad uso produttivo, che rimane destinato allo Stato.( in allegato la quota di Fsc per Ragusa anno 2018)
Tradotto: lo Stato restituisce in quota parte i soldi versati per l’imu dai cittadini stessi attraverso un meccanismo perequativo che vanno a confluire nel bilancio comunale e servono in genere per pagare servizi, stipendi etc etc .
I 4,3 miliardi sono un anticipo di somme già previste preventivamente in tutti i bilanci comunali (per chi lo ha approvato), è tutto già speso in pratica, è inutile farsi illusioni. Ogni sindaco in cuor suo lo sa.
Restano solo i 400 ml da ripartire in 7904 comuni alla data odierna, in base al numero degli abitanti. Alla fine, credo resterà poco per le famiglie, Ragusa conta già molte centinaia di Indigenti, questi soldi non serviranno solo per loro ma per altrettante centinaia di famiglie in difficoltà.
Si apprezza la buona volontà. ma non appena si capirà il meccanismo prevedo guai, speriamo in altre sovvenzioni.
Anche i sindaci, gli assessori e i consiglieri comunali della Lega in Sicilia si scagliano contro i provvedimenti annunciati ieri sera dal presidente del Consiglio per fare fronte all’emergenza economica e sociale determinata dalle restrizioni imposte per l’epidemia da coronavirus.
“Una colossale presa in giro nei confronti dei comuni e dei nostri concittadini più in difficoltà, siamo davanti ad una vergognosa elemosina fatta con i soldi dei comuni – sostengono – i 4,3 miliardi annunciati sono solamente un anticipo di trasferimenti a valere sul fondo di solidarietà, si tratta dunque di risorse dovute e già iscritte nei bilanci di previsione delle nostre amministrazioni.
Le nuove risorse invece sarebbero appena 400 milioni che andrebbero ripartiti per quasi otto mila comuni, una goccia in un incendio”.
Non meno taglienti i giudizi degli esponenti di vertice del centro destra: “è un primo insufficiente passo che va nella direzione delle proposte inoltrate, queste risorse sono davvero scarne e i sindaci dovranno fare i salti mortali per farle bastare, questi soldi servono subito, senza complicazioni e senza lungaggini burocratiche, ai cittadini va spiegato in modo chiaro chi può accedere e chi no a questi aiuti.
In questo stato di cose si deve dare spazio alle misure adottate dal sindaco di Messina, De Luca, che ha stanziato, come Comune, 20 milioni per esenzione servizi municipali e acquisto beni alimentari.
Si vuole dare, innanzitutto, un sostegno preciso a tutti i nuclei in stato di necessità.
Non sarà distribuito denaro, sarà creata una card per l’acquisto dei beni di prima necessità.
Nel documento del provvedimento anche l’esenzione, non blocco, del pagamento dell’affitto dovuto al Comune, esenzione, non sospensione, per tutti gli altri servizi municipali: acqua, spazzatura e altri tributi.
Il Sindaco De Luca ha lanciato anche, ai 1.500 impiegati comunali, la proposta di valutare se se esistono le condizioni per inserire un contributo di solidarietà da parte degli inquilini del Palazzo, partendo dal Sindaco, dalla Giunta, dai Consiglieri comunali e da tutti gli impiegati.
