di Cesare Pluchino
Milioni buttati al vento per progetti, senza criterio e senza futuro, dei ‘fissati’ dell’isola pedonale, tacitamente avallati dai commercianti che solo ora si ribellano
Ogni tanto chiamare le cose con nome e cognome, chiaramente, non fa male alla verità. Finalmente si è arrivati a definire chiaramente un fallimento l’istituzione dell’isola pedonale in via Roma dopo il discutibile progetto di riqualificazione che si è rivelato solo esibizione stilistica dei progettisti di turno, incuranti delle logiche urbanistiche della città e delle esigenze dei commercianti della via e delle aree limitrofe.
A fare e richiedere chiarezza, una componente politica di destra, concreta, che rifugge da parole inutili, da concertazioni varie, da partecipazione nelle scelte che si sono rivelate deleterie per la città e la collettività.
Non è più tempo di conferenze di servizio e tavoli di concertazione, non serviranno interventi straordinari, occorrerà che siano la città, i cittadini, i commercianti, ad esprimersi con una consultazione pubblica sul futuro della via.
Se qualcuno tenterà di attuare ulteriori confronti e cercherà di mettere in atto ulteriori sperimentazioni, si potrà stendere un velo su via Roma e aspettare, come in Olanda, il momento in cui verranno messe al bando le auto con motore a scoppio.
Il disastro è figlio dei tentativi, iniziati negli anni ’70 del secolo scorso, degli ‘scienziati’ che hanno voluto impedire, piano piano, la circolazione veicolare nella via Roma.
Si rivolgano a loro i commercianti e a quanti hanno dato seguito a queste idee balzane che non hanno tenuto conto, mai, dell’urbanistica della città che imponeva scelte in linea con la realtà del centro storico superiore.
Questa è l’origine del disastro economico e social, che si cerca di mascherare con la movida e con qualche manifestazione che vale a restituire vitalità al centro storico solo come affluenza di gente e per poche ore, per uno o due giorni.
Ci sono, di certo, altre cause della desertificazione di via Roma e delle zone limitrofe, la nascita dei centri commerciali, l’aumento sconsiderato dei costi per l’affitto dei ‘dammusi’ di via Roma, di corso Vittorio Veneto e di via Sant’Anna, che hanno raggiunto livelli da centro storico romano o milanese, la scomparsa di negozi importanti e di tradizione, la crisi imperante che non risparmia commercianti e clientela.
Appunto per questi motivi sarebbe stato importante valutare bene ogni ipotesi di riqualificazione del centro storico.
Ci si trastullerà con raduni alla sala AVIS anche per questa problematica, si perderà tempo per sfoggiare ipotesi e soluzioni improbabili, varrebbe la pena di cogliere al volo la proposta di Ragusa in Movimento e dare voce ai cittadini, per quello che, in verità, avrebbe potuto fare il consiglio comunale che, dei cittadini, è la diretta emanazione.
Il Presidente di Ragusa in Movimento, Mario Chiavola, parla del progetto di via Roma come di un ibrido senza senso, “Dall’area pedonale ci si aspettavano grandi benefici in termini di riqualificazione del centro storico, gradevolezza della zona, più attività commerciali e locali ricreativi – sottolinea Chiavola – ci si attendeva un’area che attraesse maggiore flusso turistico. Ci si aspettava che il cittadino ragusano apprezzasse una zona creata per il suo benessere, per il piacere di una passeggiata lontano dallo smog e dall’inquinamento acustico, un luogo dove incontrare gli amici, fare un aperitivo o acquistare nei negozi del centro. Ad oggi, nulla di tutto ciò è accaduto.
Il ragusano, a quanto pare, mal tollera dover cercare parcheggio e lasciare l’auto lontano dal luogo di interesse (soprattutto nelle giornate di pioggia e vento), quindi preferisce situazioni più comode.
In più non c’è alcuna nuova attività perché gli imprenditori locali non investono in un’area di non passaggio, frequentata solo da anziani e stranieri.
Per di più l’amministrazione non favorisce gli imprenditori, anzi li allontana con delle norme che non permettono loro nessun intervento urbanistico (vedi tavolini fuori dai bar).
I proprietari delle case del centro preferiscono lasciarle al degrado piuttosto che investire per renderle più appetibili al mercato che di fatto è composto solo da stranieri e persone low budget.
Ecco perché riteniamo sia arrivato il momento di fare tornare la parola alla città attraverso un referendum in cui si esprima con chiarezza che cosa si voglia fare con via Roma.
Lasciarla così com’è oppure riaprirla al traffico?
Come Ragusa in Movimento non prendiamo alcuna posizione in merito ma vogliamo che ci siano a disposizione gli strumenti per un dibattito sulla delicata questione. Sarà la collettività ragusana a decidere”.
Il referendum non dovrebbe essere un problema, essendo quello della consultazione popolare uno strumento sempre apprezzato dai pentastellati.
Si innescherà un dibattito in città, naturalmente i promotori, sia della chiusura che dell’apertura non dovranno limitarsi a dire Si o No, ma dovranno portare elementi a sostegno delle tesi proposte e disegnare soluzioni concrete, perché lasciare tutto come si trova può significare la conferma del de profunfdis per la via, al contrario spendere altri milioni per riportare indietro nel tempo l’arteria, con tanto di marciapiedi, posteggi e mattonelle di asfalto deve essere giustificato da progetti commerciali seri, non da scelte avventate che non tennero conto della presenza di edifici residenziali importanti, di un grande albergo, di un caffè ristorante fra i più importanti della città, dei negozi più importanti della città.
{gallery}via roma da aprire{/gallery}
