L’on.le Dipasquale citato da Repubblica, il solo a chiedere spiegazioni per i pronto soccorso e le terapie intensive non realizzate in Sicilia

Un articolo su repubblica.it, di Alessia Candito, che parla delle incompiute che affondano la sanità regionale, lo ha ripreso sulla sua pagina facebook l’on.le Nello Dipasquale, deputato del Partito democratico all’Assemblea Regionale Siciliana, perché citato per i suoi rilievi ai vertici del governo regionale, rimasti senza risposta e per questo girati alla Corte dei Conti.

Questo il post dell’on.le Dipasquale:

Quei 24 pronto soccorso mai realizzati: anche le incompiute affondano la Sanità
di Alessia Candito, oggi su Repubblica.it
Il governo nazionale ha messo a disposizione 58 milioni di euro.
A dispetto degli stanziamenti, solo la struttura di prima emergenza di Trapani è stata portata a termine.
Al Cervello, dove le ambulanze sono rimaste in coda per ore. Al Civico, dove solo ieri è stata smontata la tenda sotto cui i pazienti hanno atteso il proprio turno. A Catania, Messina e nei centri minori. In tutta la Sicilia, avrebbero dovuto essere già operativi 25 nuovi reparti di Pronto soccorso, ma, al momento, solo quello di Trapani è stato è completato.
In tredici plessi, i ritardi vanno da qualche mese ad oltre un anno. Per quindici futuri cantieri, non ci sono neanche i contratti.
Eppure – parola del delegato del soggetto attuatore, Tuccio D’Urso – avrebbe dovuto essere tutto pronto entro gennaio 2021. E già quello era un rinvio.
I soldi ci sono, oltre 58 milioni di euro. Li ha messi il governo nell’ambito del piano di potenziamento della rete ospedaliera, che ovunque la pandemia ha svelato gracile rispetto alle reali esigenze del Paese.
Sempre a Roma, sulla base di un piano definito dalle singole regioni, sono stati definiti gli accordi quadro – una sorta di perimetro contrattuale dei futuri interventi – e individuate le ditte chiamate a svilupparli.
Poi, a livello locale, sono stati firmati i contratti. E i nodi sono venuti al pettine.
In Sicilia “il piano non andava bene e abbiamo dovuto rifarlo” si giustifica il commissario Tuccio D’Urso.
“Però – sottolinea – sono stati consultati i direttori delle diverse Asp interessate e i progetti redatti in tempi record”.
Una partita che ha mosso (anche) centinaia di incarichi fiduciari. Il deputato regionale dem Nello Dipasquale ne ha contati 280 – tutti sotto la soglia dei 75mila che la legge emancipa dalla necessità di gara – di cui ha chiesto conto e ragione con interrogazioni a risposta scritta al governatore Nello Musumeci.
“Ovviamente senza ricevere risposta alcuna” sottolinea Dipasquale, che alla fine ha spedito tutto anche a procure e Corte dei Conti.
Nel frattempo, quando dalla carta dei progetti si è passati alla realtà, i tempi si sono rivelati assai più lunghi del previsto. Al Civico – un mega appalto da quasi 3 milioni di euro solo per il primo lotto – la data di fine lavori prevista era il 30 giugno. Adesso non se ne parla prima del 30 gennaio “ma il secondo lotto è in esecuzione (altri 3 milioni, ndr) e appena terminato avvieremo il terzo”.
La ditta che ci lavora ha una causa in corso con la Regione Basilicata per tempi lumaca di consegna che hanno portato alla rescissione del contratto. “L’ha scelta Roma e non è ostativo” sottolinea il commissario.
A Villa Sofia, a Palermo, i lavori sono iniziati solo il 21 settembre scorso e in un mese avrebbero dovuto essere completati. “Abbiamo avuto 60 giorni di pioggia – si giustifica D’Urso. Per il Cto e il pronto soccorso del Cervello, siamo ancora in fase di contrattualizzazione e appalto”.
Non va meglio a Catania. Il fine cantiere all’ospedale Garibaldi – un lavoro da più di 800mila euro – era fissato per settembre 2021. Adesso bisognerà aspettare il prossimo 15 febbraio. Per la primavera 2021 era atteso il taglio del nastro al Santa Marta e Santa Venera di Acireale, rinviato e annunciato ” entro il 15 marzo”.
E a Messina? Per la ristrutturazione del reparto emergenza del Policlinico sono stati stanziati più di 3,7 milioni di euro. Il cantiere ha aperto a metà marzo e avrebbe dovuto chiudere in sei mesi. Ma anche questa è finita nell’elenco delle opere da consegnare entro il 31 marzo. E si tratta solo di alcuni esempi.
“Abbiamo avuto quattro- cinque mesi di ritardo finanziario nei trasferimenti da Roma – spiega il commissario – senza soldi le imprese non lavorano”. E l’anticipazione del 30 per cento che tutte le ditte hanno ricevuto ad inizio lavori? “Ecco perché li definisco bottegai” ribatte D’Urso.
Epiteti a parte, la possibilità di metterli in mora c’è. “Al momento non ci sono contenziosi. Se avessi adoperato altri strumenti come la rescissione – sostiene – magari ci ritroveremmo davanti ad altre incompiute. Il mio dovere è ultimare i cantieri, di altro magari si occuperà la Regione. O la Corte dei Conti, dovesse ravvisare un danno erariale. Nel frattempo, ieri i Nas hanno bussato alle porte del Civico e del Cervello a Palermo. “Normale attività ispettiva” la spiegazione. Almeno per adesso.

Ciò che atterrisce non è il contenuto dell’articolo di Repubblica, sappiamo, ormai, da tempo, in che mani è la sanità regionale e nulla può fare impressione.
Piuttosto lascai basiti il silenzio della politica, anche di quella cosiddetta di opposizione, il silenzio dei sindaci, dei sindacati, delle organizzazioni di categoria e di quanti, a vario titolo, sono coinvolti nella confusione della sanità regionale.

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