di Cesare Pluchino
Collezione abiti d’epoca: il problema non è stato acquistarla, lo sarà il mantenerla Nei giorni scorsi, alla presenza del Segretario Generale del Comune di Ragusa, il dott. Vito Vittorio Scalogna, l’Assessore alla Cultura, Stefania Campo e il prof. Gabriele Arezzo di Trifiletti hanno perfezionato la scrittura privata relativa all’acquisto da parte del Comune, per un importo pari a € 250.000,00, della collezione di abiti ed accessori d’epoca, oggetto di una lunga ed estenuante trattativa. La collezione di abiti, che, erroneamente, molti ritengono siano tutti appartenuti alla famiglia Arezzo, comprende capi d’abbigliamento maschili e femminili, anche tabacchiere, bastoni, ventagli, monili ed accessori vari, frutto di anni d’attenta raccolta, negli anni, del prof. Arezzo. Fra i più accaniti sostenitori che hanno caldeggiato l’opportunità il consigliere del Movimento Città, che per primo, forse, sollecitò l’amministrazione a valutare l’acquisto. E’ stato proprio il prof. Ialacqua, durante l’ultima seduta del civico consesso, ad esprimere il plauso per la conclusione della trattativa, mettendo in guardia da facili entusiasmi di chi ritiene chiusa la vicenda, da chi pensa che tutto si sia concluso. Ha detto bene il prof. Ialacqua, tutto inizia ora, per la tenuta della collezione, per la sua manutenzione, per la sua collocazione, per la sua fruizione e la messa a reddito. E tutto deve essere fatto nel migliore dei modi, perché c’è già chi eccepisce rilievi sull’opportunità dell’acquisto. Si tratta, senza dubbio, di un investimento per la cultura e il turismo, che sortirà i suoi effetti positivi: il Castello di Donnafugata, da solo, costituisce una non indifferente fonte di reddito per il Comune, eppure si tratta solo di una dimora di campagna, pur sontuosa e costruita a mo’ di castello, ma dove non ci sono mobili, arredi, quadri e rifiniture di valore. Solo qualche pezzo isolato, prezioso per la sua vetustà più che per valore intrinseco, eppure la gente ci va in massa, per vedere cosa non si sa, un po’ come andare a vedere il Mulino Bianco o la casa di Montalbano. Occorrerà ora predisporre in tutto e per tutto il sito espositivo, magari fare tesoro delle aspirazioni del prof. Ialacqua che ha invitato a rendere il percorso verso la valorizzazione partecipato e aperto ai cittadini, così che si possa conoscere in tempo la programmazione. Al riguardo si spera solo che i conti siano già stati fatti, che non emergano sorprese, che, soprattutto, non sia già ‘nato’ chi dovrà occuparsi della conservazione e manutenzione e che non sia fra quelli che hanno fatto pressioni per l’acquisto della collezione.
