Anche per Cassì vale quanto detto da Renzi a proposito della Meloni: “la più brava influencer”

Lo ha detto Matteo Renzi per la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Giorgia Meloni è la influencer numero uno del paese, ha superato Chiara Ferragni, fa dei post incredibilmente fatti bene – ha sottolineato – il problema non è quello che scrive sui social, il problema è che non c’è una sola risposta ai problemi del Paese»
Lo ha ribadito il leader di Italia Viva, a Napoli alla giornata de «Il Riformista», il giornale di Renzi, dove, per nota di cronaca, scrive spesso anche il nostro consigliere comunale Federico Bennardo.
Non è la prima volta che Renzi loda l’inclinazione social della premier. Alla fine dell’ottobre scorso a margine dell’evento «Cambiare rotta, i migranti e l’Europa», organizzata dalla Fondazione Oasis aveva già dichiarato più o meno la stessa cosa.
Renzi non scende nei particolari della paternità dei post, cioè se siano frutto spontaneo dalla premier oppure prodotti della comunicazione integrata di palazzo.
Ancora qualche giorno fa Renzi aveva detto: «Continua a fare la vittima su tutto, gioca a fare la Cenerentola che lavora mentre tutti intorno le danno contro. Le serve questa narrazione e dobbiamo essere onesti: per un anno ha funzionato alla grande. Ma ora i nodi vengono al pettine. Giorgia sa scrivere post e tweet fantastici, ma non riesce a scrivere i decreti, le leggi, le riforme. Per essere una statista devi fare le riforme, altrimenti sei solo una influencer. Vediamo come deciderà di ripartire dopo Natale».
Che ci sia un talento dietro le qualità social della premier, o di chi le costruisce professionalmente, lo dimostrano diversi episodi gestiti in maniera egregia, non ultima la comunicazione che per la prima volta ha portato un leader politico di rango, Presidente del Consiglio, ad utilizzare esclusivamente le piattaforme social per gestire un passaggio della sua vita privata e famigliare, strategia che, si deve dire, ha avuto ricadute assai positive nella dimensione pubblica: il 72 % di chi ha letto ha dichiarato di stare con la premier.

Leggendo le considerazioni di Renzi sulla premier Meloni, viene difficile, a Ragusa, esimersi dallo stabilire un parallelo, come influencer fra Giorgia Meloni e Peppe Cassì.
Una comunicazione prioritaria e privilegiata su facebook, costruita ad arte, puntuale, martellante, autoreferenziale, il sindaco sempre unico protagonista di tutti gli eventi e le iniziative di palazzo, alla corte della comunicazione social sono ammessi, e sono anche autorizzati, solo i fedelissimi del cerchio magico, non sempre gli assessori non possono comunicare autonomamente e, in ogni caso, previo controllo e placet del comunicatore del primo cittadino.
Si deve riconoscere che il sistema ha funzionato se il sindaco è stato rieletto con il 63% dei consensi, la comunicazione viene interpretata per buona, per credibile, ancorché non tutto è oggetto della comunicazione di palazzo, che è sempre opportunatamente filtrato come con dei filtri infusori in argento che trattengono quello di cui non è opportuno parlare.
Peccato che, come per la Meloni, anche per Cassì verrebbe da dire che parallelamente al profluvio di comunicazione, non corrisponda adeguata risposta alle esigenze della città e alle aspettative che sono state generate in cinque anni di primo mandato che doveva costituire il cannone per il risveglio della città.
E non si intravede, parimenti, uno slancio sull’onda dell’ultimo programma elettorale, né si avverte un cambio di passo determinato dall’apporto di ben tre nuove forze politiche e dalla confermata alleanza con Partecipiamo che si è evoluto in Partecipiamo – Ragusa Futura portando in Consiglio tre nuovi elementi, fra cui figure che fanno preciso riferimento all’on.le Abbate. Per non dire che in giunta e in maggioranza ci sono figure che fanno riferimento a Raffaele Lombardo, ad Azione di Calenda e alle sue propaggini siracusane.
Da tutto questo affollamento di forze politiche si aspettava qualche mossa di rilancio dell’attività amministrativa; invece, tutti sembrano aver conquistato il posto fisso e hanno abbandonato gli impeti di opposizione e di rinnovamento per la città.
Cassì incessante nella comunicazione, non si parla, naturalmente di piano regolatore, di ecomuseo, di vallata Santa Domenica, non si parla di piano di eliminazione della barriere architettoniche, di progetto culturale, di promozione turistica, di teatro Marino, di nuovi uffici anagrafe, di nuovo progetto dei Canalotti, di reale riqualificazione degli impianti sportivi, di raccolta dei rifiuti, di verde pubblico in termini di piantumazione di nuove essenze e non di ordinaria scerbatura, meno che mai di parco agricolo urbano, di esigenze delle contrade e delle periferie, di centro storico, di sicurezza in città.
In pratica non si parla di tutto quanto è scomodo come argomento, ma si eccelle nella comunicazione.
L’ultimo è il sopralluogo con entità del terzo settore alla casa protetta di via Berlinguer, si legge sui social dell’incontro non comunicato alla stampa, si legge di lavori quasi ultimati ma dalle foto, diffuse sui social dalla stessa comunicazione di palazzo, c’è ancora un cantiere aperto che non fa intravedere una prossima chiusura.
Visionario Cassì quando si affaccia dal balcone di Palazzo dell’Aquila e vede una piazza Matteotti, piazza Poste, viva e brulicante di gente, poetico quando riprende una foto che mostra l’eruzione dell’Etna dietro la cupola di San Giorgio, accomunandole come “figlie della stessa terra”.
Oppure l’enfasi per l’apertura della tribuna A dello stadio Selvaggio e la riqualificazione di alcune parti, mentre restano i seggiolini ormai consunti dal tempo, le aree verdi abbandonate, la pista di atletica in desolanti condizioni e alcune inferriate dove la ruggine la fa da padrone
E poi accoglienza sfrenata, nelle stanze del potere, per sportivi, ristoratori, imprenditori, per tutto quanto profuma di ragusanità all’insegna dell’aggiotaggio più disinvolto di consenso.
E non si può dire, dato il consenso perdurante e, forse anche in ascesa, che la comunicazione non funzioni, i problemi della città restano lì dove sono ma la gente è contenta così.
Così come la Ferragni ha fatto il pandoro marchiato con la sua immagine, Cassì potrebbe fare il panettone con nome “il capitano”.

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