Stamane era giorno dei commenti sui risultati delle elezioni del Presidente della Regione Sardegna, un po’ dappertutto, sulle varie emittenti televisive e sugli organi di informazione, non si parlava tanto dei contendenti quanto della persona che sarebbe la vera sconfitta della contesa, il presidente del Consiglio Meloni che aveva imposto un suo candidato, escludendo l’uscente e incentrando la campagna elettorale, negli ultimi giorni, sulla sua persona, come premier e come leader della coalizione di centro destra.
Il centro destra è a un passo dalla maggioranza assoluta, oltre il 49%, assai più basso il consenso per il candidato, segnale di un voto disgiunto che ha voluto punire le scelte della Meloni.
Fra i giudizi negativi, che non sono mancati, come possibili spiegazioni del flop, uno mi ha colpito in particolare, nella trasmissione Omnibus de La 7: “La Meloni ha rinnegato quanto promesso e anticipato in campagna elettorale, ha cambiato idea su molti temi importanti, cosa più grave ha perso il contatto con la gente, sta chiusa nel palazzo, circondata da una corte di fedelissimi che approvano ogni sua mossa e condividono ogni sua scelta, che dicono sempre di sì per tutto quello che dice o fa. Se esce dal palazzo e qualcuno si azzarda a esprimere una critica parte il fuoco amico e lei continua imperterrita ad andare avanti e a sbagliare, in molti casi.”
Mi è venuto di pensare al nostro sindaco che, in quanto a rispetto del programma elettorale, è peggio della Meloni, sugli stessi standard, invece, per la corte di signorsì che, non solo non lo contraddicono mai ma esaltano ogni sua parola o mossa.
Un tempo, quando qualcuno delle opposizioni diffondeva continuamente comunicati stampa per parlare male del sindaco e delle sue strategie, Cassì aveva convenuto con il suo comunicatore che qualcuno, più parlava e scriveva, più aumentava il consenso per il primo cittadino, e questa teoria è risultata valida considerato il 63% dei consensi alle ultime elezioni.
In questo secondo mandato la strategia deve essere mutata perché, sempre più spesso , Cassì risponde e lo fa immediatamente facendo trapelare insofferenza per quanto rilevato nei vari comunicati, segnale che si dà rilevanza e importanza ai contenuti prevalentemente critici e polemici nei confronti del sindaco.
A margine, vogliamo sottolineare come prevalga sempre, come nel primo mandato, l’assenza di rilievi sugli assessori, tutti hanno nel mirino solo il primo cittadino e a nessuno viene in mente di lavorarlo ai fianchi, di attaccare gli assessori sui quali, peraltro, in molti casi, ci sarebbe tanto da dire e molto di più da contestare in ordine a inadeguatezza al ruolo e per la produttività pari a zero.
E veniamo a questa nuova strategia del ribattere a ogni comunicato, almeno fino ad ora poco produttiva: perché ha risposto a Calabrese, in ordine alla mancata consegna di 36 alloggi popolari, rifiutando ogni responsabilità, dopo che, a suo tempo, in almeno tre comunicati stampa, aveva esaltato l’operato dell’amministrazione che risolveva le esigenze abitative della gente.
Singolare è stata, poi, la rinuncia di entrambe le parti a scagliarsi contro i vertici dello IACP, politici e amministrativi, per l’incapacità gestionale e la mancanza di spiegazioni sulle inefficienze ataviche che, evidentemente, perdurano.
Oggi la replica al consigliere Mauro, con spreco di comunicazione artefatta per attutire critiche e rilievi che non possono essere definite polemica perché tale non può essere l’opposizione politica.
Quello che si dice, da una parte e dall’altra o è vero o è falso, tutto quanto sta nel mezzo è appunto politica, scontro, compromesso, strumentalizzazione.
Cassì parla di frenesia di dire male dell’amministrazione, ma non ci sembra frenesia l’aver inoltrato precisi rilievi, molti dei quali riconosciuti dallo stesso sindaco, su tanti temi dove Mauro ha colto in castagna l’operato del sindaco, e non tanto dell’amministrazione, società di gestione del porto, Iblea Acque, SRR, piano ventennale di rilancio della città, sanità locale.
La comunicazione dovrebbe scegliere meglio i termini, perché già le parole polemica e frenesia, sembrano poco appropriate.
Cassì contesta, poi, la tesi di un capoluogo che mangerebbe la polvere di città limitrofe, ma che non cita dati, e parla genericamente, Cassì fa lo stesso cita strumenti scientifici che non svela e, soprattutto, non svela i numeri della tassa di soggiorno che avrebbe registrato presenze superiori agli anni precedenti, pur con la chiusura del club Med.
Che Ragusa non abbia un turismo di eccellenza, con presenze prestigiose, come possono vantare anche centri minori come Noto, Marzamemi, o Scicli, o di livello come Taormina, Siracusa, Catania o Cefalù è opinione comune a livello regionale e lo si può dedurre dai VIP che popolano le vacanze di questi centri.
Cassì invita ai toni moderati ma dice delle affermazioni di Mauro che sembrano fumo per intossicare l’ambiente, Mauro visto come un novello black block che utilizza gli stessi metodi per parlare dell’aeroporto di Comiso.
Ma di Comiso Cassì non dovrebbe parlare, non è entrato mai nelle dinamiche dell’aeroporto né ha mostrato, fortunatamente diciamo noi, interesse del capoluogo per far parte, ancorché lui aristocratico, della consorteria aeroportuale etnea, come pure non ha fatto passi avanti per esigere che l’aeroporto non sia lo scalo di Comiso ma dell’intero territorio, considerata l’incapacità del comune comisano e dei suoi politici di venire a capo della difficile gestione della proprietà.
Assaporato l’intervento praticamente del nulla sull’aeroporto di Comiso dell’AD di SAC Torrisi, ci fa sorridere la sua visita in municipio, a Ragusa, dove avrà fatto un sol boccone degli interlocutori che, in fatto di aeroporto, di voli, di rotte, di aerolinee, non sanno nulla.
Esilarante poi la tesi di Cassì secondo cui la presenza di nuovi vettori per l’estate significhi che al Comune si starebbe lavorando bene per lo scalo di Comiso, nemmeno Cetto La Qualunque arriverebbe a scrivere tanto, meglio sarebbe davvero cambiare comunicatore.
Spacciare poi per disinformazione l’assenza della città alle più importanti borse del turismo è troppo perché si tratta di pura realtà, certo la distanza fra i due contendenti è abissale, Mauro, per storia politica familiare ha un concetto delle fiere del turismo di quando la città aveva credibilità e prestigio internazionale, protagonista assoluta sullo scenario siciliano, con collaboratori di eccellenza per eventi e iniziative del calibro di Mario Papa e Antonio Recca.
Cinque anni sono passati nel più assoluto anonimato per il turismo, non facendo esprimere le potenzialità di Ciccio Barone e spendendo ingenti somme per il Piano Strategico del Turismo sul quale non ci esprimiamo per solidarietà sociale.
Il futuro va inquadrato nelle fantasmagoriche programmazioni di esperti e di avventure cittadine, vedremo come andrà a finire, prendiamo per buone la presenze alla Bit di Milano della città, nell’ambito del GAL Terra Barocca e del Distretto Unesco, ma desidereremmo sapere di più, cosa hanno predisposto gli organizzatori, quali sono stati gli eventi, quali sono stati gli spazi dedicati a Ragusa, servirebbero relazioni di previsione e di consuntivo sulla partecipazione, nonché adeguato supporto fotografico e audiovisivo delle giornate di esposizione. Dove è tutto questo?
Ci sembra di tornare al tempo del programma di partecipazione alle fiere del turismo internazionali in collaborazione con il gruppo dei comuni del val di Noto, quando tirammo fuori cifre considerevoli e non abbiamo avuto il ritorno nemmeno di una fotografia, tantomeno di resoconti sulle partecipazioni.
