Dopo 7 anni, amministrazione ancora alle prese con la disciplina di pubblicità e affissioni

Un quadro desolante quello della pubblicità e delle pubbliche affissioni a Ragusa, la totale inadeguatezza di assessore e dirigenti per questioni che si trascinano da anni, e la situazione non accenna a cambiare.
L’iniziativa della eliminazione in via bonaria o forzosa delle vecchie insegne abbandonate non vede ancora esito, fra rinvio dei termini e ricerca degli interessati per via telefonica, procedure troppo lente per ridare decoro alla città.
Parimenti in alto mare le paline per gli orari dei bus che, similmente alle pensiline, nelle varie fermate, consentirebbero, a condizioni normali, non vessatorie, funzionalità e manutenzioni sostenute dalla pubblicità.
Quanto al regolamento per la disciplina della pubblicità e delle affissioni, in una città dove i gestori degli impianti di affissione, segnatamente i poster, i 6×3, dominano incontrastati, con impianti su suolo pubblico, spesso in netto contrasto con le normative del codice della strada ma, inspiegabilmente, anche autorizzati, si continua ad andare a tentoni.
Ci sarebbe poco da coinvolgere le associazioni di categoria, che rappresentano solo gli interessi degli operatori del settore, operatori che sono vissuti, da anni sulle maglie larghissime delle varie amministrazione e vorrebbero mantenere, ora, i privilegi acquisiti
Ultimamente c’è stato un incontro sulla materia con i vertici comunali di CNA, alla ricerca delle opportune garanzie per le imprese che hanno le installazioni già presenti, al fine di esentarle dal rispetto del nuovo regolamento perché altrimenti si tratterebbe di spostare tutti gli impianti con costi insostenibili da parte delle imprese stesse.
Ma, se c’è un regolamento, gli impianti o sono in regola o sono da eliminare, non si comprende perché ci devono essere privilegi per posizioni sulla cui legittimità ci sarebbe da indagare e da verificare la compatibilità con le norme del Codice della Strada.
E sembra che intenzione dell’amministrazione non sia quella di calcare la mano e mettere tutte le aziende sullo stesso piano ma di privilegiare lo “storico”, un a scelta conservatrice che sbatte con le ipotesi di crescita e di sviluppo del settore che si lascia nelle mani dei soliti monopolisti.
Ma, in una città senza opposizioni può accadere questo e altro.

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