Centro storico, ci si attarda a correggere gli errori del passato senza la benché minima idea sul futuro

Sul centro storico di Ragusa ci sono poche idee e ben confuse, le poche idee, peraltro realizzabili in tempi medio lunghi e non è detto che. quando potranno essere realizzate, saranno accettate dagli amministratori del tempo.
Si da atto che ci sono problematiche difficili da risolvere, comuni a tanti altri centri storici in Italia, l’assessore scelto da Cassì non è che brilli per iniziative o scelte precise.
Siamo sempre in balia dell’Associazione Nazionale Centri Storici Artistici, da un primo incontro, a Ragusa, è venuto fuori il nulla, solo gli esiti statistici di un questionario sulla situazione attuale e sulle aspettative, la conferma che lo studio in atto sarà presentato solo fra molti mesi, dopo i quali si potrà procedere ai progetti relativi, se accettati e possibili da realizzare.
Alcune dichiarazioni recenti dell’assessore sono comunque preoccupanti perché, pare evidente, non si ha contezza della realtà.
Nel corso dell’ultima seduta di consiglio comunale, in occasione del dibattito per un atto di indirizzo per sperimentare la riapertura al traffico veicolare in via Roma, l’assessore, abbracciando la posizione della maggioranza per il NO alla riapertura ha detto, in sintesi ( quanto detto si può ascoltare nella registrazione della seduta, su youtube al minuto 2.05 e seguenti), dopo avere accennato al Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, mai visto e, peraltro, in fase di nuova modifica, che i progetti come quelli di via Monelli (la strada che dal cimitero centrale porta a Ibla), che vorrebbero fare confluire il traffico da o per Ibla sulla via Roma, consentiranno di guardare alla parte finale di via Roma, dal vescovado alla rotonda, oggi abbandonata, come la via commerciale, la via delle grandi vetrine e delle auto parcheggiate, senza le quali il commercio non si vivacizza.
Senza dubbio una visione futuristica della città, lo stesso assessore ha parlato dei 25 anni intercorrenti fra l’idea di una commissione per Ibla, del 79, e il riconoscimento UNESCO, del 2022, ma pensare alla via Roma, rinata, tutta, attraverso la parte finale rigenerata dal traffico, dai parcheggi e dalle grandi vetrine, ci porterebbe, di certo, ad altri 25 anni di attesa. Senza dubbio, affermazioni preoccupanti, per non dire avulse dalla realtà.
In pratica, fra 25 anni ne riparliamo, per ora le cose restano così.
Invece di deporre le armi e dire che non si sa cosa fare, si occupano le poltrone, cianciando a vuoto per far passare il tempo.
E, in questo contesto, tre giovani di minoranza propongono questo esperimento, dagli esiti negativi scontati, la deputata Campo fa destinare 150.000 euro per la riqualificazione della facciata di Palazzo Ina, si perde tempo a cercare di correggere gli errori del passato senza avere la benché idea, come per Palazzo Ina, di cosa fare. In ogni caso tempi lunghi ma basterebbe lavorare su Palazzo Ina per vivacizzare il centro storico: fuori gli uffici giudiziari e quelli comunali, riportare il palazzo ad abitazioni residenziali, assegnare gli appartamenti, a prezzi simbolici, a chi vuole tornare ad abitare in centro, ma non a persone che lo trasformeranno in ghetto ma a impiegati e professionisti, svuotare il garage sotterraneo dalle auto dei dirigenti e trovare il modo di portare nei bassi, oggi sede dell’ufficio turistico, attività in grado di attrarre clientela lungo tutto l’arco della giornata. Sarebbe un primo passo, grosso, forse determinante.
Ci sono contatti con le Poste, per un possibile utilizzo del palazzo, facciamo tornare, in centro, gli uffici comunali distaccati.
Il sindaco ha giocato per 5 anni con il possibile acquisto di Palazzo Tumino, ha acquistato l’area dello scalo merci, tutt’ora cattedrali nel deserto, ma non ha pensato di acquisire il Palazzo della Banca d’Italia, in via Rapisardi ci sono enormi locali sfitti, l’ex Standa è vuota, ma a tutti questi scienziati del centro storico non viene in mente nulla, l’abbandono è anche in viale Ten. Lena ma non si riesce a chiudere un accordo con i proprietari del cinema per un rinnovato utilizzo.
Si cincischia a cercare di correggere gli errori del passato, hanno eliminato lo stadietto di villa Margherita, rimettiamolo al suo posto, solo parole che l’affidamento dell’ex City, peraltro in comodato gratuito, doveva produrre un risveglio di tutta la zona, si sono risvegliati solo i portafogli dei gestori
Ci sono stati errori in passato, ci sono errori ora.
Modificare la facciata di palazzo INA non eliminerà l’obbrobrio del palazzo del Banco di Sicilia, in corso Italia, la Banca Agricola di piazza San Giovanni è un contenitore vuoto, ma nessuno pensa a poterla utilizzare.
Ci diranno, ma ci vogliono soldi per acquisirlo, ma per la mostra egizia 400.000 euro, detto dal sindaco durante l’assemblea dei sindaci, si trovano, 500.000 euro l’anno per eventi che non portano nulla si trovano, i soldi per il Natale si trovano, per la riqualificazione urbana siamo al palo.
Continuare a parlare ancora di via Roma è una perdita di tempo, mettete una forte tassa sui locali e sugli appartamenti vuoti e vedrete come cambieranno le cose.
Ma occorre capire che il commercio non potrà tornare come un tempo, a Ragusa ci sono state sempre, salvo pochissime eccezioni, piccole realtà commerciali.
50 anni fa i ragusani che potevano e volevano spendere andavano a Catania, il sabato, per vestirsi e fare shopping, poi è venuta la zona commerciale a Modica e la gente si spostava in provincia, poi sono venuti i centri commerciali e, contemporaneamente, l’era di internet.
Il commercio cittadino è tramontato non per la morte di via Roma ma per il cambiamento dei tempi.
Le amministrazioni Cassì hanno insistito, e, forse, ancora insistono, con “Sto a Ragusa”: perché non chiedere relazioni sull’efficacia delle iniziative, peraltro allargate ad un perimetro folle che con via Roma non aveva nulla da spartire.
I problemi sono difficili da risolvere, le teste non ci sono, rassegniamoci e cerchiamo soluzioni semplici, empiriche.
C’è il nuovo ufficio anagrafe, ma non sembra la zona sia rinata, come non si vede tutto questo traffico attorno al Centro culturale.
Ci sono il cortile della scuola Ecce Homo, lo spazio mons .Tidona, trasformiamoli in piccoli impianti sportivi, i genitori lasciano i figli per il corse e intanto girano in centro, si parla degli errori del passato ma aver chiuso via Mariannina Coffa per trasformarla in paradiso della ristorazione della somministrazione che funziona dopo le 20, non serve a nulla, anzi solo disagi per i residenti che andranno a scomparire.
Potremmo continuare all’infinito.

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