Filippo Angelica, un residente del centro storico, un consigliere comunale della vecchia buona politica, basito di fronte al declino e all’immobilismo per il cuore della città

La chiusura di un esercizio commerciale di un noto marchio nazionale offre lo spunto a Filippo Angelica, coordinatore cittadino di Italia Viva ma, soprattutto residente del centro storico e già consigliere comunale della vecchia buona politica, per delle riflessioni sul declino, secondo noi ormai irrecuperabile, del centro storico di Ragusa.
Premettiamo che non condividiamo il tono soft con il quale Angelica affronta la problematica, anche di fronte alle ultime amenità che il sindaco propina alla città: l’ultima profferita in aula consiliare, quella secondo cui Ragusa è una entità unica, se c’è gente, cittadini e turisti, a Ibla o a Marina di Ragusa, e come se fosse anche in centro storico a Ragusa.
La tematica andrebbe affrontata ben diversamente, naturalmente non solo da una sola parte politica, se ci fossero altre realtà degne di tale nome, l’approccio potrebbe e dovrebbe essere ben diverso.
Prima di tutto, con l’identificazione di precise responsabilità dell’amministrazione, del sindaco, incapace di fare fronte alla situazione in travolgente crisi.
Quindi, naturale sarebbe chiedere al Sindaco di dimettersi, di fare un passo indietro, ma, di certo, dovrebbe essere lo stesso sindaco a rendersi conto del contributo pari a zero del suo assessore designato per il centro storico e trarre le dovute conseguenze.
Ai tempi di Angelica, se in Consiglio comunale un assessore avesse irriso in aula consiliare le minoranze, rispondendo, per esempio alle richieste di decoro per la discesa Mulini con la favoletta della futura riqualificazione della strada per il cimitero centrale da Ibla, che porterà nuovo vigore a tutta la zona, sarebbe stata crisi politica, perché i partiti si sarebbero sollevati.
Purtroppo, il nostro sindaco è incapace e totalmente restio a rivedere le sue scelte, in passato non è stato capace nemmeno di mandare a casa suoi assessori denunciati per abuso edilizio sul territorio comunale, con l’attuale assessore concede spazio per eventi e iniziative che non sarebbero nemmeno di sua competenza, come se una mostra culturale con effetti turistici, settori per i quali paghiamo profumatamente esperti e piani strategici, insistendo in centro storico, fosse di competenza del relativo assessore.
Se ne deduce che la Maratona o la Marcialonga o una gara di biciclette che tocchino il centro storico non saranno più di competenza dell’assessore allo sport. Roba da circo equestre.

Filippo Angelica, legittimamente, non si da pace per il fatto che sindaco e assessori si ostinano a dire che tutto va bene. Ma, da vecchio politico, si guarda bene da mettere alla berlina tutti i consiglieri transitati sul carro del vincitore, campioni, nella passata sindacatura, di critiche e di soluzioni per il centro storico e per le questioni urbanistiche.
E ritiene che al danno si unisca la beffa per il fatto che chi parla male delle condizioni del centro storico viene tacciato di essere un millantatore o, peggio ancora, uno che cerca visibilità.
Da figlio della migliore Democrazia Cristiana, però, Angelica deve rassegnarsi alla realtà di una città che ha espresso oltre il 62% di consenso per il Sindaco e ha portato in Consiglio comunale la rabberciata squadra composita e ispirata non da ideali politici ma da sete di poltrone.
Quando si guarda via Roma, c’è da prendersela solo con chi ha portato questa gente al potere, una congrega senza padri politici che ha nell’incapacità di gestire bene centri storici, cultura, turismo, urbanistica, sviluppo economico, rifiuti, verde pubblico e decoro urbano, tutela del patrimonio e tutela degli animali, tutti settori dove si riscontrano enormi criticità, il proprio segno distintivo.
Quello che non condividiamo assolutamente del comunicato di Angelica, l’ardire di stabilire un parallelo tra la maggioranza che esprimeva sindaco l’attuale onorevole Nello Dipasquale e l’attuale, come confrontare diamanti e fondi di bottiglia, allora si poteva parlare di visione politica, oggi solo di cecità, per non dire altro.

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