C’era chi, come chi scrive, criticava aspramente i grillini, poi imparando a conoscerli, fra diffidenze reciproche, iniziò ad apprezzarli e, inevitabilmente, ad avere contezza dei fatti interni e della caratura dei vari esponenti.
Chi scrive iniziò a dedicarsi alla politica comunale proprio con l’avvento dei 5 Stelle, a Palazzo dell’Aquila, da allora non si è perso una seduta del Consiglio comunale e, nei 5 anni della sindacatura Piccitto, nemmeno una seduta di Commissioni consiliari.
Erano i tempi beati delle opposizioni nelle mani di Maurizio Tumino, Sonia Migliore, Peppe Lo Destro, Elisa Marino, Giorgio Massari, Angelo La Porta, quello di Insieme, non quello odierno, di Territorio, che approva il PRG del sindaco avversario politico.
Erano i tempi quando non condividevamo molte strategie delle opposizioni, rivelatesi, alla fine, nella loro inefficacia, soprattutto in termini di riscontro elettorale, erano i tempi della candidatura Tringali, vanificata e buttata al vento, per meno di 2.000 voti, dalle beghe e dalle smanie di potere all’interno di un Movimento che si dirigeva verso la sua fine.
Al centro di quasi tutte le vicende Stefania Campo, prima assessore della Giunta Piccitto, poi deputata regionale, della quale, spesso abbiamo apprezzato l’azione politica, la maestria nelle campagne elettorali, dissentendo, totalmente, dalle manovre che la costrinsero alle dimissioni da assessore.
Fino a quel punto, Stefania Campo ci piaceva. Cominciò a non piacerci quando, con una decisione calata dall’alto, tipica dei partiti a guida unica centralizzata, checché si voglia dire del voto dal basso, della partecipazione, del coinvolgimento della base etc, etc, dopo essere stata, per lungo termine emarginata dal Movimento, diventa candidata alle regionali.
Là si capì che aveva trovato il santo protettore e da lì si lanciò nella carriera politica che oltre al ruolo di deputato le avrebbe consegnato un ruolo, non da molti condiviso, di leader del Movimento in provincia.
E da lì, nonostante le buone intenzioni del Movimento, tipo quella del limite dei due mandati, cominciò l’attaccamento alla poltrona, alla costituzione del cerchio magico intoccabile, la smania di mantenere la leadership, ingerendo per le candidature alle nazionali e affondando le mani nella marmellata delle elezioni comunali.
Ci potevano essere tante belle candidature alle nazionali del 2018, avrebbero potuto esserci candidature alternative alla Campo alla regione, ma spesso, a detta degli stessi protagonisti e aspiranti candidati 5 Stelle, ci si imbatteva nei veti, più o meno palesi, della Campo.
Piccitto indicò Iannucci come candidato sindaco e la Campo si oppose, accettò la candidatura Tringali, ma con tanto di condizionamenti nella scelta degli assessori e anche per la composizione della lista per i consiglieri. Il risultato fu davanti agli occhi di tutti: se avessero passato il tempo a cercare voti, senza personalismi e ambizioni, in puro stile 5 Stelle, avrebbero vinto; invece, cincischiavano in beghe e rivalità per mantenere la leadership.
Sulla stessa lunghezza d’onda la scelta di correre da soli, con le inesistenti sinistre, alle ultime comunali per poter arrivare con una minima voce in capitolo all’eventuale ballottaggio, senza presentarsi alla pari di Generazione, di Territorio, di +Europa e Ripensare, sotto l’ala grande del PD.
Altra storia l’attuale involuzione del Movimento, trasformatosi e ancora in vita per gli anni del governo Conte, in Sicilia ci sono le ultime refluenze che illudono sulla tenuta anche a livello nazionale, ma è ormai il partito delle poltrone ad ogni costo, e il leader nazionale è l’espositore delle ambizioni spropositate, la Campo dovrebbe prepararsi a farsi da parte, secondo le loro regole, dopo due mandati, dovrebbe lasciare il campo alle forze nuove, dovrebbe, quanto meno, condividere politiche e strategie con chi verrà dopo.
Invece, anche l’ultimo direttivo cittadino, sfacciatamente a marca “Campo”, con discutibili scelte a livello di persone e con la persistente assenza di volti nuovi.
In questo scenario, due vicende balzano agli onori della cronaca, in maniera provocatoriamente voluta e si riesce ad essere protagonisti sulle pagine di politica locale.
Ma quando si lavano panni sporchi, si fa, riservatamente, in lavanderia, non davanti a tutti.
Avevamo notato che all’elezione della nuova coordinatrice cittadina mancava il consigliere comunale Sergio Firrincieli, vuoi o non vuoi il leader in città, accanto a deputato e coordinatore provinciale, in quanto ragusano, ex sindaco e, soprattutto persona per bene. Si capiva che sarebbe arrivata la bufera.
C’è chi sostiene che di bufera provocata si tratti, una riunione, avvenuta a meno di 24 ore, per discutere delle elezioni provinciali, per un argomento che si sarebbe potuto evitare considerato lo scarso peso del Movimento con soli due consiglieri in tutta la provincia e considerato l’esito scontato della partita.
Il consigliere Sergio Firrincieli avrebbe disatteso la linea stabilita dal Movimento nel sostenere la candidatura di Lorenzo Ballatore consigliere di Pozzallo, quale espressione di una aggregazione politica di centrosinistra e progressista, denominata per l’appunto L’Alternativa.
È stata la Campo a denunciare la mancanza di un voto per Ballatore, nonostante nessuno dei due consiglieri avesse obiettato nulla sulla candidatura, in pratica c’è stato un franco tiratore, come nei partiti buoni.
Una figura non bella per la Campo e per il Movimento, anche di fronte agli alleati.
Il bello è che il consigliere Firrincieli avrebbe candidamente ammesso la sua responsabilità, ammettendo di non aver votato per una scelta calata dall’alto, senza preventivo coinvolgimento dei consiglieri che dovevano votare e della base.
Inoltre, fatto anche più grave, secondo Firrincilei ci sarebbe stato chi non avrebbe votato per Ammatuna, dirottando il suo voto su Fidone, ma su questa denuncia non si è voluto affondare l’indagine.
Il gruppo di Ragusa, che vorrebbe essere egemone, vorrebbe coinvolgere i probiviri del Movimento, qualcuno avanza la necessità di una sospensione del consigliere dal Movimento, sembra, in pratica che, piuttosto che una punizione stiano cercando di confezionare un bel regalo per non avere ostacoli interni, soggetti non graditi perché pensanti.
Il problema sarebbe che Firrincieli avrebbe l’appoggio del coordinatore regionale Nuccio Di Paola, del deputato nazionale Filippo Scerra e dell’europarlamentare Giuseppe Antoci che avrebbero stigmatizzato la scelta di Firrincieli, peraltro ammessa, con tanto di scese, ma anche ricordato la sua lunga e apprezzata azione politica
Apprezzamenti che non avrebbero convinto la Campo e gli elementi più ‘caldi’ del suo cerchietto magico.
Qualcuno dice che sono emerse le beghe interne e le spaccature che, da tempo, incrinavano il Movimento a livello locale, sarebbero venuti a mancare autorevolezza e prestigio, facendo risaltare i primi bollori per le prossime competizioni elettorali.
Ma il Movimento è già abbondantemente in declino, toglici anche Firrincieli e possono abbassare la saracinesca.
Ma questa è solo la prima puntata di questa saga, secondo noi provocata solo al fine di attutire e circondare di fumo le più succulente, forse avventatamente esposte dalla Campo, dichiarazioni a proposito dell’auto ricandidatura di Aiello a Sindaco di Vittoria, con dolce finale dell’attacco gratuito all’unico vero capace leader di tutto il territorio, l’on.le Nello Dipasquale.
Quando si perde il lume dell’intelletto, accecati dalla smania della poltrona e del potere è la fine.
