La Virtus Ragusa non è in vendita, è solo finita la favola Sabbatini

Dopo aver partecipato alla conferenza stampa, gradevole come poche, siamo rimasti delusi dall’incipit del comunicato che ne è seguito secondo la non condivisibile pratica della convocazione e del successivo comunicato per i giornalisti che sono rimasti a casa o in redazione, con tanto di contenuti e foto.
A che serve, allora, la convocazione?
La Virtus Ragusa non è in vendita, è solo finita la favola Sabbatini, si spera in nuovi soggetti imprenditoriali interessati a dare continuità al progetto sportivo, un subentro nella società, si potrà valutare una compartecipazione di peso, in ultimo non resta che offrire sul mercato il titolo, ricco di possibile ripescaggio che ne può elevare il valore.
Il tentativo di ritornare ai fasti di un tempo, attraverso un progetto articolato, non ha avuto esito positivo, il progetto non è stato capito nella sua essenza, più precisamente i tifosi, la città, come nel calcio, vogliono solo sentire profumo di primato, di promozioni alla serie superiore, con il minimo impegno economico per il biglietto.
Con abile mossa strategica, per dare motivo al disimpegno quasi obbligato, la società aveva lanciato una formale campagna abbonamenti, chiedendo almeno l’impegno di 600 tifosi o, comunque, la sottoscrizione di 600 tessere. Che non avrebbero risolto del tutto le esigenze economiche per il prossimo campionato, poco più di un settimo del budget necessario, ma sarebbero state il segnale di un aiuto economico che, purtroppo, non si vede all’orizzonte. Ci sono state solo 79 adesioni alla proposta, troppo poche.
La retrocessione ha acuito il danno economico e di immagine, non c’erano prima e non ci sono, a maggior ragione dopo, i numeri per affrontare un prossimo campionato dai costi sempre più onerosi.
La Virtus Ragusa non è la sola a soffrire una crisi che è anche del movimento cestistico minore, Pesaro, Rieti, Imola 2, Capo d’Orlando chiedono aiuto, qualcuno, come negli anni passati, troverà modo per continuare, altri deporranno le armi definitivamente.
La Presidente Sabrina Sabbatini ha parlato, visibilmente emozionata, di decisione sofferta ma inevitabile, anche per la constatazione che il suo progetto collide con le aspettative dei tifosi che hanno come obiettivo primario, e prioritario nel tempo, quello di tornare ai fasti di un tempo, quello della Sabbatini era un progetto che partiva dal basso, duraturo ma non scoppiettante.
Ragusa non è stata attenta, come non lo è stata mai, al progetto sportivo, del resto i costi sono aumentati in maniera esponenziale, nel primo anno di B nazionale sono bastati 250.000 euro, in questa stagione si è arrivati a 750.000 compensati solo da 50.000 euro di ingressi al campo.
La classe imprenditoriale locale non ha mai avuto nelle corde lo spirito della sponsorizzazione sportiva, ha preferito, tutt’al più, disperdere in mille rivoli risorse economiche unitariamente minime ma dai ritorni inesistenti. Del resto, è una legge della sponsorizzazione quella secondo cui i riscontri arrivano solo in virtù di un investimento adeguato che deve essere accompagnato da quasi pari investimento in pubblicità e promozione. Da noi, invece, spesso, si preferisce comprare una sponsorizzazione a buon mercato, anche come mostra di abilità imprenditoriale, e fermarsi ad attendere risultati che non verranno mai.
False illusioni create anche da un mercato inflazionato dalle offerte per realtà sportive di scarso peso e livello per le quali gli imprenditori locali non sanno distinguere fra sponsorizzazione o investimento pubblicitario e il puro assistenzialismo, l’aiuto economico che può essere ripagato solo dalla gratitudine personale.
Encomiabile e assolutamente indiscutibile l’impegno, non solo economico, della Sabbatini, appannato solo dal limite dello sponsor padrone della società: da un lato la certezza di una società sana, ottimamente gestita dal punto di vista finanziario, senza debiti e senza contenziosi in atto, una società che per mantenersi adesa a criteri di onestà e correttezza contabile, non ha potuto soddisfare le aspettative dei tifosi.
Ma anche una società dove il padre padrone, oltre a essere lo sponsor, gestisce la società e le scelte tecniche e sportive, accentrando tutto su un unico tavolo.
Con tutto il rispetto per le qualità imprenditoriali della signora Sabbatini, una triplice veste forse eccessiva, inadeguata alle scelte tecnico sportive che sono poi quelle che determinano i risultati.
Al netto degli aspetti prettamente economico finanziari, la proprietà non ha potuto fare a meno di avvertire un disimpegno da parte del pubblico e un certo scollamento con la città, anche se si deve dire che non c’è stato un progetto di marketing adeguato ai minimi dettami del settore, come pure non si è curata in maniera professionale, con i conseguenti risultati, la stessa cartellonistica pubblicitaria.
Troppa autoreferenzialità, macroimmagini dei giocatori, presenza eccessiva dello sponsor.

I termini per l’iscrizione al prossimo campionato di Serie B Interregionale scadono il 7 luglio, dopo pochi giorni potrebbe anche essere esaudita la richiesta di ammissione alla B nazionale, ma considerato i costi che si profilano all’orizzonte, non è che ci sia molto da sperare.
La società che gestisce la prima squadra, che chiude o passerà di mano o venderà il titolo, non è la stessa di quella che gestisce il settore giovanile e che continuerà la sua attività e la coltivazione dei giovani talenti locali e del territorio siciliano.
15 giorni per capire quale sarà il destino della pallacanestro maschile a Ragusa, mentre negli stessi giorni si attendono buone nuove dal Ragusa Calcio sul quale, all’improvviso, si sono addensate alcune nubi di mancati emolumenti per i giocatori che potrebbero preludere a disimpegno di uno o più dirigenti della società.
Anche in questo caso, sarebbero scelte obbligate dal disinteresse del pubblico e della città.

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