Il coordinatore cittadino di Italia Viva di Ragusa vede il turismo, in città, con febbre alta: sente, forse, che tutti quelli che parlano di turismo, dagli amministratori agli esperti e ai consulenti, per finire agli addetti ai lavori, delirano, tirano fuori affermazioni farneticanti, addirittura qualcuno vorrebbe legare il marketing turistico al rilancio dell’aeroporto di Comiso.
Da giovane, Filippo Angelica ha vissuto l’epoca d’oro del turismo sul nostro territorio, quando i Comuni facevano la loro parte, c’era una regia provinciale che aveva nell’Azienda del Turismo la cabina di comando delle operazioni turistiche, c’era poi la Regione, senza le bande attuali, che coordinava e finalizzava le politiche del territorio.
Oggi tutto è diverso, non c’è stato l’ente intermedio per un decennio, non esiste l’Azienda Turismo, tutto è sulle spalle dei Comuni ai quali la Regione dà l’illusione della promozione del territorio.
In Sicilia non ci sarebbe nemmeno bisogno di molto impegno per promuovere località e siti, un patrimonio enorme, smisurato, il mare, il bacino naturalistico ambientale, quello culturale, artistico-architettonico, costellato di siti UNESCO, località come Taormina, Siracusa, Agrigento, il sud est con il suo tardo barocco, Palermo, Cefalù, Siracusa, Marzamemi, Trapani, Marsala, un diffuso patrimonio enogastronomico e di folklore religioso, sono conosciuti in tutto il mondo e, nonostante lo spreco di fondi, le presenze non mancano.
Ma non c’è programmazione e tutti parlano di turismo, di presenze, di calo delle presenze, parlano di turismo, con tutto il rispetto di quello che dicono, non le organizzazioni di categoria ma i singoli operatori turistici, anche quelli della somministrazione che pontificano in materia.
Il turismo è una cosa seria, non si può creare allarme, cosa a cui siamo ormai abituati, se nel pieno della stagione estiva, quando la gente è solo riversata a mare, si avverte un calo di presenze a Ibla, rilevato senza dati ufficiali e ancor prima di concludere il mese o la stagione.
Peraltro, quello che si può ammirare a Ibla è certamente unico, il bacino archeologico è ingente, ma non si può paragonare alle bellezze dei palazzi e delle ville del palermitano, alle prestigiose ricchezze antiche di Agrigento, Siracusa e Piazza Armerina, alle Chiese di Palermo.
Il fatto di esistere in una aurea mediocrità che ci fa stare a galla dovrebbe bastare, la nostra città, e Ibla in particolare, sono mete ambite e preferite, ma va considerato che c’è un turismo mordi e fuggi, permanenze di una o due notti al massimo, ci sono stranieri che albergano in prestigiose dimore rurali ma che, giornalmente si spostano nei vari centri della Sicilia.
Dal punto di vista ricettivo non ci sono strutture con numero di letti e prestigio adeguati a poter parlare di vero turismo, c’è l’esplosione, per quello che dicono anche operatori del settore, fino all’ultimo incontro per l’aeroporto, delle strutture ricettive minori con prezzi da grande albergo, e prezzi nel settore della ristorazione senza controllo.
In queste condizioni è già tanto quello che si ha, parlare di sviluppo presupporrebbe una programmazione competente anche in termini di strategie e politiche di marketing.
Per il turismo regna la più assoluta incompetenza, prima di tutto fra gli amministratori, basti pensare che da soli o in gruppo, dopo 25 anni dal riconoscimento UNESCO, non si è riusciti a valorizzare il titolo e non c’è nemmeno l’idea di fare rete, se non come sfoggio di retorica amministrativa.
Da noi diventano esperti di turismo semplici addetti alla reception di alberghi nemmeno di eccellenza, per non andare lontano il Sindaco di Ragusa è circondato da esperti, consulenti, collaboratori, inonda di denaro opinabili associazioni di quartiere, utilizza, da sette anni, i fondi, anche cospicui, della tassa di soggiorno per pagarsi, come amministrazione, eventi culturali, spettacoli, promozioni di vario tipo, apertura delle chiese, nel 2021 pagarono con i fondi della tassa di soggiorno anche le cerimonie del 2 e del 4 novembre, hanno asfaltato strade o curato il verde pubblico dove hanno decretato che il sito o la località erano di interesse turistico, per coprire i piccoli fabbisogni di piccoli assessori.
Da sette anni, attorno al turismo c’è il nulla assoluto, favorito da una classe politica che dovrebbe essere all’opposizione e invece si occupa di scerbature, di dove manca l’acqua, delle contrade sperdute, nessuno in sette anni ha fatto una vera indagine sulla destinazione della tassa di soggiorno.
Abbiamo pagato decine di migliaia di euro per un piano strategico del turismo mai visto, abbiamo dato soldi per grandi progetti ventennali che, finora, si sono estrinsecati in indagini demoscopiche che avrebbero potuto fare giovani di scuola media.
Ci si trova anche in imbarazzo a continuare a illustrare le criticità del settore.
Non c’è promozione, non c’è materiale turistico, non ci sono iniziative all’altezza, non c’è una visione globale del fenomeno diffuso di una flessione nel turismo dovuta alla dilagante crisi economica del ceto medio basso, che, per il turismo fa i numeri.
Da tempo Ragusa, i suoi operatori turistici, guardano ai fenomeni delle vicine Scicli, Marzamemi, Noto, meta ininterrotta di vip, di matrimoni di celebrità, di presenze di eccellenza del campo dello spettacolo, della finanza, del cinema, dell’arte, ma a nessuno è venuto in mente di capire perché queste persone si affollano nei centri citati e nemmeno fanno una breve visita a Ibla, al massimo arrivano a Modica.
Le cronache dei giornali sono costantemente ripiene di queste presenze che vengono regolarmente registrate, da parte dei ragusani c’è una aristocratica indifferenza per coprire l’incapacità e l’inadeguatezza ai ruoli.
Nessuno intraprende serie analisi sul calo delle presenze, ove verificato: l’effetto boom degli anni passati, conseguenza del covid, la situazione economica generale, la concorrenza nel Mediterraneo, il caro voli, la mancanza di collegamenti e di infrastrutture, per non parlare di condizioni di sicurezza e di pulizia e di decoro delle città, che, talora, mostrano montagne di sacchetti di spazzatura ammassati in centro o abbandonati lungo le arterie anche principali.
Non ci sono politiche di incoming, non si ha nemmeno l’idea di come destagionalizzare i flussi turistici, c’è un nuovo collegamento con Malta, in catamarano ma la gente arriva e non trova un taxi o un trasporto pubblico per spostarsi, non ci sono politiche di accoglienza, chi arriva non trova nemmeno una tabella con i numeri di telefono che potrebbero servire per avere determinati servizi, né un banchetto di informazioni turistiche.
Gli amministratori guardano al 2043, ma continuando di questo passo, con le medesime scelte di persone, di assessori, di esperti, di collaboratori, Ragusa sarà solo una città abbandonata come è, per ora, il centro storico di Ragusa superiore e come si avvia a diventare anche Ibla, almeno a detta degli operatori del posto.
Al coordinatore cittadino di Italia Viva, per il turismo che vuole soccorrere, possiamo solo consigliare supposte o compresse di Tachipirina.
