Arriva, quasi, come un fulmine a ciel sereno ma, lontani, si percepivano tuoni e lampi – quelli che i siciliani chiamano ‘surruschi’ – la notizia dell’abbandono dal partito del deputato catanese di Fratelli d’Italia, Manlio Messina, già assessore regionale al turismo e allo sport del precedente governo regionale guidato da Nello Musumeci.
Coinvolto direttamente negli scandali della cosiddetta corrente turistica di Fratelli d’Italia, nella stagione delle operazioni promopubblicitarie per la Sicilia, le operazioni ‘Cannes’ e See Sicily” costate un occhio della testa alle casse regionali, Manlio Messina si era già dimesso da vicecapogruppo vicario del partito alla Camera dei Deputati, quasi in coincidenza con la nomina di Luca Sbardella a Commissario regionale.
Oggi, la comunicazione delle dimissioni dal gruppo parlamentare, con la sottolineatura che non aderirà ad altri partiti, “né ora, né in futuro” dichiara Messina.
Addirittura, il deputato catanese afferma che valuterà “con senso di responsabilità, se proseguire il mandato parlamentare, continuando a sostenere il Presidente Giorgia Meloni e il suo Governo, oppure se concludere anticipatamente l’esperienza, lasciando anche il ruolo da deputato.”
Nonostante è percepibile una forte attività ’sismica’ all’interno di Fratelli d’Italia per i fatti siciliani, la notizia è destinata a suscitare, comunque, clamore, soprattutto nel delicato momento politico dominato dalle indagini sul Presidente dell’Assemblea Regionale Galvagno e sull’assessore al turismo Elvira Amata, quest’ultima successore di Messina come delegata al turismo, dopo la brevissima parentesi. Scarpinato, altro esponente di Fratelli d’Italia, attuale assessore ai Beni Culturali.
Proprio in queste ore il Presidente Galvagno, che ha ricevuto la comunicazione di chiusura delle indagini, che molti vedono come anticamera del rinvio a giudizio, è stato ascoltato dai probiviri del partito, mentre l’Assessore Amata ha chiesto di essere ascoltata dai giudici che indagano su di lei.
Le indagini su Galvagno e la Amata sono originate da quelle sugli scandali legati al periodo dell’assessore Messina, quest’ultimo compare come “Uomo 6” nelle carte della Procura di Palermo, le diciture usate per quanti compaiono nelle intercettazioni ma non sono indagati.
C’è la netta sensazione che queste dimissioni siano, per così dire “consensuali”, addirittura la possibilità dell’abbandono dell’attività politica, con le dimissioni da deputato, farebbero intravedere una strategia tendente a togliere totalmente di mezzo l’immagine di Messina, consentendo un ricambio di mandato.
Di certo, si avverte che, fra non molto, ci saranno fatti nuovi e non di poco conto nella faccenda.
“Comunico la mia decisione di lasciare il partito Fratelli d’Italia e di rassegnare le dimissioni dal gruppo parlamentare. Non aderirò ad altri partiti, né ora né in futuro. Nei prossimi giorni valuterò con
senso di responsabilità. Un’esperienza intensa, che ha rappresentato la mia passione e il mio impegno più autentico verso la politica, a cui ho dedicato gran parte della mia vita.” Lo dichiara in una nota il deputato catanese ed ex assessore al Turismo della Regione Siciliana, Manlio Messina.
L’ ex vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera (si dimise dall’incarico dopo il commissariamento del partito in Sicilia, con l’arrivo di Luca Sbardella) compare come che ieri ha notificato l’avviso di conclusioni indagini al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno.
