Nonostante si siano fatti passi in avanti per cercare di far uscire l’aeroporto di Comiso dalla crisi, il Comitato a Difesa e Sviluppo dell’Aeroporto degli Iblei non accenna ad allentare la polemica, a tratti sui social anche becera ed eccessivamente e inutilmente violenta verbalmente.
Dal Comitato dimenticano che, in passato, come anche riconosciuto da autorevoli deputati regionali, sono stati commessi errori, leggerezze e valutazioni distorte che, in pratica, hanno generato un aeroporto diversamente abile.
Oggi, cercare responsabilità e additare questo o quel personaggio politico a causa dei mali dell’aeroporto non serve a riportarlo in vita, peraltro dovrebbe essere elementare pensare che ciascuno degli attori principali avrebbe tutto l’interesse a operare al meglio per risolvere una questione che dipende, esclusivamente dalla politica, non certo da quella locale.
La SAC dipende dalla politica, è controllata dalla Camera di Commercio che è un organo politico, agisce in virtù di una maggioranza societaria che gli è stata consegnata dal Comune di Comiso con atti del tutto legalmente validi, l’evidente strategia di privilegiare, nel contesto societario, l’aeroporto principale di Catania, può essere censurabile quanto si vuole, ma senza un intervento drastico della politica padrona, non si può eccepire nulla.
Additare al pubblico ludibrio questo o quel politico, questo o quell’attore dell’ormai teatrino aeroportuale serve solo a irretire gli animi, a fare polemica strumentale, nessun politico possiede la bacchetta magica per soddisfare le richieste, peraltro spesso irreali e farneticanti di chi vuole speculare sull’aeroporto.
La classe politica degli amministratori è quella che è, il livello è medio basso, c’è una netta distanza fra la deputazione, con poteri limitati, e i sindaci del territorio che, anche in altri settori, non dimostrano qualità di eccellenza.
Questo vale quando si vuole tirare in ballo nella questione anche il turismo.
Questo settore, in passato, ha visto presenze importanti che hanno saputo determinare effetti positivi per il territorio. Ma, va detto, per esempio, che, sul territorio, da 25 anni non si riesce a capitalizzare e a rendere strutturale il valore determinato dal riconoscimento UNESCO, e questo vale anche per il sudest siracusano e catanese.
Chi ci governa, almeno da un decennio, ha dimostrato di non capire nulla di turismo e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Siamo vissuti per decenni senza aeroporto e il turismo ha avuto stagioni d’oro, la gente che preferisce arrivare via aerea è atterrata per decenni a Catania e si è spostata sul nostro territorio.
Oggi senza voli su Comiso il turismo si ferma, sembra eccessivo.
Il discorso sul turismo in caduta libera è, quanto meno, da rivedere: la crisi economica che attanaglia il ceto medio, quello che, maggiormente, fa vivere il turismo, ha determinato scompensi in tutto il territorio italiano dove non sono solo i collegamenti a influenzare i flussi turistici.
Si vive alla giornata, non ci sono politiche turistiche serie a livello nazionale, a livello regionale personaggi e partiti hanno dilapidato, e continuano a farlo, cifre impressionanti, ma nessuno ha sollevato il problema, come se non riguardasse anche noi.
Se, a tutto questo, si aggiunge la totale assenza di politiche turistiche dei sindaci del territorio, personaggi che pensano che fare turismo vuol dire organizzare spettacolini e pseudo eventi culturali, si ha il quadro della situazione.
Per esempio, nessuno si è mai chiesto perché i VIP, quelli che portano i soldi, quelli che non guardano lo scontrino del ristorante, dell’aperitivo o del tassista, bazzicano fra Siracusa, Noto e Marzamemi, ma arrivano appena, se ci arrivano, a Modica. Ci deve essere qualcosa, nell’offerta turistica che manca dalle nostre parti, ma nessuno si sofferma su una realtà che è ormai nota, nessuno ci studia, nemmeno gli esperti, profumatamente pagati per non produrre nulla di positivo.
Quanto all’aeroporto ci sono, poi, in ballo numerose variabili: i Comuni si sono sempre disinteressati delle sorti dello scalo, del resto perché Acate o Chiaramonte o anche Ragusa dovrebbero impegnarsi per un traffico che, possibilmente, serve per portare turisti ai villaggi di Ispica o di Santa Croce o, peggio, in altre province?
Si potrebbe fare solo in virtù di programmi comuni e condivisi, ma se si pensa che per l’idrico integrato di tuta la provincia i comuni hanno messo, tutti insieme, meno di centomila euro, come si dovrebbero pagare le politiche turistiche di questi poveracci?
Si evince abbastanza facilmente che aeroporto e turismo sono collegati ma non in maniera determinante, se in relazione alle rispettive politiche deficitarie.
L’ultimo comunicato del Comitato è dedicato a bersagliare la vicepresidente di Federalberghi, Rosa Chiaramonte colpevole di considerare la crisi dell’aeroporto e le difficoltà attuali di raggiungere la provincia per i lavori sulla Catania-Ragusa sganciate dal flop dell’ultima stagione che sarebbe, per gli operatori turistici, da dimenticare.
E, secondo noi, la signora Chiaramonte non ha nemmeno tanto torto quando parla di addebitare il flop alla mancata promozione del territorio.
Non serve sciorinare paroloni sulle dichiarazioni della vicepresidente di Federalberghi, dichiarazioni che possono non essere condivise ma provengono sempre da una operatrice del settore ricettivo che, di certo, ha tutti i motivi per essere la prima a restare delusa dei risultati della stagione.
Dissentiamo totalmente dall’affermazione che la promozione del territorio non è tutto, piuttosto ad essere esosi non sono solo i collegamenti ma le stanze dei B&B a costi di camere di albergo, i conti dei ristoranti da far accapponare la pelle, i collegamenti sul territorio quasi inesistenti, i programmi di intrattenimento, di spettacolo e culturali, di livello assai scadente.
Dove, invece, il Comitato, e anche la vicepresidente di Federalberghi, dovrebbero puntare i riflettori è sull’utilizzo della tassa di soggiorno, cosa che il Comitato non ha mai argomentato.
Là sono le colpe di Federalberghi e dei suoi rappresentanti che hanno sempre partecipato alle riunioni dell’Osservatorio Permanente della Tassa di Soggiorno del Comune di Ragusa e hanno sempre avallato le scelte dissennate, finalizzate solo a coprire spese di manifestazioni istituzionali, più o meno culturali, per non parlare dei fondi distratti per pagare, un anno, nel 2021, le spese per le cerimonie del 2 e del 4 novembre.
Federalberghi, che esprime, fra l’altro la Presidente dell’Osservatorio avrebbe avuto l’obbligo di far rispettare le finalità e i compiti dell’Osservatorio che sono solo quelli di monitorare, appunto, l’utilizzo della tassa di soggiorno e suggerire aggiustamenti
Invece, hanno fatto solo salotto, subendo le scelte del sindaco di Ragusa, nella sua qualità di capo dell’amministrazione e assessore al turismo e alla cultura, avvallando politiche per il turismo che hanno dato i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Uno come Dibennardo, altro soggetto nel mirino del Comitato, al di là delle sue riconosciute competenze e dei limiti obiettivi per poter influire sulle politiche di SAC, dovrebbe essere messo sul banco degli imputati appunto per aver consentito, nel comune capoluogo, un uso dissennato e finalizzato a privilegiare gli interessi di una giunta dove l’incompetenza e l’inadeguatezza al ruolo in materia di turismo si sono aggiunte a quelle di base di una classe politica piccola, senza idee e senza autorevolezza.
Sono da ricercare anche lì i mali dell’aeroporto.
