L’ Osservatorio Equità e Diritti promosso da Sinistra Italiana Ragusa analizza le forti criticità del servizio di soccorso del 118 a Ragusa, privo del 70% dei medici che dovrebbero essere in organico

Dopo le denunce alla Camera e rivolte al Ministro della Salute, dal gruppo parlamentare AVS sulle carenze negli ospedali iblei, la provincia di Ragusa raggiunge un altro triste primato.

Le notizie di questi giorni sulla carenza di medici a bordo delle ambulanze mettono in luce una ennesima criticità.

Se in Sicilia, mediamente, mancano il 44% dei medici a bordo delle ambulanze, nella nostra provincia il dato è ben più grave. L’assenza del 70% dei medici destinati alle ambulanze (solo 10 rispetto ai 35 previsti) rappresenta una violazione, non soltanto dei diritti sanciti dall’articolo 32 della Costituzione, ma anche dei livelli minimi di assistenza per un paese civile.

I tamponi organizzativi, attraverso incarichi discontinui “a gettone”, sono provvisori e non coprono i necessari servizi nelle 24 ore. D’altronde gli equipaggi delle ambulanze prive di medico (soltanto autista-soccorritore e infermiere) sono esposti a gravose responsabilità nei casi di massima urgenza-emergenza.

In questo contesto di totale incertezza si inseriscono ben note strutture private convenzionate che, tramite le agenzie interinali, assumono il personale in clima di assoluta precarietà e senza diritti.

L’insufficienza di risorse è soltanto un aspetto del problema. È il modello organizzativo che va ribaltato.
Le strutture sanitarie gestite da privati che giocano su due tavoli. Da una parte ricevono enormi contributi pubblici per le “prestazioni convenzionate” e dall’altra vendono prestazioni sanitarie a coloro che subiscono lunghe liste di attesa.

Un modello di società nella quale i diritti si comprano. Si compra il diritto alle cure e alla salute, arretra il diritto al benessere e conseguente arretramento di tutti i diritti annessi e connessi.

Osservatorio Equità e Diritti promosso da Sinistra Italiana Ragusa

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