L’on.le Stefania Campo protesta per le parole del Presidente dell’ARS che considera gli interventi delle opposizioni come un intralcio ai lavori d’aula

Il presidente dell’ARS Galvagno, dopo le tensioni in aula per l’esame e l’approvazione della Legge di Stabilità, fra le tante esternazioni ha tirato fuori quella secondo cui il Regolamento dell’Assemblea sarebbe uno scempio perché consente ai deputati di intervenire su ogni norma, arrivando a ipotizzare un limite agli interventi.
In pratica, il Presidente sarebbe favorevole a limitare gli interventi in aula, al fine, soprattutto di rendere difficile una azione di opposizione, che talvolta si traduce in puro ostruzionismo.

Le parole hanno suscitato la legittima reazione dell’on.le Stefania Campo, del Movimento 5 Stelle.

Purtroppo non sono i 5 Stell4 di una volta, invece di reprimere decisamente le intemperanze verbali del Presidente dell’Assemblea, consigliandogli, peraltro, di evitare simili esternazioni per opportunità politica nella sua scandalosa veste di plurinquisito, estendendo anche al suo partito di appartenenza il consiglio di contenere le esuberanze verbali del Presidente dell’Assemblea, anche considerando i guai giudiziari di altri appartenenti del partito, altra motivazione che porterebbe ai citati motivi di opportunità, la Campo  ne viene fuori con una serie di considerazioni improntate al bon ton istituzionale.

Questa la sua nota diffusa:

“Dibattito in Aula è garanzia, non intralcio”

“Quando il Presidente dell’ARS definisce ‘uno scempio’ il Regolamento perché consente ai deputati di intervenire e fare dichiarazioni di voto su ogni norma, e propone che ‘a un certo punto non si possa più intervenire’, sta esprimendo una visione del potere: meno Parlamento, meno controllo, meno trasparenza. Questa è ancora la cifra politica di Fratelli d’Italia quando governa: scambiare il Parlamento per un intralcio. E quando si liquida il confronto in Aula come ‘sei ore di chiacchiere e interventi ‘strumentali’, il messaggio è chiaro: per una certa destra, il dibattito democratico è un impiccio, non una garanzia”.

“Restringere gli spazi dell’opposizione e rendere l’Assemblea una macchina notarile – spiega Campo – è il contrario della cultura democratica, ed è esattamente ciò che un Presidente dell’Assemblea dovrebbe impedire, non promuovere.
Ma la legge di stabilità non è una pratica amministrativa da sbrigare in silenzio: è la legge che decide priorità, soldi, servizi, diritti. Ogni articolo è una scelta politica e i siciliani hanno diritto di sapere come e perché viene votato.
E va discussa riga per riga soprattutto quando arrivano in Aula le tabelle, cioè uno tra gli aspetti più delicati della manovra: lì si vedono le somme spostate da un capitolo a un altro, da un assessorato a un altro, e lì i siciliani hanno diritto di sapere chi vota cosa e perché.
Il punto, poi, è istituzionale: il Presidente dell’ARS dovrebbe essere il primo garante del pluralismo e del confronto, non il primo a trattarlo come un problema da “correggere” a colpi di regolamento.
Un Parlamento che parla non è uno scandalo. È la democrazia che fa il suo mestiere. Noi non ci stiamo: il Parlamento non si silenzia, non si addomestica, non si riduce. Si rispetta.
E chi lo guida ha il dovere di difenderlo, non di restringerlo.
In Sicilia, la linea autoritaria di questa destra travolta dagli scandali, dalle inchieste e dagli arresti non passerà. Non ci faremo distrarre, può starne certo” – conclude Campo.

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