Modica, la città delle meraviglie, al cimitero si voleva intervenire su edicole private con soldi pubblici?

Sulla questione del recupero e di interventi di riqualificazione per alcune strutture funerarie del cimitero di Modica, per i quali era stato costituito un apposito “Comitato del cimitero storico di Modica”, intervien un cittadino, Carmelo Modica, che invia una circostanziata ‘Richiesta di impedire l’impiego di risorse pubbliche per la manutenzione e il recupero di edicole funerarie private nel cimitero di Modica’.

Richiesta invita al Sindaco del Comune di Modica, ai componenti della Giunta comunale, ai consiglieri comunali, e, per conoscenza, al Presidente della Regione Siciliana e alla stampa locale.

Questa la richiesta:

Oggetto: Richiesta di impedire l’impiego di risorse pubbliche per la manutenzione e il recupero di edicole funerarie private nel cimitero di Modica

La storia del cosiddetto “Comitato del cimitero storico di Modica” non nasce, per quanto è dato ricostruire,
da un progetto organico di tutela dell’intero complesso cimiteriale, dei suoi spazi comuni e dei beni appartenenti al Comune.
Nasce, invece, dal tentativo di ottenere l’intervento dell’Amministrazione comunale per affrontare le conseguenze della mancata manutenzione di una specifica edicola funeraria privata: quella riconducibile al Circolo Giuseppe Di Vittorio, organizzazione storicamente collegata al vecchio Partito Comunista Italiano e che sembrerebbe essere stata successivamente assorbita, o comunque ricondotta, nell’ambito della CGIL.
Il problema originario era dunque circoscritto e chiaramente individuabile: un’edicola privata, lasciata per lungo tempo senza la manutenzione necessaria, avrebbe raggiunto condizioni tali da rendere indispensabili interventi di consolidamento, recupero o messa in sicurezza.
Dinanzi alla difficoltà di individuare chi dovesse sostenere tali spese – il Circolo Di Vittorio, l’organizzazione eventualmente succeduta nei suoi rapporti patrimoniali, i concessionari, gli utilizzatori dell’edicola o i loro eredi – non si è proceduto prioritariamente all’accertamento della proprietà e delle relative responsabilità.
È stato costituito, invece, un Comitato avente come oggetto dichiarato la tutela dell’intero “cimitero storico di Modica”.
In tal modo, una questione riguardante la manutenzione omessa di un bene privato è stata progressivamente inserita dentro una causa apparentemente più ampia, suggestiva e capace di raccogliere consenso: la salvaguardia storica, monumentale e sociale dell’intero cimitero.
È proprio questa successione dei fatti che non può essere ignorata.
La costituzione del Comitato rischia infatti di rappresentare un escamotage mediante il quale trasformare una spesa privata in una spesa pubblica: si parte da un’edicola privata non mantenuta, si allarga il problema all’intero cimitero, lo si qualifica come “storico” e, infine, si chiede alla Regione Siciliana un finanziamento di circa due milioni di euro.
In questo modo, dietro la finalità certamente condivisibile della tutela del patrimonio cimiteriale, potrebbe essere fatto passare il principio secondo cui la collettività deve pagare anche il recupero delle edicole private che i rispettivi proprietari, concessionari o aventi causa non hanno mantenuto.
Una simile operazione non può essere accettata.
Il valore storico o artistico di un’edicola funeraria, anche quando esiste non ne modifica automaticamente la natura giuridica, non cancella i diritti connessi alla sua proprietà o concessione e, soprattutto, non elimina gli obblighi di manutenzione gravanti sui soggetti privati che ne hanno la disponibilità.
Il Comune ha certamente il dovere di intervenire quando lo stato di un manufatto determini un pericolo per la pubblica incolumità. Ma il dovere di eliminare un pericolo non trasforma il bene privato in bene pubblico e non trasferisce definitivamente alla collettività il costo dell’intervento.
Qualora il Comune fosse costretto ad anticipare somme per ragioni di urgenza, dovrebbe successivamente recuperarle nei confronti dei soggetti responsabili.
Diversamente, si arriverebbe all’inaccettabile risultato di far pagare a tutti i cittadini le conseguenze dell’inerzia di alcuni.
Prima di chiedere, concedere o utilizzare qualsiasi finanziamento pubblico, occorre pertanto ricostruire con precisione:
• il titolo originario relativo all’edicola del Circolo Giuseppe Di Vittorio;
• la natura della concessione e l’identità dell’attuale titolare;
• gli effetti prodotti dallo scioglimento o dalla cessazione del Circolo;
• l’eventuale trasferimento dei suoi rapporti patrimoniali alla CGIL o ad altri soggetti;
• l’identità dei concessionari, degli utilizzatori, degli aventi causa o degli eredi;
• gli obblighi di manutenzione gravanti su ciascuno di essi;
• le cause e le responsabilità del deterioramento del manufatto;
• le somme eventualmente necessarie per la sola messa in sicurezza e quelle richieste per il suo complessivo recupero.
La difficoltà di individuare immediatamente il soggetto obbligato non può diventare il motivo per attribuire automaticamente la spesa al Comune o alla Regione. Deve essere, al contrario, la ragione per compiere un accertamento patrimoniale, amministrativo e giuridico ancora più rigoroso.

Alla luce di quanto esposto, il sottoscritto Carmelo Modica chiede:
1.
che il Comune di Modica non sostenga presso la Regione Siciliana richieste di finanziamento destinate, anche solo in parte, alla manutenzione o al recupero di edicole funerarie private;
2.
che nessuna risorsa comunale o regionale venga impegnata prima di avere accertato la proprietà, la concessione e le responsabilità manutentive di ciascun manufatto interessato e neanche come si dice “in sostituzione”, se non esiste la possibilità di recuperare le spese anticipate;
3.
che venga formalmente ricostruita la situazione patrimoniale dell’ex Circolo Giuseppe Di Vittorio e verificato se i relativi beni, diritti e obblighi siano stati trasferiti alla CGIL (o ad altre organizzazioni o a soggetti privati) ed in caso positivo computare nelle spese anche il palazzo del Circolo di Vittorio che esiste a San Giovanni;
4.
che ogni eventuale progetto distingua in maniera rigorosa gli interventi riguardanti beni, strutture e spazi pubblici da quelli riguardanti edicole funerarie private;
5.
che siano resi pubblici l’elenco dei manufatti sui quali si intende intervenire, la loro titolarità, la natura dei lavori previsti e la precisa destinazione del finanziamento richiesto;
6.
che, in presenza di interventi urgenti anticipati dal Comune su beni privati, venga espressamente previsto il recupero delle somme nei confronti dei proprietari, concessionari o altri soggetti obbligati;
7.
che il Consiglio comunale venga investito della questione prima dell’assunzione di qualsiasi impegno politico o amministrativo nei confronti della Regione Siciliana.
Al Presidente della Regione Siciliana si chiede, conseguentemente, di non concedere né erogare il finanziamento richiesto senza che il Comune di Modica abbia preventivamente prodotto una completa ricognizione della natura pubblica o privata dei beni interessati, della loro titolarità e delle responsabilità relative alla mancata manutenzione.
Contesta, invece, che la tutela del “cimitero storico” possa diventare la copertura nominale e politica attraverso la quale finanziare con il denaro di tutti il recupero di beni privati che per anni non sono stati mantenuti da chi ne aveva il diritto di uso e il conseguente obbligo di custodia.
Se esiste un patrimonio pubblico da tutelare, il Comune e la Regione intervengano secondo le rispettive competenze. Se esistono edicole private da recuperare, siano i proprietari, i concessionari, gli aventi causa o le organizzazioni succedute ai precedenti titolari a sostenerne le spese.
Mescolare le due questioni significherebbe consentire che la costituzione di un Comitato e l’attribuzione della qualifica di “storico” all’intero cimitero diventino lo strumento per trasformare responsabilità private in spesa pubblica.
Tanto più in un Comune in dissesto finanziario, un’operazione di questo genere sarebbe politicamente, amministrativamente e moralmente inaccettabile.

Nel precisare che questa posizione non esprime alcuna contrarietà alla tutela del cimitero di Modica, della sua memoria e degli elementi che possiedono un effettivo valore storico o monumentale, lo scrivente, con la presente riferisce che, qualora l’operazione dovesse comunque proseguire senza i necessari accertamenti, si riserva di sottoporre l’intera vicenda alla competente Procura regionale della Corte dei conti, trasmettendo la documentazione disponibile perché ne valuti autonomamente la rilevanza sotto il profilo della tutela dell’erario.
Si chiede che la presente venga acquisita agli atti del Comune, trasmessa ai gruppi consiliari e riscontrata indicando le determinazioni assunte.

Modica, 9 settembre 2026
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Carmelo Modica
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