A Ragusa, partiti, movimenti, assessori e consiglieri comunali in surplace, tutti aspettano che l’avversario faccia la prima mossa

A Ragusa, attorno al Consiglio comunale, una situazione kafkiana, per usare un eufemismo e non ricorrere a termini che riportino alla farsa politica, al teatrino.
Al momento, è comodo puntare gli occhi su Ragusa Prossima e attendere le scelte del movimento, per restare o meno nell’alleanza civica che diede vita al governo Cassì, dopo il passaggio in un partito, Forza Italia, del primo cittadino, di due assessori e di quattro consiglieri, compreso il Presidente del Consiglio comunale.
Ma Ragusa Prossima si diletta in una stucchevole melina, fatta di direttivi, di confronti con la base, di incontri con il sindaco, decide di non decidere, in pratica, come tanti altri della politica comunale, stanno in surplace.
Attendono che gli altri facciano la prima mossa, perché, in effetti, vorrebbero credere alle parole del sindaco secondo il quale nulla cambierà.
E, in effetti, questo è l’auspicio del sindaco, di tirare avanti per altri dodici mesi, fino a quando dovrà dimettersi per candidarsi alle regionali. E a Cassì piacerebbe che non ci fossero scossoni.
Del resto, anche in Ragusa Prossima c’è la consapevolezza dell’emarginazione, dopo un’uscita dalla maggioranza, la stessa che subirebbe Cassì dimissionario, se non innesca una immediata campagna elettorale pesante e dai costi, prevedibilmente, elevati per mantenere accesa per sei mesi l’immagine.
Ma quello di Ragusa Prossima, senza offesa per il movimento, in fondo è un problema marginale.
L’appoggio per Cassì alle regionali è anche nel sostegno degli attuali assessori, sulla bese della collocazione che potranno avere in una successiva giunta di ispirazione cassiniana, leggi candidatura Giuffrida: Adamo, Pasta, Gurrieri, Iacono, Distefano, D’Asta potrebbero ricevere garanzie dal candidato ma non è detto che i partiti della coalizione sarebbero d’accordo su tutti, del resto non c’è posto per tutti.
Quindi, anche gli assessori in surplace, in attesa degli sviluppi, ma su questo pochi puntano l’attenzione, nonostante si tratti di una questione importante per la città.
Già sono assessori che sono vissuti all’ombra del sindaco, scarsa visibilità per le iniziative portate avanti, visibilità che sarà ridotta sempre più, più avanti si va, per necessaria strategia elettorale.
Quindi avremo assessori in surplace, non interessati all’azione politica che potrebbe beneficiare solo chi, domani, potrebbe essere avversario politico.
Un danno latente per la città che andrà da una parte con le celebrazioni delle poche opere pubbliche che l’amministrazione riuscirà a portare in porto, dall’altro verso un immobilismo di fine sindacatura che si affiancherà al nulla di fondo di questa amministrazione.
In surplace i partiti di centro destra che avrebbero tutto l’interesse a partecipare al governo della città per preparare le prossime consultazioni elettorali.
Fratelli d’Italia oscilla fra l’odio politico per Cassì e la tendenza di una corrente del partito ad accordi con Cassì, sullo sfondo di un cannone in consiglio comunale che non spara e di una cellula dormiente.
Forza Italia vive sui contrasti regionali fra la corrente Schifano e l’ala siculo orientale e romana del partito che potrebbero travolgere la ricandidatura di Schifani e l’alluvione travolgerebbe tutti i nuovi arrivati ai quali i vincitori non farebbero nemmeno aprire le bibite nelle riunioni di partito
Nella DC sono legati alle fortune o alle sfortune politiche dell’on.le Abbate, che deriveranno dal suo peso nella coalizione, se non otterrà il lascia passare da Cuffaro per un assessorato a Palermo, risulterebbe, alla fine, depotenziato nel confronto con la Forza Italia di Minardo.
Tutti in surplace, i vari Zagami, Bennardo, che non prendono ufficialmente posizione, a baluardo del civico consesso restano solo i PD e Territorio e il rappresentante del Movimento 5 Stelle.
Tutto il consiglio comunale, tutto Palazzo dell’Aquila, come la città, in un surplace che dura da molto tempo, si cincischia con tutte queste beghe di partito e di potere, il futuro della città è rimandato.

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