A tutto c’è un limite, in particolare al degrado

È lo stesso titolo di un articolo del 2015, dopo l’acquisto della collezione di abiti d’epoca, a fine 2014, e dopo la consegna avvenuta intorno al mese di marzo 2015, ancora prima dell’Anteprima del dicembre 2015, si muovevano già perplessità per gli ingiustificabili ritardi nell’iter per dare vita al Museo del Costume.
Al tempo, si manteneva fiducia per la presenza di Stefania Campo come assessore, poi l’attuale deputato regionale uscì dalla scena comunale e, da allora, è iniziata una via crucis che non fa vedere nessuna luce in fondo al tunnel.
Inutile andare a riprendere tutti gli articoli, negli anni, nei quali si è ribadito l’apprezzamento per le iniziative organizzate per far vedere qualcosa della collezione, ma nei quali, anche, si è dovuto prendere atto di una estrema lentezza, dovuta non solo a carenza di fondi, per dare vita al Museo.
Nel frattempo, la precedente e l’attuale amministrazione, sorde entrambe ad ogni sollecitazione e ad ogni richiesta di lumi sulla collezione, non forniscono nessuna notizia sul numero effettivo degli abiti in condizioni da esposizione, nessuna notizia sullo stato e sulle condizioni di conservazione, nessuna notizia sulle manutenzioni occorrenti, nessuna notizia sullo stato di avanzamento dei lavori per l’allestimento dei locali del Museo, che, già a maggio 2018, poche settimane prima delle ultime amministrative, l’ex sindaco Piccitto aveva presentato come quasi pronti.
Dopo 5 anni dall’acquisto, nessuno dei consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione, ha sentito il bisogno di capire come stanno le cose, ma nemmeno di avere contezza dei costi della collezione.
Avevamo cercato di mettere in guardia per una attenta verifica, non tanto del costo di acquisizione, quanto per una attenta valutazione dei costi di conservazione e manutenzione della collezione, nonché di quelli necessari per l’allestimento museale, senza tralasciare i costi organizzativi e di eventuali collaborazioni e consulenze.
Nessuno, ancora, vuole dare importanza a questi aspetti che dovrebbero essere prioritari per un buon amministratore.
I visitatori al Castello aumentano e garantiscono un introito che si perde nel bilancio comunale, non c’è un rendoconto preciso che dia l’idea di entrate e uscite, relativamente alla Mostra e al Castello nel suo insieme.
Non è questa la sede per disquisire delle competenze di chi si occupa della collezione, ma sarebbe utile capire quali sono stati, fino ad ora, i compensi, con quali capitoli del bilancio sono stati erogati e cosa prevede il futuro.
Scrivevamo nel 2015: “Complici anche le indiscrezioni fatte trapelare da alcune persone che hanno collaborato alla sistemazione della collezione, sorgono numerosi interrogativi che diventano pressanti per la cappa di riservatezza che grava sull’argomento e per tempi ormai colpevolmente allungati.
In che stato sono stati trovati i pezzi della collezione? Non erano stati, preventivamente, verificati, prima dell’acquisto?
Considerato che, come rilevato da foto diffuse dall’ufficio stampa del Comune, gli abiti sono arrivati in volgari scatoloni di cartone, dove prima era contenuta altra merce, e protetti da sacchi di cellophane, forse non proprio adatti a capi di tale delicatezza, si potrebbero conoscere gli attuali accorgimenti e le strutture dedicate per la conservazione degli abiti?
Sono, forse, ritornati nella loro collocazione naturale, gli armadi della famiglia Arezzo che sono rimasti al Castello? E quali accorgimenti sono stati adottati per una adeguata conservazione?
Cosa ha fatto rimandare, dallo scorso mese di luglio, l’apertura dell’esposizione? Quando i ragusani potranno avere godere della vista di tutti i pezzi della collezione, anche non contemporaneamente?
Cosa si è programmato, dal punto di vista turistico, per la promozione della esposizione della collezione?
C’è un piano di utilizzo di personale dedicato alla mostra?”
Parte di un articolo che possiamo replicare per intero.
Nel 2015, era stato anche diffuso un comunicato dell’amministrazione circa il progetto sui lavori di musealizzazione del Parco del Castello di Donnafugata, all’interno del quale l’Assessorato alla Cultura, in collaborazione con l’ufficio del verde pubblico, aveva deciso di attivare il ripristino delle essenze originali volute dal barone Corrado Arezzo, che fu anche un esperto botanico.
Iniziativa, anche questa, preceduta dalle ricerche storiche dello stesso esperto, che aveva visto l’inizio dei lavori per riconfigurare le aiuole attorno alla fontana della rotonda nella zona del parco definita giardino alla francese delimitandole con la siepe originale, il buxus sempervirens, e ripristinando le aree fiorite che il barone a suo tempo aveva individuato.
Ci furono, al tempo, sempre secondo i comunicati ufficiali dell’Ufficio Stampa del Comune, pare seguiti sempre dallo stesso esperto tuttologo, lavori che riguardarono il rifacimento dell’agrumeto situato nella zona sud-ovest del parco, vicino all’area dell’apicoltura e delle erbe aromatiche, ripiantando varie specie particolari di agrumi come la “mano di Buddha”, il limone rosso, il limone pane e tanti altri tipi di aranci e mandarini.
Poi, non si seppe più nulla.
Le foto a corredo di questo articolo parlano chiaro su cosa era stato fatto per il Parco e su cosa ci sia stato dopo: solo abbandono e chiacchere in quantità. I giardini alla francese, tanto curati dal Visconte Gaetano Combès de Lestrade (se è scritto male l’esperto tuttologo mi potrà correggere, come pure l’assessore NdR)

L’ultima amenità sul Castello e sulla Collezione proviene da consiglieri comunali di maggioranza che avrebbero saputo, da personale dipendente del Comune, che, nei bassi del Castello, negli stessi locali destinati come Museo del Costume, si vorrebbe allestire una mostra di quadri di grande valore, da giugno 2020 al successivo mese di dicembre, evento per il quale sarebbe naturalmente spostata la data di eventuale inaugurazione del MUDECO, almeno all’inizio del 2021.
Evidente che c’è qualcosa che non si può dire sul MUDECO e sulla collezione di abiti d’epoca, ci sono richieste di convocazione della Commissione Cultura, anche la Presidente Iacono ha mostrato di voler vederci chiaro, vuole, addirittura, convocare una seduta al Castello per avere modo di rendersi conto, assieme a tutti i componenti della Commissione, di come stanno le cose.
Un evento tutto da seguire, le sedute di Commissione sono pubbliche, aperte a tutti i cittadini, siamo convinti che tenteranno di tutto per evitare di accendere troppi riflettori su una questione che assume, ogni giorno di più, contorni sempre meno lineari.
Sarà l’occasione per verificare l’operato del nuovo assessore alla Cultura che su una tematica, da lei particolarmente sentita, dovrà dimostrare le sue capacità e la sua indipendenza di pensiero e di strategia.

(nelle foto Clementina Paternò Arezzo e il marito Gaetano Combes de Lestrade che tanta attenzione dedicarono al Parco del Castello, e lo stemma araldico dei Combes de Lestrade)

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