Anche i più loquaci dei consiglieri comunali hanno perso la parola di fronte al fallimento del piano di rientro di Iblea Acque

I professionisti del verbo, quelli sempre pronti a incensare gli amministratori, i dirigenti, i funzionari, quelli che tuonavano che il piano di rientro era l’unico modo per ottenere il pagamento dei debiti da parte di Iblea Acque, hanno perso tutti la parola.
A più di 24 ore dalla nota del consigliere Bennardo, a nessuno è venuto in mente di dire qualcosa, di chiedersi come sono combinati a Iblea Acque se dopo poche settimane dalla firma del piano di rientro, si sono trovati subito in difficoltà.
A nessuno è venuto in mente di chiedere come mai gli uffici si sono mossi solo il 2 ottobre, peraltro dopo una prima comunicazione del consigliere Bennardo, pare del 30 settembre.
A nessuno è venuto in mente di ringraziare, di fare i complimenti, di elogiare il collega per l’attenta verifica dell’attività dell’amministrazione.
A nessuno viene in mente di chiedere che venga applicata la legge che permette di esigere il pagamento del debito totale, dopo i mancati riscontri alle rate, a nessuno viene in mente di proporre la liquidazione della società, salvando solo i tecnici e le maestranze, ma, soprattutto, togliendola dalle mani dei dodici sindaci e, in particolare del nostro.
Così solerti e puntuali, dagli scranni dell’aula consiliare i vari Antoci, Schininà, Mezzasalma, Criscione, così loquaci nei comunicati i vari Battaglia, Vitale, Sortino, Galifi.
E la cosa deve essere contagiosa perché sono in stand by anche gente come Calabrese e come Firrincieli che, forse, devono vedere come si mettono le cose prima di parlare, per non pestare i calli a nessuno.
E questa, sarebbe l’occasione per mettere a posto tante cose: non solo il consigliere Bennardo ma anche il consigliere Mauro, da tempo ha sollevato gravi rilievi sulla gestione della Società in house, per molte cose non sono arrivate risposte, ci sono molte cose insolute, non ultimo il contenzioso con l’ex Amministratore Unico, alcune ammissioni di irregolarità da parte del sindaco, poche azioni forti per la gestione della società, per la mancata temporanea adesione del Comune di Vittoria, per le ultimi avvisi della società che fanno intravedere una gestione non proprio all’altezza.
Se poi si mette anche il criterio di nomina del nuovo amministratore unico, che già ha sollevato abbastanza chiacchiericcio, il silenzio degli innocenti assume contorni da farsa napoletana.

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