di Vilnius Nastavnic
Stefania Campo e Biagio Battaglia fanno notizia anche quando non ci sono
Che il momento non sia del tutto favorevole al Movimento 5 Stelle, nonostante la marea montante dei consensi, è ormai assodato ed evidenti sono le responsabilità di chi cerca di contribuire alla sua implosione, al suo cedimento con errori di tipo politico, amministrativo e mediatico.
Anche se molte critiche e tanti rilievi arrivano dall’area di sinistra che più di ogni altra, come in Sicilia, sente il fiato sul collo di un avversario che sembra incontenibile, è incontestabile che il Movimento sta scrivendo alcune pagine brutte della sua breve storia.
Il MoVimento, così come lo abbiamo conosciuto, non esiste più, non c’è più la democrazia diretta, semmai vi sia stata, in qualche caso manca la tanto declamata onestà, tra bugie e abusivismi edilizi, silenzi imbarazzanti sul voto della camorra, possiamo dichiarare chiusa la loro “supremazia morale” che li caratterizzava come movimento politico.
La democrazia dell’uno vale uno è svanita, non è più il Movimento 5 Stelle che abbiamo conosciuto all’inizio.
Ci sono dappertutto, situazioni strane e irrisolte, mentre scriviamo ascoltiamo alla radio che il sindaco di Quarto ha ritirato le dimissioni, sfidando Grillo, un’altra grana che peserà, soprattutto mediaticamente.
E appunto di tipo mediatico sono le forti criticità del Movimento che non riesce a rintuzzare, proficuamente, gli attacchi.
Come riferiamo in altra parte del giornale, arriveranno i responsabili della comunicazione di Camera e Senato per coordinare la comunicazione degli eletti del Movimento 5 Stelle in tutta Italia, ma devono far presto perché non se ne può più di una gestione della comunicazione che fa acqua da tutte le parti.
La testata regionale livesicilia.it ha sintetizzato in un articolo ( http://livesicilia.it/2016/02/08/parentopoli-gettoni-e-cacciate-i-guai-delle-amministrazioni-grilline_713115/ ) l’inchiesta del suo mensile “S” sui ‘guai’ delle amministrazioni a 5 Stelle in Sicilia.
Una serie di madornali imprecisioni che volevamo sintetizzare e rettificare, mentre ora ci troviamo anche a poter sollevare rilievi sulla nota inviata dall’amministrazione comunale che replica, male, all’articolo.
Ma andiamo per ordine, escludendo, naturalmente, i guai che riguardano gli altri comuni amministrati dai cinque stelle.
Un ‘guaio’ per i 5 stelle ragusani sarebbe la richiesta di annullare la rinuncia alla decurtazione del 30% sui gettoni di presenza delle sedute di consiglio e delle commissioni.
Sbrigativamente catalogata come un ripensamento, sia pure dovuto all’inconveniente tecnico dell’impossibilità di far confluire i fondi in un apposito capitolo di bilancio, fattore che impediva un libero utilizzo delle somme a favore di iniziative per la collettività.
La sintesi del giornalista è che i consiglieri hanno “richiesto di ripristinare, a partire da gennaio 2015, l’importo dei gettoni di presenza spettanti per la partecipazione alle sedute, non effettuando la decurtazione del 30 per cento. Una marcia indietro a tutti gli effetti. Visto che il ripristino sarà anche “retroattivo”.”
Nessun cenno agli oltre 20.000 euro del 2014 (al netto di altri 6.000 persi nei meandri del bilancio) spesi per arredi scolastici per tutti gli istituti di competenza del comune, sulla base di specifiche richieste dei dirigenti scolastici. Nessun cenno sull’impegno di destinare alla collettività i fondi del 2015 dei quali si è richiesta la restituzione.
Errore marchiano, nell’articolo, che denota superficialità nello scritto, quello delle contestazioni di consiglieri che avrebbero fatto mancare il numero legale per le sedute di consiglio in aperto contrasto con il sindaco (verissimo) ma non è il primo cittadino che rinvia le sedute, bensì il Presidente del Consiglio.
Ancora si fa riferimento al caso dell’assessore alla cultura Stefania Campo, per un presunto caso di parentopoli, sollevato da una testata giornalistica e non dalle opposizioni, ammettendo la realtà del bando che prevedeva riassunzione di chi già lavorava in quel comparto (anche prima dell’avvento dell’amministrazione grillina, ndr).
E infine, si fa cenno a sospetti, molto genericamente, per la proroga della gestione del canile rifugio sanitario ad un attivista del meetup ragusano, già componente dello staff del sindaco.
In pratica, tutta una serie di rilievi dalle fondamenta assai friabili, se non addirittura inesistenti, come evidenzieremo a proposito della replica dell’amministrazione che ci permettiamo di definire, quantomeno, debole.
Per la questione del 30% delle somme derivanti dai gettoni di presenza un complicato ragionamento sulla richiesta di restituzione (ammessa) per destinare direttamente i fondi a progetti condivisi con la collettività, ma non si fa cenno al totale già speso per il 2014 e al totale (noto) da spendere per il 2015 che sgombrerebbe il campo da ogni illazione se accompagnato dai singoli compensi di ogni consigliere al lordo e al netto delle decurtazioni.
Per il caso Campo si fa riferimento al fatto che le dimissioni siano arrivate appena la vicenda era stata sollevata. Pur specificando che “Nonostante cinque sedute della Commissione Trasparenza, non è emerso assolutamente nulla a carico dell’ex-assessore e non c’è alcun risvolto ulteriore.” non si spiega perché le dimissioni non siano state rigettate o perché, comunque, l’assessore non sia stata reitengrata, mentre rimane ancora vacante la carica assessoriale.
In ordine ai sospetti che graverebbero sul Sindaco per la questione del canile rifugio sanitario solo la sottolineatura di una regolare gara con il sistema della procedura aperta che ha portato all’affidamento di detto servizio alla associazione “AIDA”
Replica debole che fa dire al giornale, preso atto della nota dell’amministrazione comunale di Ragusa, che c’è poco da rettificare, sulla richiesta di restituzione del 30 per cento delle indennità che viene ammessa, e sugli altri due punti.
Per il canile la carenza di particolari su tutta la questione permette di affermare, al giornale, che i dubbi sollevati dalle opposizioni prescindono dal fatto che la gara si sia rivelata o meno regolare, asserzione quantomeno da giudicare incomprensibile.
Per il caso Campo la precisazione sul nesso temporale delle dimissioni viene giudicata pretestuosa, e viene derisa la tanto decantata diversità con lo sfottò che partiti e movimenti, invano, hanno promesso di adire le vie legali, chiaro riferimento alla minaccia del tutto fuori luogo dell’amministrazione, elargita con superficialità perché, nella fattispecie, non ci sono estremi di querela nell’articolo che invece poteva e doveva essere smontato in maniera più opportuna e competente in materia.
