Nella lotta quotidiana contro i mulini a vento per far tornare a rivivere i centri storici, si inserisce, a pieno titolo, Modica e con un aspetto particolare: la partecipazione corale dei cittadini, delle associazioni, dei comitati, della politica, per un problema che potremmo definire, ormai, universale.
Una partecipazione corale che, però, sancisce la scarsa caratura di una amministrazione che segna il passo, guarda a questa partecipazione corale ma non ha ancora nulla da proporre, se non cullarsi sulle buone intenzioni e le proposte di tutti.
Una città che, per troppo tempo si è cullata sulle tradizioni culturali, ha cincischiato con il cioccolato e ha perso tempo nella battaglia per far ritornare il tribunale, che paradossalmente non sarebbe più in centro storico.
Sono spariti gli uffici, le scuole, si preferiscono gli appartamenti nelle nuove zone residenziali, il commercio soffre degli stravolgimenti del settore, dalla esigenza di spazi più grandi ai condizionamenti degli acquisti su internet, in pratica si tenta di operare un malato terminale.
Per inciso, vorremmo comprendere quanti di quelli che si agitano per il centro storico continuano ad abitarvi, quanti vi hanno mantenuto l’attività, quanti hanno scelto di abitare nei quartieri nuovi e quanti hanno aperto attività fuori dal centro storico.
Perché l’interesse sembra più una esibizione mediatica che una reale esigenza di vivere la parte antica della città.
Questo non vuol dire che fra le tante proposte non esistano idee concrete, che mostrano contezza delle problematiche e lucidità nelle soluzioni.
C’è chi mette alla testa delle soluzioni una visione urbanistica chiara, c’è chi auspica il ritorno degli istituti scolastici in centro, parallelamente a chi chiede il ritorno degli uffici, ma tutti sanno che poi ci saranno problemi di viabilità, difficilmente risolvibili per la conformazione della parte antica.
Peraltro, molte soluzioni possono esistere solo su tempi lunghi mentre le cure dovrebbero riscontrare, almeno, miglioramenti immediati.
Dal consiglio comunale aperto, di concreto, sono uscite le cure del ‘tavolo tecnico’ e della Consulta permanente sul centro storico’, puntualmente cavalcate dalla politica che ne ha garantito la creazione, come ha fatto, per prima, la Presidente del Consiglio.
Come ha evidenziato il Partito Democratico il problema del centro storico è triplice, c’è quello di Modica Alta, quello di Modica Bassa e di altri quartieri storici della città, anche i PD hanno espresso plauso per il ‘tavolo’ e per la Consulta, ma nessuno è certo della autonomia operativa della quale saranno dotate.
Al riguardo, dovrebbe essere direttamente la Sindaca investita del coordinamento delle due strutture, abdicando, di fatto, alla sua autonomia decisionale. Lo farà?
Il PD parla di “Consulta permanente per il Centro Storico ai sensi dell’art. 33 dello Statuto comunale, dotata di poteri veri, di proposta e di programmazione relativa agli interventi nell’area. Senza una cornice istituzionale stabile, partecipata e con competenze reali, il rischio concreto è quello della confusione: tante proposte sparse, non coordinate, destinate a disperdersi nel rumore delle buone intenzioni.”
Utopia e realtà messe insieme.
E anche dalle parole del consigliere Spadaro viene fuori la fantasmagorica figura del ‘Piano Strategico’ che, nelle intenzioni dell’esponente democratico, dovrebbe “affrontare insieme desertificazione abitativa, desertificazione commerciale e desertificazione amministrativa, restituendo al cuore della città la sua capacità di produrre futuro.”
A noi del capoluogo viene da sorridere, perché di Piani Strategici ne abbiamo visto a bizzeffe, fino all’ultimo per il turismo, abbiamo partecipato, sin dal 2015, alle conferenze stampa per il Piano Strategico della Città, i Piani sono stati il nostro pane quotidiano, per la transizione energetica, per quella digitale, per le energie rinnovabili, non abbiamo mai visto esiti di un solo piano.
Di proposta concreta solo quella dell’ex sindaco di Modica Piero Torchi che ha richiamato “Una Legge speciale per il centro storico di Modica”, una idea che lo stesso definisce ardita, per quanto realizzabile.
Per Torchi, pannicelli caldi le misure per i centri storici UNESCO, anche il rifinanziamento della Legge su Ibla, ormai con cifre irrisorie rispetto al passato, definisce un ciclo che si è esaurito e che costituisce, per Ragusa, una rendita, forse, ormai eccessiva, soprattutto per l’inadeguatezza di chi dovrebbe saper valorizzare e capitalizzare la continuità di erogazione.
Onestamente, da ragusani, siamo consapevoli che vedere dilapidati i fondi della legge su Ibla per parcheggi pluripiano, collezioni fotografiche, contributi agli studenti fuori sede, e altre amenità, peraltro non definite e, in qualche caso, neanche avviate, svilisce il senso della Legge su Ibla.
Ma l’ex sindaco di Modica sa anche che non ci sono i tempi e le condizioni di una volta, non ci sono neanche i politici di una volta che avevano queste intuizioni da favola, resta solo qualcuno che riesce a mantenere la rendita, ancorché ridimensionata.
Una idea quella di Piero Torchi, sotto certi aspetti anche eccentrica, che guarda a deroghe regolamentari ed urbanistiche per favorire gli insediamenti sia privati che imprenditoriali, a fondi consistenti per incentivi al ripopolamento, al commercio, alle variegate necessità di un piano di recupero complessivo del centro urbano.
Ma, come minimo, anche se arrivassero queste risorse, ci vorrebbe un sindaco, senza fare nomi, come Piero Torchi, che già nel suo dire mostra l’animus che lo pervade, il pensare alla grande, quando dice: “Tempi straordinari necessitano di soluzioni straordinarie, e soprattutto è tempo di tornare a pensare in grande; come impone la tradizione di una “capitale””
Ci sia consentito dire che si dovrebbe ripetere un momento storico come quello degli anni Trenta del secolo scorso, un provvedimento per fare di Modica una vera capitale, un capoluogo, e provvedere a dotarla, in tempi brevi, come fu per Ragusa, di tutte le strutture necessarie per una grande città.
Ma ci sono a Roma e in periferia i politici che sarebbero in grado di arrivare a tanto?
