Commissioni: invece di ridurre il numero dei componenti, servirebbe eliminarle

di Cesare Pluchino
La seduta della sesta commissione, dedicata all’esame della proposta per l’utilizzo della tassa di soggiorno, fa emergere, ancora una volta, le riserve sull’utilità delle commissioni

Le commissioni consiliari hanno potere esclusivamente consultivo, non vincolante. Servono a poco, soprattutto se i lavori non vengono affrontati con spirito costruttivo ma, piuttosto, servono solo come palestra per le polemiche, gli scontri verbali e l’opposizione strumentale fra maggioranze, consiliari e di commissione, e minoranze, in preparazione delle sedute di consiglio.
Con l’approvazione delle modifiche allo statuto, è stato stabilito che il numero massimo dei componenti sarà di dieci commissari, anche se i grillini intenderebbero limitarlo a cinque, tre di maggioranza e due di minoranza.
Ci sarà, senza dubbio un contenimento dei costi, ma non si otterrà l’eliminazione delle polemiche e delle controversie, tanto varrebbe eliminarle del tutto, per non assistere a sedute dai contorni che oscillano fra il paradossale e l’avanspettacolo.
La prassi consolidata è ormai quella di inserire un solo punto all’ordine del giorno, si è arrivati anche a sedute di soli 18 minuti, numerosissime quelle rinviate o aggiornate per mancanza di idonea documentazione a disposizione, per errore nella convocazione del dirigente competente, per assenza della parte politica. Il rinvio, richiesto per approfondire l’argomento all’ordine del giorno, è spesso utilizzato.
Le minoranze consiliari hanno la maggioranza nelle commissioni, normalmente a quasi tutti gli atti vien dato parere sfavorevole ma i grillini incassano con indifferenza la bocciatura perché sanno che in consiglio il verdetto è, puntualmente, ribaltato.
Le commissioni diventano un’agonia, come quella di venerdì’ 6 marzo, dedicata all’esame della proposta per l’utilizzo della tassa di soggiorno.
Seduta che inizia con la legittima richiesta, della componente pentastellata, di poter disporre, anche in versione digitale, dei verbali delle sedute precedenti che devono essere approvati. Prima polemica, giustificata.
L’incipit è orchestrato dai consiglieri Tumino e Lo Destro che specificano di condividere la proposta, ma ritengono di non poter venire a conoscenza delle motivazioni politiche delle scelte effettuate, per l’assenza dell’assessore competente.
Per i due consiglieri la presenza dei funzionari è pleonastica, lasciano la riunione, non intravedendo motivo per la permanenza.
La funzionaria addetta dell’ufficio turistico fa sfoggio della potenziale disponibilità dei verbali delle sedute dell’osservatorio permanente per l’utilizzo della tassa, dell’elenco dei nominativi dei componenti l’organismo e dei criteri di selezione degli stessi, ma non essendo stati richiesti, sarà per la prossima volta.
Diversi commissari ritengono opportuno avere a disposizione i verbali delle sedute dell’osservatorio, per capire quale è stata la proposta iniziale dell’assessore al ramo, quali le proposte alternative, quali le scelte, quali le motivazioni, quali i ritorni previsti, quali le strategie.
Aleggia nell’aria, dalle parti dei grillini e delle opposizioni, come rilevato anche da indiscrezioni e illazioni di numerosi consiglieri, una malcelata tendenza a non condividere scelte provenienti dall’esterno che, forse, l’assessore ha condiviso per l’autorevolezza ‘politica’ dei proponenti, espressione delle organizzazioni datoriali di settore: ma nessuno ha il coraggio di cimentarsi a smontare il contributo per una nuova rotta su Comiso o a mettere in discussione l’affare ‘Montalbano’.
Fra le discussioni, sterili e che lasciano il tempo che trovano, si innesca, facilmente la polemica sui gettoni di presenza e su chi mantiene il numero legale.
Si chiede il rinvio ad altra seduta che si preannuncia con identiche amenità: si chiedono verbali, protocollo Palomar, addirittura il protocollo con la curia per l’apertura delle chiese con la rendicontazione delle spese, si chiede di conoscere cosa ci ritorna dalla Palomar dopo l’accordo.
Novanta minuti improduttivi, solo sterili discussioni, nulla di concreto per la città, quasi mille euro di spesa oltre ai rimborsi per l’esonero lavorativo per un parere consultivo non vincolante, fra l’altro non dato.
E non è la prima volta. Da venti mesi funziona così, nel silenzio generale, soprattutto dei paladini del contenimento delle spese della politica.

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