Di turismo, in una zona come la nostra, si dovrebbe discutere tutto l’anno, se ne parola solo in sede di bilancio di fine stagione estiva, come se, per il resto dei mesi, tutto quanto riguarda il turismo andasse in ferie.
E la cosa più grave nasce dal fatto che a sollevare osservazioni e critiche sulle politiche turistiche non è la politica, non sono le associazioni di categoria, ma i comitati, gli esercenti, entità comunque minori dello scenario turistico.
Ineccepibili le osservazioni che avanza oggi Sergio Firrincieli ma, da un politico della sua esperienza con riconosciute competenze per affrontare certi argomenti, ci aspetteremmo di più, come, del resto, da altri autorevoli esponenti della politica ragusana e del consiglio comunale.
E quel poco che dice non tocca argomenti imbarazzanti, come l’inutilizzo del Piano Strategico del Turismo, i compiti previsti e i costi dell’esperto per il turismo, l’utilizzo della tassa di soggiorno, le politiche che non favoriscono grandi strutture alberghiere e privilegiano un turismo del mordi del fuggi, con una pletora di camere affittate a titoli diversi, che hanno invaso lo scenario turistico con effetto fortemente distorsivo in termini di analisi dei flussi e della loro qualità, il tutto sullo sfondo di una esplosione dei prezzi nel settore e in quello della ristorazione.
Non ci sono politiche turistiche, non ci sono strategie, al comune non sanno nemmeno cosa sia il marketing turistico, gli uffici sempre affidati alle solite cariatidi del settore, dalle competenze opinabili, si parla di partecipazione a fiere del turismo ma non se ne ha mai un resoconto, né tantomeno riscontri delle partecipazioni.
Cosa ci racconta, allora, Sergio Firrincieli?
Parla che il sindaco girerebbe la frittata, attribuendo la responsabilità delle difficoltà del comparto agli operatori economici locali. Ma la frittata si gira quando c’è sulla padella, noi abbiamo solo il nulla.
Vero è che, dappertutto in Sicilia, c’è movimento, alcune zone a noi vicine sono meta di VIP, di personaggi illustri, di gente dello spettacolo, della finanza, della cultura, qualcunomha mai pensato di chiedersi come mai da noi non viene nessuno di costoro?
“Ciò dimostra che la vera differenza la fa la capacità di attrarre flussi turistici attraverso una programmazione efficace e una pianificazione attenta”, dichiara Firrincieli.
Il consigliere sottolinea come la politica amministrativa debba essere il motore dello sviluppo turistico, creando le condizioni per un’offerta attrattiva e sostenibile, da noi ci si trastulla e si cincischia con scacce e pane di casa, mostre egizie e iniziative pseudo culturali dai riscontri visibilissimi.
Una marea di piccoli contributi per iniziative opinabili, destinate ad un pubblico esclusivamente locale, per incapacità gestionale siamo riusciti a perdere iniziative come l’ ’Addio all’estate’ che richiamavano migliaia di visitatori, si dimentica il riconoscimento UNESCO per fare di un luna park d’epoca il fulcro culturale del territorio comunale.
Ci sarebbe da valorizzare tutta la parte occidentale della costa, con strategie per grandi strutture alberghiere, si va appresso al consumo di suolo zero, ci teniamo, di contro, la vallata Santa Domenica e le piste ciclabili, fonti di crescita e di sviluppo economico.
In definitiva, queste cose vanno sbattute in faccia, anche i partiti che cercano il sindaco per i suoi consensi dovrebbero essere informati a che cosa si va incontro creando le condizioni per la sua carriera politica, ma è una patologia che non riguarda solo Cassì, basta guardare quanto si parla di turismo al Libero Consorzio, fresco di vertici rinnovati, in tutto il sudest si aspettano di vedere, da 25 anni, strategie condivise per valorizzare il riconoscimento UNESCO, gli esiti sono sotto gli occhi di tutti.
Infine, Firrincieli auspica un cambio di rotta, ma non si può pretendere nulla dopo sette anni del nulla in materia. La rotta si inverte in navigazione, qui siamo fermi al largo per fare solo i bagni, non è navigazione.
