Ennesima deludente seduta del consiglio comunale di Ragusa, priva di importanti contenuti, di argomentazioni di una certa valenza, nonostante le emergenze in città non siano poche.
Sedute che si attenderebbero costruttive e sono, invece, foriere di notizie non buone per la città, come per il caso dei vigili stagionali, sempre attesi per l’avvio della stagione estiva, difficili da reperire per le procedure lunghe e difficili, come ha sottolineato direttamente il sindaco, e per il fatto che molti hanno trovato sistemazione stagionale presso altri comandi di polizia locale che, evidentemente, ci hanno pensato in tempo.
Lo scenario, nell’aula consiliare di Palazzo dell’Aquila è desolante: maggioranza che non garantisce mai il numero legale, presente solo per votare i punti all’OdG dell’amministrazione, silente sulle problematiche maggiori, pronta solo a bocciare, come sempre, a priori, senza nessun dibattito e argomentazioni in merito, gli atti proposti dalle minoranze, preventivamente stroncati, e questa è un’altra anomalia, dagli amministratori che, sia pure in teoria, dovrebbero lasciare liberi i consiglieri comunali di esprimersi liberamente e secondo coscienza sui temi in oggetto.
Le minoranze sono ormai del tutto assenti, restano solo i capigruppo di PD e 5 Stelle a esprimere qualche contestazione all’amministrazione, ma i temi dove ci sono le vere criticità vengono attentamente evitati, manca il contrasto fra avversari politici, fra vedute su temi importanti, deficienze evidenti nell’attività amministrativa sono del tutto ignorate.
Le minoranze evitano, ormai, di rivestire il loro ruolo politico e di fronte alle evidenti difficoltà della maggioranza di assicurare il numero legale, si guardano bene dall’abbandonare la seduta, una volta perché ci sono atti importanti per la città, una volta per non perdere l’occasione di fare passerella con i soliti interventi di dubbia efficacia, un’altra volta per non perdere il gettone di presenza o l’esonero lavorativo, oppure, come nella seduta ultima, perché in fondo all’OdG c’erano due atti di indirizzo, presentati dalle minoranze e non si voleva perdere l’occasione di discuterli, ancorché fosse scontato l’esito negativo, come altre mille occasioni.
Come se non bastasse questa situazione a certificare lo sbando totale delle minoranze, il capogruppo del PD, trascinandosi a rimorchio il collega del Movimento 5 Stelle, viene fuori con un comunicato farneticante e ai limiti dell’assurdo, offensivo, peraltro, per la sia pur minima intelligenza di chi, come chi scrive, era presente alla seduta.
Preoccupati dalle critiche di fine seduta, per il fatto di non aver fatto mancare il numero legale, considerata anche la scarsa importanza degli atti da discutere, le minoranze, esigue, hanno messo davanti i due atti di indirizzo per i quali sarebbe stato poco opportuno abbandonare l’aula, senza discuterli e sfruttare, così l’opportunità del fatto che fossero stati inseriti all’OdG, perché la Presidenza del Consiglio, che si muove in stretta sinergia con l’amministrazione, si permette il lusso di portare in aula gli atti delle minoranze anche dopo un anno.
E le minoranze, invece di fare battaglia, di fare le barricate, affrontano le conferenze dei capigruppo come il thè delle cinque e, soprattutto, non denunciano, a chiare lettere questa incresciosa situazione.
Ecco, allora, i capigruppo PD e 5 Stelle tentare un gioco di illusionismo e girare la frittata, accusando la maggioranza di strategie e di giochetti, peraltro improbabili considerato il livello della stessa.
Una sorta di autogol, quello dei firmatari la nota, i gruppi consiliari, che acclara il loro stato di debilitazione politica, perché, se fossero vere le strategie denunciate, certificherebbero l’inutilità del loro ruolo.
“Se la maggioranza in aula non c’è, siamo disposti a fare in modo di mantenere noi dell’opposizione il numero legale, a patto che ce lo chiedano, come hanno fatto altre volte”
Viene fuori quello che sapevamo, ci sono assessori che, consapevoli dell’inconsistenza della maggioranza e delle fibrillazioni interne che portano sempre qualcuno ad assentarsi per protesta, si preoccupano di contattare gli elementi più teneri delle opposizioni per contribuire a mantenere il numero legale in aula … e le chiamano opposizioni.
Ma serve trovare un capro espiatorio, per coprire la loro beffarda incapacità, ed ecco cosa tirano fuori dal cilindro: il giochetto della maggioranza, guidata dal Presidente del Consiglio, sarebbe quello di tentare di obbligare, riuscendoci, le minoranze alla presenza in aula, ripescando vecchi atti di indirizzo e mozioni presentate, anche un anno prima, dalle minoranze.
“Atti che- sottolineano i gruppi consiliari – nella maggior parte dei casi non hanno ragion d’essere perché l’Amministrazione comunale, nel frattempo opera in merito ai contenuti e vanifica, di fatto, gli atti che, quindi, sono destinati a essere ritirati.”
E perché, ci chiediamo, questa ignobile prassi di ignorare atti delle opposizioni, che sarebbero comunque bocciati per la forza dei numeri della maggioranza, non viene denunciata dalle minoranze vittime di questo malgoverno cittadino?
Perché i loquaci capigruppo non hanno mai portato all’attenzione queste pratiche che ignorano i regolamenti, favorendo, di fatto, le politiche di amministrazione e maggioranza?
Una strategia precisa, secondo i gruppi di opposizione, quella di inserire, accanto ad argomenti ritenuti importanti dalla maggioranza, atti delle minoranze, ancorché sorpassati, per determinare la loro permanenza in aula.
Paroloni a corredo del comunicato delle minoranze: “Noi non possiamo fare da stampella, men che meno inconsapevole. Noi possiamo dare la nostra disponibilità solo per il bene della città. E che questo sia chiaro, soprattutto ai colleghi della maggioranza”, roba da chiamare un psicologo per farsi spiegare il significato.
I firmatari della nota giudicano la strategia poco rispettosa della loro intelligenza politica, dovrebbero, invece, vergognarsi, nei confronti degli elettori, per il loro scarso rispetto del mandato ricevuto.
Parlano, addirittura, di conferenza dei capigruppo non convocata da mesi, ma anche questo non è ritenuto doveroso denunciarlo all’opinione pubblica, roba da gestione del condominio, conferenza dei capigruppo, ricordiamo, dove le minoranze hanno la maggioranza, ancorché non del tutto vincolante per le scelte del Presidente del Consiglio.
Solo dopo quattro anni, apprendiamo dai gruppi consiliari di opposizione che atti di indirizzo, gli ordini del giorno, le mozioni, le interpellanze, le interrogazioni orali debbono assolutamente essere portati in aula in tempi accettabili, cosa, evidentemente finora non avvenuta.
E la conclusione epica: “saremo costretti a cambiare registro, prima di rivolgerci agli organi competenti in materia”.
Immaginiamo le preoccupazioni, al riguardo del Presidente del Consiglio che, alla luce di quanto scritto nel comunicato, se li gira come vuole.
