di Cesare Pluchino
Un mese da dimenticare per l’amministrazione Piccitto
Non si tratta certo di fatti ed episodi che possano mandare un Sindaco a casa, come pensa o spera qualche sprovveduto esponente delle opposizioni, ma nel mese di novembre c’è stato uno strano accumulo di avvenimenti politici che hanno incrinato, quanto meno sotto l’aspetto dell’immagine, il ‘fortino’ dell’amministrazione Piccitto. ‘Fortino’ che, difeso, finora, dalla barriera insormontabile e inattaccabile del 70% di consensi al primo cittadino, comincia a mostrare qualche crepa, con elementi di provata fede grillina arrivati tardi al capezzale dell’amministrazione, mercenari che non hanno reso e non rendono per quello che si sperava, truppe consiliari ormai patologicamente incapaci di costituire motore ausiliario di un’amministrazione che stenta ad affermare il programma elettorale, incalzata dalla fronda interna che vede traditi gli ideali del Movimento.
Il danno lo completano anche elementi di chiara e provata fede grillina e ‘’piccittiana’’ che sono presi dallo sconforto e dalla rassegnazione: ammettono che il consenso cala come un ascensore, solo di rado fermandosi ai piani, si comincia a dubitare dell’intenzione del primo cittadino a ricandidarsi, si prende contezza che il misero 9%, parcellizzato in eletti da 60/100 voti, vale solo per il regalo insperato, e ancora inspiegabile, dei rivali al ballottaggio, si ammette che l’entusiasmo dell’opinione pubblica attorno alle cinque stelle va scemando di giorno in giorno.
L’unica e ultima chance del sindaco sarebbe quella di mettere mano ad una profonda riorganizzazione degli uffici, anche avvalendosi di un esperto che dovrebbe avere, però, pieni poteri. Troppe persone sempre uguali e sempre negli stessi posti, non si contano più, ormai, i rilievi, le irregolarità acclarate da autorità superiori, gli errori evidenziati dalle opposizioni: letale per un’amministrazione subire rilievi che sono facilmente addebitabili a persone che non fanno parte direttamente della compagine amministrativa, segnale che manca il polso, l’autorevolezza per far capire, come promesso, che i tempi sono cambiati.
Altrimenti se per aggiustare un ascensore ci vogliono 10 mesi, se per bandire una gara ci vogliono anni, se molti atti devono essere ritirati, corretti, rinnovati, rivisti, se molte cose rimangono come prima, si può ben dire che si stava meglio quando si stava peggio.
Anche se molti dei rilievi e delle eccezioni sull’attività amministrativa sono sollevati dalle opposizioni e, come tali, si vorrebbero far passare solo come contestazioni strumentali e ostruzionistiche, resta il fatto che le comunicazioni e gli interventi in Consiglio Comunale costituiscono ormai costanti giaculatorie che, da solo, ormai, il Sindaco stenta ad arginare, di fronte alle incapacità e alla mancanza di autorevolezza di quelli che lo circondano, politici e amministrativi.
E allora silenzi perpetui sull’urbanistica, sulle varianti al PRG, sul piano particolareggiato dei centri storici, imbarazzanti mutazioni di atteggiamento sui fondi della legge su Ibla, destinatari promessi di operazioni verità che non arrivano mai.
L’opposizione fa diventare giganteschi problemi semplici, ma è anche vero che, se non risolti bene e in tempo, diventano difficili.
La questione rifiuti è una mina vagante, si assommano gli atti ritirati, non si ascoltano, a tempo dovuto, rilievi che, da patata bollente, diventano “un ananas” senza spilletta, come il lavaggio dei camion della nettezza urbana che potrebbe pesare più di un parere negativo dell’anti corruzione.
Le variazioni di bilancio, ordite in dispregio alle fasce deboli e agli accordi fra maggioranza e opposizioni, peseranno come un macigno sulla credibilità e l’affidabilità dei 5 stelle, in senso lato, nei confronti del civico consesso e dell’opinione pubblica.
I pareri dell’autorità anticorruzione, il primo parere difforme, nella storia comunale, dei revisori dei conti, organismo, di cui, si dice, ci si dovrà presto occupare ancora, sono stati solo l’aperitivo del più grande ‘regalo’ che hanno portato i morticini.
La questione refezione scolastica è esplosa fragorosamente, non solo per i suoi limiti, peraltro immaginabili e fisiologicamente preventivabili, in ogni caso esageratamente enfatizzati da allarmi strumentali. Addetti ai lavori e genitori sapevano che la cucina della mensa non era quella di Gualtiero Marchesi, né per struttura né per qualità dei cibi, essendone il costo assimilato a quello previsto per gli animali.
Ma gli accadimenti hanno messo a nudo, ancora una volta, scarsa autorevolezza dei responsabili, totale cronica assenza di efficaci controlli, incapacità di fondo a prendere il toro per le corna e a mostrare, in ogni caso di non essere preda degli eventi.
Si disquisisce sulla consistenza della patata da forno e poi si viene a sapere che ai pargoli un giorno tocca lattuga e mozzarella: provate voi a mangiare così !
Solo sfoggio e spreco di parole, come in tante altre faccende.
