Si resta basiti nel leggere le cronache dell’apertura, a Scicli, di un Museo di Arte Contemporanea, allocato nell’immobile tardobarocco dell’ex Convento del Carmine, annesso alla omonima Chiesa in piazza Busacca.
L’apertura dedicata ad una mostra antologica dell’artista Piero Isgrò, per la cui inaugurazione è intervenuto il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Da tempo, ormai, Scicli si conferma culla del migliore tardobarocco del sud-est della Sicilia, come confermato da eminenti studiosi, e ha fatto del fenomeno culturale, senza eccessiva enfasi e senza propaganda, un elemento in grado di attrarre un turismo di élite, affascinato non soli dal patrimonio artistico architettonico ma da quello naturalistico-ambientale, dal mare, da una atmosfera che i fedelissimi di Scicli giudicano introvabile altrove.
Il risultato è che, mentre altri centri del sud-est arrancano, alle prese con inesistenti progetti culturali e opinabili politiche turistiche, Scicli, non solo in alta stagione, è la passerella privilegiata di artisti famosi, di big della cultura, della finanza, dello spettacolo. E tutto questo, senza esperti, senza piani strategici, senza progetti ventennali e senza assessori fenomeno.
Inutile negare come ci sia un preciso riferimento alla città capoluogo, dove peraltro un contemporaneo evento culturale turistico, che viene spacciato per grande evento, costituisce una disarmante pietra di paragone.
Da noi, dopo 7 anni di roboanti annunci, c’è il nulla, a Scicli, proprio 7 anni prima, il Ministro della Cultura accordò al Comune un finanziamento di 850mila euro per il ripristino del Convento finalizzato ad una piena fruibilità, per trasformarlo in uno spazio di interesse culturale e turistico, dopo il lungo lavoro di restauro concluso nel 2017 con i fondi per il terremoto del 1990.
Si impose la scelta di creare polo espositivo dedicato all’arte contemporanea, 900 metri quadrati di sale al primo piano, il chiostro utilizzato come spazio espositivo, con impianti e attrezzature d’avanguardia.
Si è scelto di inaugurare la struttura, il MACC – Museo d’Arte Contemporanea del Carmine di Scicli, con una delle mostre più significative degli ultimi anni in Sicilia, che resterà aperta fino al 3 novembre.
L’Opera delle formiche è l’antologica di Emilio Isgrò, siciliano di Barcellona, classe 1937, a cura di Marco Bazzini e Bruno Corà, promossa dal Comune di Scicli e dall’Archivio Emilio Isgrò, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e con il contributo della Regione Sicilia, e la partecipazione del MaXXI di Roma
Dalle collezioni del museo romano arriva l’installazione «Non uccidere» realizzata da Isgrò in dialogo con l’architetto Mario Botta in occasione del 75mo anniversario della Costituzione italiana.
Riallestita al centro del grande chiostro del museo come simbolo universale di tutte le costituzioni e della convivenza pacifica tra i popoli, l’installazione è composta da un’architettura in cedro del Libano progettata da Botta che accoglie al suo interno un bassorilievo di Isgrò in pietra del Sinai, undici elementi che evocano le tavole dei «Dieci comandamenti» su cui l’artista è intervenuto con le sue cancellature, lasciando leggibile il quinto comandamento: «Non uccidere».
La mostra presenta opere che vanno dagli anni Sessanta fino alle più recenti ricerche intorno alla cancellatura, oltre a una grande installazione lungo il corridoio centrale, «L’Opera delle formiche».
La mostra propone una ricognizione completa del lavoro di Isgrò a partire dagli anni Sessanta, quando l’artista, dopo un primo periodo da poeta, comincia a cimentarsi con l’arte visiva. È il 1962 quando Isgrò realizza i suoi primi “articoli di giornale”, punto di partenza di un lungo viaggio creativo che lo porterà a elaborare, due anni dopo, le prime cancellature, opere-manifesto del suo linguaggio visivo.
Fulcro della mostra è tuttavia l’installazione inedita L’Opera delle formiche, che dà il titolo all’intero progetto espositivo. Si tratta di un’opera monumentale che occupa il grande corridoio centrale del museo per poi fuoriuscire simbolicamente nello spazio urbano di Scicli.
Cesti colmi di carrube dorate, simbolo di abbondanza e radicamento territoriale, vengono attraversati da un’orda di formiche: una metafora visiva della comunità operosa e dell’intelligenza collettiva.
Lo stesso artista ha spiegato così la scelta: “Sono un artista italiano e siciliano, cittadino di una Europa che ha bisogno di un’arte non allineata per dare un contributo non puramente decorativo a un mondo in tumulto. Così ho pensato a questa Opera delle formiche come segno di una Sicilia fedele a sé stessa che tuttavia sa bene quando è venuto il momento di cambiare. Non più il ficodindia o l’Opera dei pupi, non più la retorica sicilianista, ma le umili formiche che offrono la loro intelligenza operosa a sostegno di un paese che deve entrare tutto intero in Europa se vuole pesare qualcosa”.
Numerose le opere in mostra provenienti da collezioni private e istituzionali. Tra queste spiccano alcune opere delle Gallerie d’Italia – Intesa Sanpaolo, come Non schiacciatemi per favore, realizzata per la Fondazione Amplifon, sponsor della mostra, a testimonianza del valore della gentilezza.
A impreziosire ulteriormente il percorso espositivo vi è La lumière de la Liberté, scultura intensa e visionaria esposta per la prima volta nel 2017, presso la Galleria Tornabuoni nella sua sede di Parigi.
L’esposizione rimane aperta al pubblico dal 6 maggio al 3 novembre 2025, con orario continuato dalle 10 alle 19 e un biglietto d’ingresso di 12 euro.
Ad accompagnare la mostra anche un catalogo pubblicato da Allemandi Editore, contenente testi dei curatori, un contributo dell’artista e una documentazione fotografica dell’allestimento. Il volume sarà presentato prossimamente in occasione di uno degli eventi previsti nel ricco calendario del MACC, che si propone di diventare un punto di riferimento stabile per il contemporaneo in Sicilia.
Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha tagliato il nastro inaugurale insieme al sindaco Mario Marino, al maestro Emilio Isgrò, all’architetto Mario Botta, coautore dell’installazione “Non Uccidere” collocata all’interno del chiostro del Convento del Carmine, alla Presidente del MAXXI di Roma Maria Emanuela Bruni e alla Consigliera Delegata di Fondazione Amplifon Maria Cristina Ferradini.
La mostra è stata resa possibile grazie al grande amore che Angelica Fontana e Gary Davey hanno per la città. I due hanno favorito la prima venuta del maestro Isgrò a Scicli nel gennaio 2024 e da quel momento è partito un grande progetto culturale concretizzatosi oggi.
Il MAXXI di Roma, oltre a trasferire l’opera “Non Uccidere” a Scicli, ha fornito il supporto scientifico necessario agli uffici comunali per la realizzazione del Museo. La Presidente del MaXXI, Maria Emanuela Bruni, ha ricevuto il plauso dell’amministrazione comunale per il decisivo contributo che l’istituzione culturale che presiede ha dato al nuovo Museo siciliano.
La Regione siciliana ha voluto confermare il suo sostegno, non solo economico, all’evento con le autorevoli e qualificate presenze del Presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, dell’Assessore Francesco Colianni e del deputato Pino Galluzzo, che si è speso, particolarmente per l’impegno a favore della mostra.
Presenti anche il senatore Salvo Sallemi e l’on.le Giorgio Assenza
