Didattica in presenza, il governo regionale parla di scelte ponderate, per PD e 5 Stelle impreparazione e programmazione inesistente

Da lunedì 1° febbraio sarà riattivata la didattica in presenza al 100 per cento anche per gli alunni di seconda e terza media, per le scuole superiori, da lunedì 8 febbraio, saranno ammessi alla didattica in presenza il 50 per cento degli studenti.
Lo conferma l’assessore all’Istruzione e alla Formazione professionale della Regione Siciliana, Roberto Lagalla, a seguito dell’ordinanza del ministro della Salute che riporta la Sicilia in zona arancione.
«Il differimento di una settimana del ritorno alla didattica in presenza per le scuole secondarie di secondo grado – afferma Lagalla – trova giustificazione nel principio di cautela comportamentale adottato dal Governo Musumeci, che intende per rassicurare le famiglie e l’opinione pubblica.
Questa soluzione è indice di come ogni scelta sia stata adottata con ponderazione, il differimento del ritorno a scuola per le superiori intende consentire agli istituti scolastici e ai servizi territoriali (inclusa l’applicazione dei Piani provinciali per il rafforzamento dei trasporti) di ottimizzare l’organizzazione, in vista della ripresa delle attività didattiche in presenza. Infine, consente di monitorare ulteriormente, su scala regionale, l’andamento della curva epidemiologica a seguito della riammissione in presenza del 100% dell’utenza della scuola primaria e secondaria di primo grado, oltre che della scuola dell’infanzia».
Contestualmente alla ripresa delle attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado verranno adottate, su conforme disposizione dell’assessorato alla Salute, d’intesa con l’assessorato dell’Istruzione e della Formazione Professionale, ulteriori e regolari azioni di monitoraggio sanitario all’interno degli istituti scolastici, tanto su richiesta di questi ultimi, quanto per effetto di specifica programmazione da parte delle Asp competenti. «Tutto – conclude l’assessore Lagalla – con il primario obiettivo di coniugare l’indifferibile diritto alla studio con il fondamentale principio del diritto alla salute».

I deputati M5S componenti della commissione Cultura dell’Ars, Giovanni Di Caro. Stefania Campo, Ketty Damante e Roberta Schillaci giudicano le scelte senza senso, di un governo Musumeci ancora una volta impreparato
“Il governo Musumeci, ancora una volta, si è fatto trovare impreparato su qualcosa che era previsto da tempo. A farne le spese saranno ora gli studenti e le loro famiglie”.
“Questa decisione – dice Stefania Campo – è ingiustificabile, sia a livello organizzativo che di gestione dei contagi. Non crediamo, infatti, che i presidi necessitino di un’ulteriore settimana per organizzare la Dad al 50%, dal momento che è noto da tempo che l’attività sarebbe ripresa con queste modalità e dunque siamo certi che i dirigenti scolastici siano pronti in tal senso.
E non ci sembra logico volere monitorare ancora per una settimana l’andamento dei contagi, dal momento che questo breve lasso di tempo non dovrebbe fare scostare i contagi dai valori attuali.
Questo ci sembra piuttosto l’ennesimo rinvio di una politica che non sa scegliere né decidere, cercando di non scontentare nessuno per non perdere consensi”.

L’on. Dipasquale, parlamentare regionale del PD, scrive all’ass. Lagalla: “Sull’apertura sciogliere i dubbi e procedere con programmazione”

“Il sistema scolastico è un meccanismo complesso che necessita di programmazione perché, come tutti sappiamo, tra studenti, famiglie e personale scolastico e non, è coinvolto un enorme numero di persone.
Per questo ho scritto una nota all’assessore Lagalla chiedendogli di sciogliere tutti quei dubbi che riguardano la riapertura delle scuole con particolare riferimento al problema dei trasporti.
La difficoltà per la riapertura della scuola superiore di secondo grado in presenza al 50% degli studenti non riguarda solo la quantità di persone che si trovano nelle aule, che poi sono gli ambienti più facili da gestire (almeno nelle ore di lezione) ma soprattutto il rispetto delle norme anti-Covid previste dal DPCM del 24 ottobre 2020 per quanto concerne gli assembramenti.
In particolare, pensiamo agli studenti pendolari che si trovano a doversi assembrare già all’attesa dei mezzi di trasporto, poi al loro interno visto che il servizio non è stato potenziato e, infine, all’ingresso e all’uscita delle scuole.
Questo aspetto della vicenda, in relazione anche alla curva dei contagi, è quanto preoccupa maggiormente insegnanti, studenti e famiglie ed il punto sul quale il Governo regionale deve maggiormente concentrarsi”.

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